Roma, 26 aprile 2019 – Sono passati esattamente 33 anni dal più grande disastro nucleare della storia. La notte del 26 aprile 1986 esplodeva il rattore 4 della centrale di Chernobyl in Ucraina. E oggi quello che resta nelle zone limitrofi sono solo città fantasma e vegetazione. L'incidente fu il primo ad essere classificato di livello 7, il massimo della scala INES. Il secondo è stato quello della centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011.

In un primo rapporto si disse che l'esplosione fu causta dagli errori del personale nell'eseguire un test definito di sicurezza sul reattore RBMK 1000. Un secondo studio sull'incidente evidenziò anche gravi debolezze intrinseche di progettazione del reattore RBMK.

L'INCIDENTE – Il test averbbe dovuto valutare se il reattore fosse capace di alimentarsi solo con la sua stessa energia in caso di blackout. Vennero disattivati i sistemi automatici di sicurezza. Errate valutazioni nella procedura portarono a un incontrollato aumento della potenza e della temperatura del nocciolo. Ne conseguì la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento e una forte esplosione che provocò lo scoperchiamento del reattore e un vasto incendio che durò giorni.

NUOVA TOSSICA - Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e contaminò vaste aree intorno alla centrale. Fu necessaria l'evacuazione di circa 336.000 persone. Nubi radioattive raggiunsero l'Europa orientale, la Finlandia, la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.

I MORTI – Difficile ancora oggi fare una stima delle vittime. Un rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell'Onu conta 65 morti accertati (tra cui gli operai e soccorritori che interevennero durante la catastrofe) e più di 4mila casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fra 0 e 18 anni al tempo del disastro, caustai con ogni probabilità dalle radiazioni. Ma altre stime parlano centinaia di migliaia di morti di cancro dovute alle radiazioni e alla contaminazione del suolo.

LIQUDATORI E SARCOFAGO – I liquidatori sono sono stati i lavoratori che negli anni 1986-1987 operarono al recupero della zona per la decontaminazione del sito del reattore e delle strade nonché per la costruzione del sarcofago (che copre il reattore). Circa 600mila persone fra militari e civili ricevettero speciali certificati che confermavano il loro status di "liquidatori”.

Il vecchio sarcofago, progettato per durare fino al 2016, è stato sostituito da una nuova struttura il 29 novembre 2016 , impedendo così che una nuova nube composta da 5 tonnellate di polveri radioattive (sulle 198 tonnellate di nocciolo radioattivo), si liberasse nell'atmosfera europea.

LA ZONA OGGI - A  Prypjat  città poco distante dalla centrale di Chernobyl, prima dell'esplosione vivevano 50mila abitanti (fuggiti il giorno dopo in sole 3 ore). Oggi la città è un fantasma. Case, ospedali, scuole, strade: tutto è rimasto immobile al 26 aprile di 33 anni fa.