Cesare Battisti a bordo dell'areo che lo riporterà in Italia (Ansa)
Cesare Battisti a bordo dell'areo che lo riporterà in Italia (Ansa)

Milano, 14 gennaio 2019 - La trappola dei social, delle chat con i favoreggiatori, ma anche con gli amici e con chi gli chiedeva notizie sulla sua salute. E sarebbero stati proprio questi messaggi, alcuni scambiati con l’Italia, coperti da tre interposte identità per entrambi gli interlocutori, a fornire una chiave di volta alle indagini. Da quelle chat gli investigatori della Digos riescono a risalire alla vera identità virtuale di Cesare Battisti.

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Così lo scorso dicembre, su disposizione della Procura generale, la Digos milanese inizia la caccia a lui in carne e ossa: il giudice della Corte suprema brasiliana Luis Fux firma la richiesta di arresto «a scopo di estradizione».

Cesare Battisti, storia di fughe e protezioni

Battisti comincia a preparare la sua fuga, lo fa contattando una rete di contatti importanti. L’ex terrorista, però, è monitorato e pedinato già da fine ottobre, raccontano fonti interne alla procura e alla Digos milanese. A dicembre comincia a prendere contatti per avere coperture, le cerca tra gli amici e non solo, intanto risponde ai familiari e amici italiani che gli scrivono preoccupati dalle notizie sul suo conto. Battisti usa 15 telefoni diversi, oltre ai social. È sempre la Digos a individuare i numeri chiave dei telefoni. Il monitoraggio lo individua in un luogo preciso, parte da Milano un’unità di polizia diretta in Brasile. Poche ore prima della cattura Battisti però si muove ancora. Sparisce dai radar degli investigatori. Giorni di silenzio, ma torna a scrivere sui social.

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E così, una decina di giorni dopo, ricompare l’identità chiave. Battisti scrive e si muove. Ancora silenzio fino a quando ricompare in Bolivia. Gli inquirenti ritengono che abbia passato il confine con la sua verà identità sui documenti. In Bolivia intervengono. La Digos non lo ha mai mollato, ha tenuto sempre sotto controllo lui e il suo entourage.

Anche  se cambiava cellulari continuamente, il monitoraggio della sua rete di protezione, dei favoreggiatori, li ha aiutati a non perderne mai le tracce. L’ultima localizzazione, prima dell’arresto a Santa Cruz della Sierra, secondo quanto risulta dalle indagini coordinate dal sostituto pg di Milano Antonio Lamanna risale a due o tre giorni fa, quando Battisti si trovava nei dintorni dell’aeroporto di La Paz.

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