Roma, 6 settembre 2021 - Il presidente della Guinea, Alpha Condé, viene deposto con un colpo di Stato e alla borsa dei metalli di Londra (London Metals Exchange) il prezzo dell'alluminio tocca il massimo dal maggio del 2011, 2775 dollari la tonnellata. Situazione simile anche alla borsa di Shanghai, dove il metallo è arrivato a valere 21.980 yuan la tonnellata, record sui massimi del luglio 2008.

A ogni azione, la sua conseguenza: la Guinea è il maggiore esportatore mondiale di bauxite, il minerale necessario alla produzione del composto chimico allumina da cui si ricava infine l'alluminio. Già venerdì scorso la seduta di Borsa si era chiusa sui massimi livelli degli ultimi 10 anni, gli ultimi sviluppi governativi hanno fatto schizzare il prezzo di mercato. Attualmente l’industria di settore è in forte espansione: l'alluminio viene utilizzato nei dispositivi per le energie rinnovabili, tema all'ordine del giorno a livello globale. 

Cosa succede in Guinea

La situazione nello stato africano sembra un puzzle in stallo. Condé, rieletto presidente per la terza volta lo scorso anno grazie a una controversa modifica alla costitutizione guineana, al momento risulta rinchiuso in carcere. Il colonnello Mamady Doumbouya, leader dei militari golpisti, ha affermato di aver preso il potere allo scopo di porre fine alla cattiva gestione del Paese. "Quando in Guinea - fa sapere Boubacar Diallo, portavoce in Italia del partito d'opposizione Union des Forces Démocratiques de Guinée (Ufdg) -  l'ex presidente Condé arrestava, incarcerava o uccideva gli oppositori e i manifestanti, la comunità internazionale è rimasta a guardare. Ora l'Unione europea, e soprattutto la Francia, hanno l'opportunità di fare la cosa giusta: accompagnare i militari nel processo di transizione, organizzare entro sei mesi elezioni trasparenti e permettere alla popolazione di scegliere i propri rappresentanti". L'insurrezione è avvenuta a una settimana dall'approvazione, da parte del Parlamento guineano, di una variazione del bilancio nazionale per aumentare le spese parlamentari e della presidenza e, contemporaneamente, ridurre i fondi destinati alle forze dell'ordine.

Unanime la condanna del colpo di Stato da parte di Onu, Unione africana (Ua) e Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas) che chiedono il ritorno ad un governo civile e il rilascio di Condé. Nel frattempo, i militari hanno annunciato lo scioglimento della costituzione, la chiusura delle frontiere e il coprifuoco nazionale, indicendo una riunione interna dei nuovi ministri con la specifica "gli assenti saranno considerati ribelli".

La posizione della Cina

L'ultimo tassello del puzzle è la Cina. Pechino ha imposto controlli più stringenti sui consumi energetici e sulle emissioni di gas serra, elevate nel settore dell'alluminio. Il giro di vite ha costretto il polo di Guangxi, uno dei più importanti al mondo nella produzione del metallo duttile, a ridurre l'attività. Inevitabile l'aumento del prezzo dell'allumino che ora - vista la situazione in Guinea - potrebbe subire ulteriori rincari. È per questo motivo che il Dragone, grande importatore di bauxite, monitora da vicino l'evolversi della vicenda e invoca l'immediato rilascio del presidente Condé. Chiare le parole del portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin: "Chiediamo a tutte le parti di mantenere la calma e la moderazione, e di risolvere le questioni rilevanti attraverso il dialogo". (EB)