Chernobyl, registrate fissioni nucleari sotto la cupola di copertura reattore 4 (Ansa)
Chernobyl, registrate fissioni nucleari sotto la cupola di copertura reattore 4 (Ansa)

Kiev, 10 maggio 2021 - Il fuoco cova sotto il sarcofago. A Chernobyl sono riprese le reazioni di fissione nucleare. Trentacinque anni dopo l'esplosione del 1986, il peggior incidente nucleare della storia, le masse di uranio sepolte all'interno del reattore numero quattro della centrale sono ancora attive e hanno avviato una reazione di fissione che sta lentamente ma progressivamente aumentando da quattro anni. La notizia è stata data da Anatolii Doroshenko dell'Istituto per i problemi di sicurezza delle centrali nucleari (ISPNPP) di Kiev  a una conferenza sulla situazione dell'impianto nucleare distrutto ed è stata ripresa dalla autorevole rivista americana Science.

Il nucleo del reattore dell'Unità quattro si fuse il 26 aprile 1986. Le barre di combustibile di uranio, il loro rivestimento di zirconio, le barre di controllo di grafite e la sabbia scaricata sul nucleo per cercare di spegnere l'incendio si fusero insieme in una sorta lava altamente radioattiva. Questa è fluita nei locali sotterranei del reattore e si è indurita in formazioni chiamate Fuel Containing Materials (FCMs), materiali contenenti combustibile, che contengono circa 170 tonnellate di uranio irradiato - il 95% del combustibile originale.

La ripresa dell'attività di fissione potrebbe essere paradossalmente un effetto dell'installazione del New Safe Containment (NSF) il gigantesco nuovo sarcofago costato 1.5 miliardi di euro, che tiene confinati in sicurezza i materiali radioattivi della centrale e tiene lontana la pioggia che prima si infiltrava nelle rovine della centrale. Poiché l'acqua rallenta, o modera, i neutroni e quindi aumenta le loro probabilità di colpire e scindere i nuclei di uranio, le piogge pesanti a volte mandavano il conteggio dei neutroni alle stelle. Per effetto nel nuovo sarcofagno l'acqua non penetra più, e in alcune stanze sotterranee della centrale il livelo di acqua si è ridotto significativamete, mentre altre si sono asciugate completamente. Contrariamente alle aspettative questa pare non essere stata un buona cosa.

I livelli di neutroni sono rimasti stabili in molte parti della centrale e in alcune sono anche scesi, ma hanno cominciato a salire in altri punti, quasi raddoppiando in 4 anni nella stanza 305/2, che contiene tonnellate di FCM sepolte sotto i detriti e una coltre di cemento. I modelli dell'ISPNPP suggeriscono che l'essiccazione del combustibile sta aumentando la scissione dei nuclei di uranio nella massa di ex combustibile, anche se non è ancora ben chiaro il meccanismo.

I rischi

Il pericolo di conseguenze paragonabili a quello che accadde 35 anni fa, che coinvolsero tutta l'Europa, apparentemente non c'è: sarebbe un evento molto più contenuto, che potrebbe però portare a una esplosione (causata dalla trasformazione in vapore dell'acqua contenuta sotto la centrale) che potrebbe portare al crollo parziale del vecchio sarcofago, oggi contenuto dentro il nuovo e forse potrebbe portare al danneggiamento della nuova struttura, con fuoriuscita all'esterno di polveri altamente radioattive che potrebbero spostarsi probailmente in un raggio di qualche chilometro o decina di chilometri attorno alla centrale. Solo un incendio della grafite (parte della massa di NSFs) potrebbe provocare una massa d'aria calda che porterebbe le particelle radioattive ad alta quota, e quindi su lunghe distanze. Da valutare attentamente anche la possibilità che le esplosioni sotterranee rendano più facile il trasporto di radioattività dal sito al vicino fiume Pripyat (come oggi già in parte avviene), che conflusce nel Dnepr, il grande fiume che bagna Kiev e poi finisce nel Mar Nero.

Scienziati al lavoro

Per evitare questo scenario gli scienziati ucraini stanno valutando le possibili risposte. L'ipotesi di spruzzare nitrato di gadolinio (un sale usato come potente "veleno neutronico") sulla massa radioattiva è stata scartata perchè la massa è sepolta sotto i detriti ed è difficilmente raggiungibile, ora si sta valutando se far scavare da una macchina automatizzata - una sorta di robot - dei fori nella massa di NSF per inserirvi dei cilindri di boro, un forte moderatore delle reazioni di fissione. Possibile anche un utilizzo deliberato dell'acqua.

Per completare gli studi ci vorranno almeno alcuni mesi, se non anni, e lo stesso per attuare gli interventi. Nel frattempo l'emissione di neutroni continua a salire. La speranza è arrivare prima che la situazione precipiti.