Il cestista americano Charles Ray Thomas, classe 1946, dato per morto nel 1980
Il cestista americano Charles Ray Thomas, classe 1946, dato per morto nel 1980
Mettetevi comodi. Perché una storia così mica si legge tutti i giorni, anzi. È tanto tragica e tanto bella da sembrare inventata per il cinema. E, invece, è terribilmente, grandiosamente vera. È la storia di un uomo dato per morto quarant’anni fa. Inghiottito dal buio della memoria nel mondo analogico di allora, dove i ricordi venivano consumati dallo scorrere del tempo. E, d’improvviso, ricomparso nel mondo digitale di oggi, dove una videochiamata annulla le distanze, può trasformare il privato in pubblico e far fare a una notizia il giro della Terra in un istante. E, infatti, proprio...

Mettetevi comodi. Perché una storia così mica si legge tutti i giorni, anzi. È tanto tragica e tanto bella da sembrare inventata per il cinema. E, invece, è terribilmente, grandiosamente vera. È la storia di un uomo dato per morto quarant’anni fa. Inghiottito dal buio della memoria nel mondo analogico di allora, dove i ricordi venivano consumati dallo scorrere del tempo. E, d’improvviso, ricomparso nel mondo digitale di oggi, dove una videochiamata annulla le distanze, può trasformare il privato in pubblico e far fare a una notizia il giro della Terra in un istante.

E, infatti, proprio una videochiamata, una call, come si usa dire, ha restituito alla famiglia, agli amici, ai tifosi Charles Ray Thomas, 75 anni, giocatore di basket americano emigrato in Spagna, dove, negli anni Settanta, prima è diventato una stella, poi si è, letteralmente, perduto: divorzio dalla moglie, addio al team a metà stagione, fuga negli Stati Uniti. Qui, senza lavoro, senza casa, Charles comincia a vagabondare tra New York e il Messico, ovunque ci sia droga da consumare. E proprio all’aeroporto di Mexico City viene visto per l’ultima volta nei primi anni Ottanta dal coetaneo Ken Brady, suo compagno al Sant Josep de Badalona, la prima squadra spagnola di Charles da cui lo prelevò il Barcellona. Brady ricordava un gigante che aveva incantato con la canottiera blaugrana. Ora davanti ai suoi occhi c’è uno zombie devastato dall’eroina. Da lì in poi, il buio. Nessuno incontra più Charles. Nessuno sa più nulla di lui. Tanto che Wikipedia scrive: "Morto intorno al 1980" (mai fidarsi ciecamente di Wikipedia…). Cambio scena. Quindici giorni fa. Siamo in Texas. Norman Carmichael, 73 anni, capitano di Charles al Barcellona, sta guidando. In auto con lui c’è il figlio. Squilla il cellulare. È una videochiamata: "Buongiorno Norman. Le passo Charles Thomas". Norman blocca l’auto pensando a uno scherzo di pessimo gusto. Non riconosce in quel vecchio che appare sullo schermo dello smartphone il compagno di una stagione da sogno incontrato per l’ultima volta 45 anni fa. E morto, per tutti, da quattro decenni almeno. Invece è proprio lui: "Sono rimasto senza parole. All’inizio ho pensato che fosse una truffa, ma sapeva troppe cose per essere un impostore. Poi l’ho riconosciuto. Per il sorriso. E per il modo di parlare. In nessun momento ha cercato di convincermi, voleva solo chiacchierare con me. Ha sempre avuto una faccia dura, ma dietro c’era un uomo semplice con una grande passione per la vita e gli amici. Questo è il Charles che è apparso alla fine della nostra conversazione. È incredibile, è cinema", racconta sorridendo il vecchio capitano a una radio catalana.

Così la notizia fa il giro del mondo. E raggiunge Charles Thomas: aveva 7 anni quando gli fu detto che suo padre era morto. Ora sa che è vivo. Costretto su una sedia a rotelle, ma vivo, in una casa di riposo di Amarillo, nel nord del Texas. E lo raggiunge con il primo volo. Happy end. Non resta che farne un film, vi pare?