Conferenza di Berlino sulla Libia (Ansa)
Conferenza di Berlino sulla Libia (Ansa)

Berlino, 19 gennaio 2020 - Approvata la dichiarazione finale alla Conferenza di Berlino per la Libia. Una speranza arriva dai Paesi partecipanti al summit. Il capo del governo di Tripoli Fayez al Sarraj e il generale Khalifa Haftar hanno approvato il monitoraggio Unsmil della tregua da parte di una commissione 5+5 come previsto dalla dichiarazione finale. Nei giorni scorsi era stato soprattutto il generale Haftar a dirsi contrario alla composizione della commissione. I due leader hanno anche approvato alla convocazione della conferenza intra-libica, da tenersi probabilmente a Ginevra. La data c'è, ma non è ancora nota. La conferenza intra-libica rientra nei punti previsti dal vademecum operativo dell'Unsmil.

Il testo della dichiarazione prevede il cessate il fuoco permanente e un embargo sulle armi, inoltre l'avvio di un processo politico per arrivare a un governo libico unico. La cancelliera Angela Merkel al termine della conferenza parla ai giornalisti: "Tutti gli Stati" partecipanti alla Conferenza di Berlino "sono d'accordo sul fatto che abbiamo bisogno di una soluzione politica e che non ci sia alcuna chance per una soluzione militare" al conflitto in Libia. 

Secondo la cancelliera con la dichiarazione finale è stato compiuto un "grande progresso" anche se il capo del governo di Tripoli e il generale della Cirenaica "hanno molte divergenze tra loro e non si parlano". La  Merkel ha precisato "Sarraj e Haftar non erano parte della Conferenza" e sono stati "informati separatamente". Ma, ha aggiunto, "il grande progresso è che tutte e due le parti libiche hanno capito che si devono comportare in modo costruttivo". 

Giuseppe Conte rivendica: "L'Italia ha lavorato molto e intensamente" perché si arrivasse all'accordo. Secondo il premier italiano "questo accordo in 55 punti prevede tante tappe successive: c'è da lavorare intensamente, quello che è certo che in Italia, e qui è presente il ministro Di Maio che ringrazio, abbiamo lavorato tutti tanto e intensamente per arrivarsi a sedere intorno ad un tavolo del genere, coinvolgendo tutti i membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, tutti gli esponenti minimamente coinvolti nel dossier libico". 

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio a Berlino (Ansa)

L'ACCORDO - "La Libia è terreno fertile per le organizzazioni terroristiche". E' quanto si legge nella dichiarazione finale. Il piano di pace elaborato sotto l'egida dell'Onu prevede una "cessazione globale" di tutte le attività belliche sotto il monitoraggio delle Nazioni Unite, il rispetto dell'embargo sulle armi, l'avvio di un processo politico per la formazione di un governo libico "unico, unitario, inclusivo ed efficace", il primato dello Stato sull'esercito, e il rispetto dei diritti umani. Nella dichiarazione finale è sottolineato che i Paesi partecipanti alla conferenza si impegnano "a non interferire nel conflitto armato o negli affari interni della Libia" e chiedono "a tutti gli attori internazionali di fare lo stesso". 

IL PETROLIO, UNA SOLUZIONE  - "Abbiamo parlato del blocco dell'export del petrolio libico sia con Serraj che con Haftar ed entrambi si sono detti pronti a trovare una soluzione che riguardi la redistribuzione dei proventi e su questo lavoreremo nei prossimi giorni", ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas.

CONTE: ITALIA PER MONITORAGGIO - Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rispondendo a Berlino ad una domanda circa la possibilità di una partecipazione italiana ad una missione di pace in Libia, ha detto: "L'Italia è disponibile a essere in prima fila per quanto riguarda un impegno di responsabilità per il monitoraggio della pace. Dovremo innanzitutto passare dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu e poi potremo eventualmente anche definire questo impegno successivamente".

LE PREMESSE - Le premesse per un'intesa non erano tuttavia le migliori. Alla vigilia la mossa di Haftar di chiudere gli scali petroliferi della Sirte e bloccare così l'export di oro nero: un'azione dimostrativa che potrebbe avere "conseguenze devastanti", come ha subito avvisato l'Onu. Interrotta questa mattina la produzione petrolifera al giacimento di El Sharara, nell'est della Libia, un gruppo armato vicino al generale Khalifa Haftar avrebbe bloccato un oleodotto che trasporta il greggio dal giacimento alla raffinera di Zawiya. Inoltre secondo il New York Times, che cita fonti diplomatiche informate, gli Emirati arabi uniti hanno esortato l'alleato Haftar a continuare combattere contro il Governo di accordo nazionale del premier libico e non accettare la tregua

"Se il generale non pone fine alle ostilità serve una forza internazionale", alza la voce Sarraj. Nel giorno del delicato vertice il presidente del Consiglio libico, riconosciuto dalla comunità internazionale, non risparmia critiche all'Europa: "Deve fare mea culpa, è arrivata troppo tardi", dice Sarraj al Welt am Sonntag, con particolare riferimento alle posizioni della Francia. "Ci saremmo aspettati che la Ue si schierasse in modo chiaro contro l'offensiva di Khalifa Haftar, e che aiutasse a risolvere la crisi attuale". 

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Conte e Di Maio a Berlino

A Berlino c'erano anche Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Il premier, dopo l'ok alla dichiarazione finale, ha twittato: "Lavoriamo per un efficace cessate il fuoco e per alimentare un processo politico in modo da rilanciare le funzioni del Consiglio presidenziale libico e del Governo libico per una stagione di riforme che riguardino il piano politico-istituzionale, economico, di sicurezza".

Conte, in precedenza, aveva parlato con il premier britannico Boris Johnson, con il presidente russo Vladimir Puitin, l'egiziano Abdel Fatah al Sisi e il turco Recep Tayyip Erdogan. Più un approfondito incontro con il segretario di Stato americano Mike Pompeo e con il presidente del Consiglio Ue Charles Michel.

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Il ministro degli Esteri, Di Maio, ha avuto due colloqui con l'omologo turco e con quello egiziano, al termine dei quali ha dichiarato: "Nell'ambito di un ombrello ONU e con precise regole, l'Italia farà parte di una missione di monitoraggio sull'embargo del armi alla Libia e per il rispetto del cessate il fuoco". 

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha avuto un bilaterale con l'Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, prima dell'inizio della conferenza stampa di Berlino. "Abbiamo discusso delle sfide comuni e del modo in cui poter lavorare insieme verso una maggiore pace e sicurezza in Medio Oriente e Nord Africa", ha riferito lo stesso Pompeo in un tweet.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, si è detto molto preoccupato dell'arrivo di "forze siriane" a Tripoli e ha lanciato un ammonimento: "L'invio di combattenti siriani pro-Turchia deve fermarsi".