Il Parlamento chiuso per un mese, il primo ministro Hichem Mechichi esautorato, i deputati spogliati dell’immunità, il capo dello stato che diventa anche procuratore generale della Repubblica e acquisisce il potere di arrestare i parlamentari. I ministri della difesa e della giustizia sono stati rimossi. È accaduto in Tunisia nella notte di domenica, dopo una giornata di proteste di piazza contro il governo nella capitale, a Sousse, a Monastir, a Kairouan. Il potere ora è accentrato nelle mani del presidente Kais Saied, 63 anni, un laico conservatore esperto di diritto costituzionale che in passato ha teorizzato la reintroduzione della pena di morte e l’esclusione degli omosessuali dalla vita sociale del...

Il Parlamento chiuso per un mese, il primo ministro Hichem Mechichi esautorato, i deputati spogliati dell’immunità, il capo dello stato che diventa anche procuratore generale della Repubblica e acquisisce il potere di arrestare i parlamentari. I ministri della difesa e della giustizia sono stati rimossi. È accaduto in Tunisia nella notte di domenica, dopo una giornata di proteste di piazza contro il governo nella capitale, a Sousse, a Monastir, a Kairouan.

Il potere ora è accentrato nelle mani del presidente Kais Saied, 63 anni, un laico conservatore esperto di diritto costituzionale che in passato ha teorizzato la reintroduzione della pena di morte e l’esclusione degli omosessuali dalla vita sociale del Paese.

Mezzi militari e poliziotti hanno circondato il Parlamento, la sede della tv statale e i principali edifici del governo. Rashid Gannouchi, presidente del Parlamento nonché leader di Ennadha, la compagine politica vicina ai Fratelli Musulmani che ha 54 seggi su 217 nell’assemblea legislativa, ha tentato inutilmente di entrare nel palazzo e ha subito gridato "al colpo di stato contro la rivoluzione e contro la Costituzione". Dopo aver resistito per qualche ora chiuso nella sua auto ha deciso di ritirarsi. Nei confronti suoi e di altri 64 deputati che hanno avuto problemi con la giustizia sarebbe già in vigore un divieto di espatrio. Diverse persone hanno riportato ferite nei tafferugli fra i sostenitori di Ghannouchi e quelli di Saied.

Nella notte di domenica l’annuncio delle decisioni prese dal presidente a Cartagine (assieme ai vertici delle forze di sicurezza e dell’esercito) ha innescato manifestazioni di giubilo e cortei di auto a clacson spiegati. "Abbiamo preso questa decisione – ha detto il presidente all’emittente di stato ’Al Wataniya’ prima di concedersi un bagno di folla nella Avenue Bourghiba – fino a quando non tornerà la calma e lo stato non sarà in sicurezza". "Chiunque – ha avvertito – pensa di fare ricorso alle armi e chiunque esploderà un solo colpo sappia che le forze armate risponderanno sparando". Al vertice del ministero dell’interno il Capo dello stato ha nominato Khaled Yahyaoui, già direttore generale del corpo addetto alla sua sicurezza. A ’Radio Mosaique’ Ghannouchi ha detto di non essere stato consultato. Saied gli ha risposto di aver preso una decisione "ai sensi dell’articolo 80 della Costituzione" e che "chi parla di golpe dovrebbe tornare al primo anno di scuola elementare". Sulla propria pagina Facebook il network televisivo del Qatar ’Al Jazeera’ aveva scritto che il premier in carica Hichem Mechichi, alla guida di un gabinetto di ministri indipendenti dai partiti, era agli arresti in casa sua e che aveva intenzione di riunire il consiglio dei ministri. Saied ha ordinato che la sede locale dell’emittente venisse chiusa.

Secondo l’istituto tunisino delle statistiche (INS), il tasso di disoccupazione totale nel Paese ha raggiunto il 15,1%. Nel 2020 le entrate legate al turismo sono crollate del 65% rispetto all’anno precedente.

Il Covid 19 infuria. Il 26 luglio i contagiati erano 573.394 e i morti 18.804, 204 in più in 24 ore. Dal primo del mese è in vigore il coprifuoco dalle 20 alle 5 di mattina. Domenica scorsa il ministro degli esteri Luigi di Maio ha ricordato che proprio dalla Tunisia arriva il principale flusso migratorio di quest’estate. È un triste epilogo per il Paese che diede il via alle primavere arabe, quello che pareva essere l’eccezione democratica in un quadro che invece altrove ha rinforzato le dittature o scatenato guerre civili come l’interminabile macelleria in Siria.