Madrid, 11 dicembre 2019 - Gli impegni presi a Parigi nel 2015, se anche saranno rispettati, non bastano e ci porteranno a un mondo più caldo di oltre 3 gradi: vanno aumentati di 3 volte per stare entro i 2 gradi di riscaldamento e di cinque per tentare di restare entro il grado e mezzo.  Per cercare di mobilitare una presa di coscienza poltica  il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres – intervenendo alla COP 25 in corso a Madrid – ha sottolineato che “i prossimi 12 mesi saranno cruciali“. “Nel  2020 – ha esortato le delegazioni – dobbiamo realizzare quello che la comunità scientifica ha definito un obbligo: aumentare illivello di ambizione. Altrimenti noi e ogni generazione che seguirà pagheremo un prezzo insopportabile. Ciò significa intraprendere la strada per ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 45 per cento rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030 e per raggiungere l’obiettivo netto di zero emissioni di CO2 entro il 2050".

L'Unep: moltiplicare gli sforzi

A dire che non si fa abbastanza è – come ogni anno – l’Emissions gap report dell’ Onu (che potete trovare QUI). Nell’edizione 2019 il rapporto rileva che le emissioni di gas serra sono aumentate dell’1,5% all’anno nell’ultimo decennio. Nel 2018 le emissioni, comprese quelle derivanti da cambiamenti nella destinazione d’uso del territorio come la deforestazione, hanno raggiunto un nuovo massimo di 55,3 gigatonnellate di CO2 equivalente. Se avessimo iniziato nel 2010 un’azione seria per il clima, i tagli alle emissioni richiesti al 2030 per rispettare gli scenari a 2°C e 1,5°C sarebbero stati in media dello 0,7 per cento e del 3,3 per cento all’anno. Ma questo non è successo e lo sforzo è ora molto maggiore. E quindi ancora più difficile da fare. 

“Per limitare le temperature entro 2 gradi – osserva l’Unep –  le emissioni annuali nel 2030 devono essere inferiori di 15 gigatonnellate di CO2 equivalente a quelle degli attuali NDC incondizionati; per l’obiettivo di 1,5°C devono essere inferiori di 32 gigatonnellate . Su base annuale, questo significa riduzioni delle emissioni del 7,6 per cento all’anno dal 2020 al 2030 per raggiungere l’obiettivo di 1,5°C e del 2,7 per cento all’anno per l’obiettivo dei 2°C“.

Se ci limitassimo agli (scarsi) impegni presi, il futuro è segnato. “Se gli attuali NDC  incondizionati – gli NDC, Nationally determined contributions sono gli impegni volontari di taglio delle emissioni previsti dall’accordo di Parigi  –   saranno pienamente implementati, c’è il 66% delle probabilità che il riscaldamento sia limitato a 3,2°C entro la fine del secolo. Se anche gli NDC condizionati saranno efficacemente implementati, il riscaldamento  probabilmente si ridurrà di circa 0,2°C, essendo di 3 C". Dannatamente troppo. 

Clima, il decalogo del Segretario Generale dell'Onu

Il segretario generale delle Nazioni Unite nel suo intervento a COP 25 ha presentato una lista di dieci priorità. “La prima - ha detto - è garantire che i principali responsabili delle emissioni si impegnino ad assumere impegni nazionali più ambiziosi entro il 2020, in linea con il limite di 1,5 gradi. Questo è assolutamente essenziale per mantenere gli obiettivi di Parigi a portata di mano. In secondo luogo, è necessario che tutti i governi seguano l’esempio dei 75 Paesi che si sono impegnati a presentare nel 2020 strategie di riduzione netta delle emissioni zero per il 2050 o che si sono impegnati a raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050 o prima. Abbiamo bisogno che tutti i Paesi rafforzino i loro impegni l’anno prossimo".

"In terzo luogo, dobbiamo rendere più ambiziosi gli impegni nazionali in settori che non rientravano pienamente nel quadro del 2015, come le soluzioni basate sulla natura. In quarto luogo, dobbiamo affrontare la dimensione sociale del cambiamento climatico garantendo che gli impegni nazionali includano una transizione giusta per le persone i cui posti di lavoro e mezzi di sussistenza sono interessati dal passaggio dall’economia grigia a quella verde. Con l’adeguamento, dobbiamo anche considerare la componente di genere del cambiamento climatico e rimuovere le barriere che limitano la capacità delle donne, in particolare delle donne povere, di prosperare in un’economia verde e di adattarsi agli impatti del clima. Quinto, dobbiamo ridurre l’attuale capacità di produzione di carbone e garantire che non vengano più costruite nuove centrali a carbone dopo il 2020. Il carbone è il singolo ostacolo maggiore per l’obiettivo 1,5 gradi.  È la chiave per decarbonizzare le economie e migliorare la salute delle persone".

"Sesto, dobbiamo accelerare la transizione verso un’energia rinnovabile al 100%, aumentare l’efficienza energetica, porre fine alle sovvenzioni per i combustibili fossili e decarbonizzare settori chiave come i trasporti". 

"In settimo luogo, dobbiamo spostare più rapidamente i flussi finanziari, rendere più facilmente disponibili finanziamenti sostenibili, anche attraverso il Fondo verde per il clima, e passare alla fissazione del prezzo del carbonio, ponendo al centro delle preoccupazioni anche l’adattamento. Se spostiamo la tassazione dai redditi al carbonio, tasseremo l’inquinamento e non le persone. L’ottavo punto è il rafforzamento del sostegno alle persone colpite dal cambiamento climatico e la costruzione di un futuro più resiliente. Dobbiamo porre l’adattamento e la resilienza al centro del processo decisionale e dell’assegnazione delle risorse finanziarie".

"Nono, dobbiamo rispettare gli impegni assunti al Vertice nei confronti dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e dei paesi meno sviluppati. Sono i primi a soffrire perturbazioni climatiche. Infine, dovremmo attuare le iniziative del Vertice con tabelle di marcia efficaci per la decarbonizzazione di settori chiave, come il trasporto marittimo, l’edilizia abitativa e i trasporti, l’industria siderurgica e quella del cemento".

Con la adeguata volontà politica, sarebbero obiettivi possibili. Ma a Madrid la realtà è diversa e tutti si impegnano per fare il minimo e rinviare all'appuntamento del prossimo anno a Glasgow. Una tabella di marcia chiara da Parigi ma chiaramente inadeguata rispetto alle esigenze.

La Camera chiede che sia dichiarata l'emergenza climatica

"Dopo settimane di allerte meteo che hanno flagellato il Paese, nel giorno in cui la Presidente della Commissione europea presenta a Bruxelles il Green Deal per l’Europa, la Camera approva la mozione di maggioranza a mia prima firma _ annuncia il deputato di Leu Rossella Muroni _ che impegna il governo a dichiarare l'emergenza climatica e ad affrontarla con misure adeguate. Passando dalle parole agli impegni concreti per fronteggiare la crisi climatica e mandando un segnale importante al vertice Onu sul clima di Madrid e ai giovani dei climate-strike". "L'atto impegna l'esecutivo a rafforzare il Piano energia e clima per dare attuazione agli impegni dell'Accordo di Parigi, a tagliare gradualmente i sussidi dannosi per l’ambiente e a realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, mitigazione del rischio e adattamento al climate-change. L’esecutivo dovrà anche lavorare per l’inserimento del principio dello sviluppo sostenibile in Costituzione e la piena operatività della Cabina di regia Benessere Italia, per accelerare la transizione energetica e ridurre le emissioni di CO2 in tempi più rapidi e certi così da spingere il sistema Italia verso la conversione ecologica.L'atto impegna, poi, il governo a un programma di investimenti pubblici orientati alla sostenibilità che coinvolga i principali settori produttivi. L'esecutivo dovrà anche sostenere a livello europeo l'obiettivo della carbon neutrality entro il 2050, promuovere l’economia circolare, lavorare per una mobilità e una produzione industriale attente all'ambiente. Insomma per un Green Deal capace di garantire più sicurezza ai cittadini e un futuro di benessere al Paese".