Ronde antiseparatiste cinesi nello Xinjiang (Ansa Ap)
Ronde antiseparatiste cinesi nello Xinjiang (Ansa Ap)

Pechino, 24 luglio 2019 - La Cina mostra i muscoli e annuncia l'intenzione di ricorrere, se necessario, all'uso della forza per riunificare Taiwan con la terraferma. Passa la linea dell'intransigenza al punto che, rotti gli indugi, saranno prese "tutte le misure necessarie per sconfiggere i separatisti". In un libro bianco sulla difesa nazionale, Pechino ha elencato tra le sue priorità la volontà di contenere l'indipendenza di Taiwan e combattere quelle che considera le forze separatiste in Tibet e nella regione dell' estremo ovest della regione dello Xinjiang. Fa scalpore nondimeno il monito lanciato ai dimostranti che scendono in piazza tra i grattacieli di Hong Kong, una marea umana che lotta per rivendicare i diritti fondamentali che hanno contraddistinto la nascita e lo sviluppo di questo territorio autonomo. Una situazione compromessa, al punto che dopo la rinuncia da parte del Regno Unito alle prerogative sull'ex colonia britannica si è instaurato un governo filocinese che ora vorrebbe aprire la strada all'estradizione, e reprime i dissidenti. La Cina, in queste ore, ha dichiarato di essere pronta a schierare l'esercito anche qui, per mantenere l'ordine pubblico, eventualmente, su richiesta dell'amministrazione guidata da Carrie Lam.

Nel documento, laddove si anticipano le prossime mosse della politica di difesa nazionale, Pechino mette in evidenza l'approccio difensivo della Cina, ma promette anche di contrattaccare se aggredito. Il portavoce del ministero della Difesa, Wu Qian, ha affermato che la minaccia del separatismo e di Taiwan sta crescendo e ha avvertito che coloro che cercano l'indipendenza a Taiwan incontreranno un vicolo cieco. "L'esercito cinese combatterà chiunque osi separare Taiwan dalla Cina. Difenderemo l'unità sovrana del paese e l'integrità territoriale", ha detto Wu. Taiwan si è staccata dalla Cina continentale durante la guerra civile nel 1949, nel pieno del dominio del Partito Comunista.. Ora Pechino, in pieno espansionismo economico e militare, stringe i tempi per riportare Taiwan sotto il proprio imperio, al punto che l'opzione militare diviene possibile in prospettiva, al fine di ottenere la riunificazione completa tanto auspicata.

Wu Qian portavoce del ministro della Difesa cinese (Ansa Ap)

Gli Stati Uniti hanno ripetutamente sollevato le reazioni di Pechino promettendo armi a Taiwan, con cui non ha legami diplomatici formali ma al quale può fornire strumenti per autodifesa. Nelle scorse settimane, gli Usa hanno approvato provvisoriamente una vendita di armi a Taiwan per 2,2 miliardi di dollari: proposta che aveva spinto la Cina a minacciare sanzioni contro il ministero della Difesa statunitense di Taiwan. Il libro bianco indica anche che le mosse statunitensi, giapponesi e australiane per rafforzare la loro presenza militare e le alleanze nell'Asia-Pacifico hanno portato incertezze nella regione. Per Pechino, il dispiegamento da parte degli Stati Uniti di un sistema di difesa antimissile nella Corea del Sud ha gravemente compromesso l'equilibrio strategico regionale. La questione è legata anche al fatto che lo sviluppo cinese, che sembra arricchirsi a dismisura ai danni dell'Occidente, sembra legato a filo doppio a un'efficienza riconducibile alla militarizzazione degli apparati statali, alla limitazione della democrazia e alla centralizzazione delle strategie economico finanziarie, che la schermaglia sui dazi di Trump nemmeno scalfisce. 

Da parte sua, in risposta all'apertura del fronte conflittuale lanciato da Pechino, il governo di Taiwan definisce "provocatorio" l'atteggiamento aggressivo nei confronti degli abitanti dell'isola, dopo le dichiarazioni di oggi del portavoce del ministero della Difesa cinese che ha accennato all'uso del deterrente militare per ottenere con la forza la riunificazione di Taiwan alla Cina. L'ufficio di Taipei, la capitale, è arrivato a ventilare, come segnale, la possibilità di concedere ai manifestanti di Hong Kong, quelli più esposti ai provvedimenti restrittivi, il diritto di asilo per motivi umanitari.