Banconote in yuan (Afp)
Banconote in yuan (Afp)

Pechino, 12 agosto 2015 - La doppia svalutazione cinese spaventa i mercati, ma incassa l'ok del Fmi. E' questa l'estrema sintesi di una convulsa giornata in cui lo yuan ha toccato un nuovo minimo da 4 anni, arretrando per il secondo giorno a quota 6,43 sul dollaro, dopo che la banca centrale cinese ha fissato il midpoint, il punto medio nei confronti del quale è consentita un'oscillazione giornaliera massima, a 6,330 contro il dollaro, sotto i 6,229 dollari fissati ieri. La banca centrale cinese ha definito queste mosse una tantum, nel quadro di un nuovo sistema di gestione dei cambi che dovrà far più riferimento al mercato. 

Tuttavia i mercati non gradiscono queste mosse, che di fatto mirano a sostenere l'export cinese e si teme l'avvio di una guerra valutaria. Lo yuan in due giorni ha perso il 3,5% del suo valore in Cina e circa il 4,8% sui mercati globali. La manovra cinese incassa però il plauso del Fmi, avvicinando il suo ingresso nel club dello Sdr, il paniere delle valute di riserva di cui fanno parte dollaro, euro, yen e sterlina: l'ingresso dello yuan ne certificherebbe in pratica la caratura globale, avvicinando la Cina al mercato. 

NUOVO TAGLIO ALLO YUAN - La valuta cinese si è ulteriormente indebolita oggi all'apertura dei mercati asiatici, dopo la svalutazione-record di ieri. La banca centrale cinese, la Peoplès Bank of China, ha infatti 'limato' ulteriormente il valore di riferimento dello yuan, tagliandolo di un ulteriore 1,62% dopo il taglio di ieri, che è stato dell'1,9%. Il valore di riferimento dello yuan segna il punto centrale di fascia di oscillazione del più o meno 2% nella quale lo yuan è legato al dollaro Usa.

BORSE ASIATICHE IN ROSSO - Le borse asiatiche sono in rosso. Tokyo chiude in calo dell'1,58%, Seul dello 0,56% e Sydney dell'1,66%. Shanghai e Hong kong, prima della chiusura, perdono rispettivamente lo 0,44% e il 2,2%. 

RIBASSI EUROPEI, GIU' PIAZZA AFFARI - Indici negativi in piazza Affari, come nelle altre piazze azionarie europee. L'indice Ftse Mib mostra un tonfo del 2,96% a 22.997 punti. L'indice Stoxx 600, che contiene i principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha ceduto il 2,74%, che equivale a 227 miliardi di euro di capitalizzazione 'bruciati' nella seduta. Particolarmente colpiti i titoli del lusso e dell'automotive (con l'indice Eurostoxx di settore che ha segnato - 4,2%. Maglia nera dunque a Fca, franata del 6,46% a 13,76 euro con Cnh Industrial -3,96% e la holding Exor -2,92%. Pesantemente giù Prysmian (-5,14%), Luxottica (-4,95%), Ferragamo (-4,91%), Yoox (-4,26%), Moncler (-3,12%). E, sul listino completo, Lvmh (-5,87%), Kering (-3,09%). Deciso segno meno anche per le altre blue chip tranne le più resistenti Tenaris, Snam e Pirelli (che proprio ieri ha perfezionato il closing dell'operazione con i cinesi di ChemChina). 

IN EUROPA - Le altre borse europee chiudono in forte calo. A Londra l'Ftse 100 cede l'1,4% a 6.571,19 punti, a Parigi il Cac perde il 3,4% a 4925,43 punti mentre a Francoforte il Dax arretra del 3,27% a 10.924,61 punti. Male anche Madrid -2,66% e Atene -1,93%. La doppia svalutazione dello yuan fa impennare l'euro che chiude in forte rialzo sul dollaro sopra quota 1,11. La moneta unica europea passa di mano a 1,1190 dollari (vicino ai massimi di giornata di 1,1197 dollari) e a 138,67 yen. Dollaro in calo sulla valuta nipponica a 123,85 yen. 

WALL STREET IN ROSSO - Anche Wall Street accentua le perdite. Il Dow Jones perde l'1,53% a 17.138,47 punti, il Nasdaq cede l'1,67% a 4.953,46 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,5%. 

LE RASSICURAZIONI CINESI - Alla luce della situazione dell'economia domestica e internazionale non ci sono ragioni economiche per una continua svalutazione dello yuan. Lo afferma la Peoplès Bank of China, secondo quanto riporta Bloomberg, ricordando che la Cina ha un tasso di crescita relativamente alto, mantiene un surplus nelle partite correnti e dispone di ampie riserve di valuta straniera e di un sistema finanziario stabile. Secondo la Pboc la volatilità dello yuan potrebbe aumentare temporaneamente, in attesa che si trovi un equilibrio sul mercato dei cambi, ma dovrebbe diventare "ragionevolmente stabile" dopo un breve periodo di aggiustamento.

L'OK DEL FMI - Il Fondo monetario internazionale promuove la manovra cinese. La Cina "può, e dovrebbe, puntare a raggiungere un sistema di tassi di cambio flessibile entro due o tre anni". L'istituto di Washington dice di accogliere come un "passo benvenuto" il nuovo meccanismo adottato ieri dalla banca centrale cineseMa l'Fmi precisa che "l'esatto impatto" della mossa di Pechino "dipenderà da come il nuovo meccanismo è di fatto implementato". L'istituzione guidata da Christine Lagarde spiega che "una maggiore flessibilità del tasso di cambio è importante per la Cina mentre cerca di dare alle forze del mercato un ruolo decisivo nell'economia e mentre si sta integrando rapidamente nei mercati finanziari globali". Il 5 agosto scorso il Fondo aveva detto che la Cina deve fare di più per liberalizzare il suo sistema valutario affinché lo yuan possa conquistare lo status di valuta di riserva all'interno del basket di cui fanno parte dollaro americano, euro, sterlina e yen.