Protesta sui cambiamenti climatici a Canberra, in Australia (Ansa)
Protesta sui cambiamenti climatici a Canberra, in Australia (Ansa)

Roma, 21 ottobre 2021 - Le lobby del petrolio e del carbone e della produzione di carne non mollano la presa e cercano di annacquare il testo del rapporto del terzo gruppo di lavoro dell'Ipcc, parte del più ampio sesto rapporto IPCC, che pone le basi scientifiche per le decisioni politiche necessarie a contrastare la crisi climatica.

Come sempre a ogni rapporto Ipcc e a ogni conferenza delle parti le lobby fanno il loro lavoro, per rendere i testi meno incisivi contro gli interessi che loro rappresentano, anche a discapito dell'integrità ambientale degli accordi. Il fine è sempre rinviare le decisioni più rilevanti e annacquare anche lo stesso uso delle parole nei testi.

Ad 'alleggerire' i testi sono i commenti di Cina, Arabia Saudita, India, Australia, Giappone, Brasile, Argentina, Norvegia, Iran e naturalmente dell'Opec, l'organizzazione dei paesi produttori di petrolio. La notizia arriva pochi giorni prima che inizino i negoziati COP26 a Glasgow, una conferenza dell'ONU che è stata descritta come "l'ultima migliore occasione del mondo per mettere sotto controllo il cambiamento climatico".

Il leak delle osservazioni dei Paesi alla della seconda bozza del lavoro del terzo gruppo dell'IPCC è stato realizzato da Unearted, la rivista di Greenpaace Uk e il materiale è stato verificato e rilanciato dalla Bbc.

I documenti esaminati da Unearthed comprendono una gran quantità di commenti (28.000) di revisione tra pari sulla seconda bozza del contributo del gruppo di lavoro III al sesto rapporto di valutazione dell'IPCC. Molti sono costruttivi, ma alcuni tendono a ritardare l'azione contro la crisi climatica. Il rapporto di questo gruppo - che non dovrebbe essere pubblicato fino al prossimo anno - sarà una valutazione delle strategie di risposta disponibili per limitare il riscaldamento globale. Il riassunto esecutivo di questa bozza - che è stato rilasciato in una fuga di notizie separata all'inizio di quest'anno - dettaglia come le emissioni globali di gas serra devono raggiungere il picco nei prossimi quattro anni. Afferma che, anche se non entrano in funzione nuovi impianti, le centrali a carbone e a gas esistenti devono in media chiudere o essere ammodernate per evitare le emissioni rispettivamente entro i prossimi 10 e 12 anni, se si vuole limitare il riscaldamento a 1,5°C. I commenti di revisione trapelati - che consistono in risposte dettagliate alla bozza da parte di governi, imprese, società civile e accademici presentate all'inizio di quest'anno - rivelano come un piccolo numero di grandi nazioni produttrici e consumatrici di combustibili fossili rifiuta la necessità di una rapida eliminazione dei combustibili fossili. Questo gruppo sostiene che l'IPCC deve rimanere "neutrale dal punto di vista tecnologico" e riconoscere il ruolo che la tecnologia della "cattura del carbonio" potrebbe teoricamente giocare nel ridurre l'impatto climatico dei combustibili fossili.

La lobby del Ccs

"Carbon capture and storage (CCS) e carbon capture utilization and storage (CCUS) - ricorda la rivista di Greenpeace - sono i nomi dati alle tecnologie che possono catturare le emissioni di carbonio da siti industriali come le centrali elettriche, e tenerle fuori dall'atmosfera o utilizzarle nei processi industriali. L'Australia, l'Arabia Saudita, l'Iran, l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) e il Giappone fanno tutte commenti a favore di questa tecnologia, nonostante il fatto che, secondo il Global CCS Institute, c'è attualmente solo una centrale elettrica in funzione nel mondo che cattura con successo parte delle sue emissioni di carbonio. L'analisi dei dati pubblici mostra che questa centrale, Boundary Dam in Canada, ha mancato il suo obiettivo originale di catturare il 90% delle emissioni di carbonio da uno dei suoi generatori e ora mira a catturare solo il 65%".

In questo modo le lobby   possono sostenere un ritardo nell'azione per limitare l'uso dei combustibili fossili e giustificare l'entrata in funzione di nuovi giacimenti di petrolio e di gas, indipendentemente dal fatto che la CCS produca effettivamente dei risultati. "I principali tra coloro che spingono contro la raccomandazione che i combustibili fossili siano urgentemente eliminati dal settore energetico - sottolinea Unearted - sono l'Arabia Saudita e l'OPEC, che insieme producono circa il 40% del petrolio mondiale.

L'Arabia Saudita cerca ripetutamente di far cancellare agli autori del rapporto i riferimenti alla necessità di eliminare gradualmente i combustibili fossili, così come una conclusione dell'IPCC che c'è una "necessità di azioni di mitigazione urgenti e accelerate su tutte le scale". In un commento, un consulente del ministro del petrolio e delle risorse minerarie dell'Arabia Saudita dice agli autori di "omettere" dal rapporto una dichiarazione che "il focus degli sforzi di decarbonizzazione nel settore dei sistemi energetici deve essere il passaggio rapido a fonti a zero carbonio e l'eliminazione attiva di tutti i combustibili fossili". Sostiene che questa frase nella bozza "mina tutte le tecnologie di rimozione del carbonio come CCU/CCS e limita le opzioni dei i decisori alla neutralità carbonica".

L'Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio del mondo, chiede agli scienziati dell'ONU di cancellare la loro conclusione che "il focus degli sforzi di decarbonizzazione nel settore dei sistemi energetici deve essere il passaggio rapido a fonti a zero carbonio e l'eliminazione attiva dei combustibili fossili". Anche l'Argentina, la Norvegia e l'Opec si oppongono alla dichiarazione. La Norvegia sostiene che gli scienziati dell'ONU dovrebbero permettere la possibilità della CCS come strumento potenziale per ridurre le emissioni dei combustibili fossili.

Il petrolio è intoccabile

"L'Arabia Saudita - dice Unearted - rifiuta persino l'uso della parola "trasformazione", che l'IPCC usa in tutto il rapporto per descrivere i percorsi di riduzione delle emissioni che soddisfano gli obiettivi dell'accordo di Parigi. L'Arabia Saudita sostiene invece che un'azione urgente per affrontare la crisi climatica non è necessaria: "L'uso di "trasformazione" dovrebbe essere evitato in quanto ha implicazioni politiche richiedendo azioni politiche immediate. La transizione verso economie a basse emissioni di carbonio può essere raggiunta attraverso interventi pianificati e considerando varie opzioni di transizione." In un altro commento, il consigliere del ministero del petrolio del Regno sostiene che "frasi come 'la necessità di azioni di mitigazione urgenti e accelerate a tutte le scale...' dovrebbero essere eliminate dal rapporto". L'approccio preferito dall'Arabia Saudita per affrontare il cambiamento climatico consiste invece nell'affidarsi a tecnologie non ancora sperimentate su larga scala e comunque costose che potrebbero però permettere alle nazioni di continuare a bruciare combustibili fossili. per i paesi produttori di petrolio e carbone, un enorme vantaggio. Mentre il rapporto IPCC delinea come la cattura diretta dell'aria e la CCS potrebbero giocare un ruolo in futuro, dice però anche che c'è incertezza sulla fattibilità di queste tecnologie. L'Arabia Saudita si oppone a questo approccio, rifiutando l'analisi secondo cui "la CCS potrebbe essere necessaria per mitigare le emissioni dai restanti combustibili fossili che non possono essere decarbonizzati, ma la fattibilità economica della diffusione non è ancora chiara". Il revisore del governo saudita scrive: "La tecnologia CCS è ora [considerata un'opzione] praticabile e la sua fattibilità dovrebbe essere considerata dagli autori in tutti i capitoli".

"L'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) - che rappresenta 13 grandi nazioni produttrici di petrolio tra cui l'Arabia Saudita - condivide l'entusiasmo saudita per la rimozione dal rapporto dei riferimenti a un phase-out dei combustibili fossili. Nei commenti rivisti da Unearthed, dice agli autori di cancellare la frase "Sono necessari più sforzi per eliminare attivamente tutti i combustibili fossili nel settore energetico, piuttosto che fare affidamento solo sul cambio di combustibile".  L'OPEC sostiene che questa "non è una dichiarazione politicamente neutrale considerando, per esempio, che il progresso tecnologico potrebbe giocare un ruolo chiave" nel taglio delle emissioni. Allo stesso modo, chiede agli autori di cancellare la conclusione: "Se il riscaldamento deve essere limitato a 2°C, circa il 30% del petrolio, il 50% del gas e l'80% delle riserve di carbone rimarranno incombustibili". L'OPEC chiede inoltre agli autori di eliminare una serie di riferimenti alle lobby dei combustibili fossili che ostacolano l'azione sul cambiamento climatico, compresa la frase: "Diversi studiosi hanno ricondotto il ritardo e la lentezza degli Stati nel perseguire politiche [ambiziose] di mitigazione del clima alle attività di potenti gruppi di interesse che hanno interesse a mantenere le attuali strutture economiche ad alto contenuto di carbonio". Uno dei paesi OPEC, l'Iran, suggerisce di concentrarsi sul target dei 2 gradi, archiviando quello più ambiziono di 1.5°".

In difesa degli allevamenti

Altrove, i documenti rivelano una disputa crescente sul ruolo dell'agricoltura e in partioolare dell'allevamento nell'accrescere il cambiamento climatico. I funzionari governativi del Brasile e dell'Argentina - entrambi i paesi con influenti lobby di agribusiness che sono tra i più grandi produttori mondiali di carne bovina e colture per l'alimentazione animale come la soia - spingono ripetutamente per l'IPCC a rimuovere o annacquare i messaggi nel rapporto sulla necessità di ridurre il consumo di carne e latticini per affrontare il riscaldamento globale. Nei commenti alla bozza visti da Unearthed, entrambi i paesi chiedono agli autori di cancellare i passaggi del testo che suggeriscono che un passaggio a diete a base vegetale taglierebbe le emissioni di gas serra, o che descrivono la carne bovina come un alimento "ad alto contenuto di carbonio". Inoltre, l'Argentina preme per una serie di ulteriori cancellazioni - compresi i riferimenti alle tasse sulla carne rossa e persino alla campagna internazionale "Meatless Monday", che incoraggia le persone a diventare vegetariane un giorno alla settimana - sulla base del fatto che questi sono "concetti distorti".

Gli strenui difensori del carbone

"I commenti volti a indebolire gli elementi chiave del rapporto, osserva la rivista di Greenpeace UK,  sono stati fatti anche dai paesi sviluppati. L'Australia, uno dei maggiori esportatori mondiali di carbone e gas, ha condiviso il rifiuto dell'Arabia Saudita dell'analisi dell'IPCC secondo cui i combustibili fossili devono essere urgentemente eliminati dal sistema energetico mondiale. In una sezione del rapporto intitolata "Quali sono i passi più importanti per decarbonizzare il sistema energetico?", l'IPCC dice che una azione a breve termine deve essere intrapresa per eliminare gradualmente le centrali elettriche a carbone e a gas, mentre cresce la diffusione di fonti di elettricità a bassa o nulla emissione di carbonio. A più lungo termine, l'IPCC aggiunge che le soluzioni tecnologiche meno sviluppate, come i combustibili a idrogeno e le centrali elettriche a combustibile fossile dotate di cattura del carbonio, dovrebbero essere testate e migliorate. L'eliminazione graduale dell'energia da combustibili fossili nel breve termine dovrebbe, dice, essere "accompagnata da sforzi per migliorare e testare le opzioni che saranno importanti in seguito, tra cui l'idrogeno o i biocarburanti in auto e camion, e le centrali elettriche fossili, le centrali a bioenergia o le raffinerie con CCUS [cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio]". L'Australia respinge questa analisi, suggerendo che la cattura del carbonio può essere impiegata a breve termine per evitare di eliminare gradualmente l'energia da carbone e da gas. Un alto funzionario del dipartimento australiano dell'industria, della scienza, dell'energia e delle risorse dice: "Queste osservazioni confondono l'obiettivo (eliminare le emissioni) con il mezzo "mandare in pensione l'energia a carbone esistente". Il CCUS rimane rilevante per le emissioni zero". In un altro commento, il funzionario del governo suggerisce che l'Australia sia cancellata da una lista dei principali produttori e consumatori di carbone del mondo - nonostante l'Australia sia il quinto produttore di carbone al mondo tra il 2018-21 - con la motivazione che non consuma tanto carbone quanto altri paesi. Altrove, l'Australia chiede all'IPCC di cancellare l'analisi che spiega come il lobbismo delle compagnie di combustibili fossili ha indebolito l'azione sul cambiamento climatico in Australia e negli Stati Uniti". Uno scienziato senior dell'Istituto centrale di ricerca mineraria e dei combustibili dell'India, che ha forti legami con il governo indiano, avverte che il carbone è destinato a rimanere il pilastro della produzione di energia per decenni  per fornire elettricità a prezzi accessibili.

Anche il Giappone, si oppone alla conclusione che le centrali elettriche a combustibile fossile devono essere gradualmente eliminate. Il Giappone, che è enormemente dipendente dai combustibili fossili nei suoi sistemi di energia e di trasporto, rifiuta una scoperta chiave nel riassunto del rapporto per i politici che dettaglia come le centrali elettriche a carbone e a gas dovranno essere chiuse, in media, rispettivamente entro 9 e 12 anni per mantenere il riscaldamento sotto 1,5°C e 16 e 17 anni per mantenere il riscaldamento sotto 2°C. Un direttore del ministero degli Esteri giapponese sostiene che questo paragrafo è fuorviante e suggerisce di cancellarlo "perché i ritiri richiesti delle centrali elettriche a combustibili fossili a causa del bilancio del carbonio dipendono dalle emissioni di altri settori così come dal loro fattore di capacità e dalle opportunità di CCS". Il Giappone respinge anche l'analisi secondo cui "il potenziale complessivo di CCS e CCU per contribuire alla mitigazione nel settore dell'elettricità è ora considerato inferiore a quello che si pensava in precedenza a causa dell'aumento dell'adozione di energie rinnovabili in preferenza al combustibile fossile". Il funzionario sostiene che "sarebbe meglio rimuovere questa frase per essere più neutrale dal punto di vista politico".

I paladini del nucleare

Un certo numero di paesi, per lo più dell'Europa orientale, sostengono che la bozza del rapporto dovrebbe essere più positiva sul ruolo che l'energia nucleare può svolgere per raggiungere gli obiettivi climatici dell'ONU. L'India va anche oltre, sostenendo che "quasi tutti i capitoli contengono un pregiudizio contro l'energia nucleare". Sostiene che si tratta di una "tecnologia consolidata" con "un buon sostegno politico, tranne che in pochi paesi".