Anas Basha, 24 anni, il clown degli orfani di Aleppo, morto sotto le bombe (Ansa)

Aleppo (Siria), 2 dicembre 2016 - Lo conoscevano tutti come il clown degli orfani: Anas Basha, 24 anni - una sgargiante parrucca arancione e un cuore più grande del suo sorriso - per mesi era riuscito in qualche modo a riportare un po' di serenità  sui volti dei piccoli traumatizzati dalla guerra, dalla morte sempre presente, dalla scomparsa cruenta dei genitori.
Ora non può più fare i suoi buffi giochi di prestigio: è morto sotto i bombardamenti, una delle tante vittime civili della guerra che distrugge Aleppo. Poteva scappare, lui - i suoi genitori si erano trasferiti in una zona più sicura - ma aveva scelto di rimanere nella parte est assediata della città: c'era bisogno del suo sorriso, del suo cappello giallo con il grande fiore viola, dei suoi occhi buoni. I bambini ne avevano bisogno, e lui era lì per loro.

Lavorava come operatore sociale nello 'Spazio per la Speranza', una delle tante, piccole e sconosciute organizzazioni che cercano di assistere i più deboli nella tempesta della guerra. Poteva essere l'ennesima vittima senza nome, ma la sua diretta superiore, Samar Hijazi, ha dato la notizia della sua morte, trasformandolo in un eroe. Anas è stato colpito nel quartiere di Mashhad, da bombe verosimilmente russe o delle forze governative. Sotto le bombe di Aleppo est ora rimane la sua giovanissima moglie, rimasta vedova dopo solo due mesi di matrimonio.

'Spazio per la Speranza' gestisce 12 scuole e quattro centri di sostegno psico-sociale per 365 bambini rimasti orfani di uno o di entrambi i genitori. Molti dei 34 membri dello staff hanno imparato il lavoro sul campo, durante gli oltre cinque anni della guerra civile, trasformatasi ormai in un conflitto internazionale. "Spesso - ricorda Samar Hijazi - Anas improvvisava scenette travestito da clown per rompere il ghiaccio tra i bambini". Ma ora l'organizzazione ha deciso di sospendere l'attività. Almeno per il momento. "Tutti noi che ci occupiamo di bambini - aggiunge l'operatrice umanitaria - siamo esausti, e dobbiamo trovare la forza per fornire sostegno psicologico e continuare nel nostro lavoro".