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Antartide, ecco le caverne calde. "Forme di vita sconosciute"

Il viaggio al centro della terra dei ricercatori australiani

di ALESSANDRO FARRUGGIA
La magia delle grotte calde in Antartide (YouTube)

L’Antartide è ancora lontana dal rivelarci i suoi segreti. Sotto i suoi ghiacci si celano nicchie ecologiche nelle quali si sono preservati batteri, alghe, microrganismi ma anche artropodi e nematodi. E chissà che altro. Non il mondo quasi magico di Jules Verne in ‘Viaggio al centro della Terra’, ma qualcosa di inatteso e scientificamente rivoluzionario. Può rivelarci organismi evolutisi per milioni di anni in ambienti estremi o magari farci comprendere potenzialità di vita che potremmo trovare su altri pianeti. 
Un interessante squarcio sui segreti del continente di ghiaccio viene dalle ricerche condotte dagli scienziati della Fenners school of environment della Australian national university, in collaborazione con l’università di Waikato, in Nuova Zelanda, esplorando le grotte geotermiche che si sono formate nei ghiacci sul monte Erebus (isola di Ross, di fronte alla base americana di McMurdo) e su tre vulcani della Terra Vittoria (uno dei quali, il monte Melbourne, è vicino alla base italiana Zucchelli, di Baia Terranova) . 

«Nella nostra ricerca – ha raccontato la dottoressa Ceridwen Frazer della Fennes School – abbiamo esplorato grotte sub-glaciali che si estendono per centinaia di metri sotto i ghiacci e che in alcuni tratti hanno temperature che, grazie alle emissioni delle fumarole dei vulcani, possono raggiungere i 25 gradi, tanto è vero che vi abbiamo lavorato in maglietta. Vicino agli ingressi, ma anche attraverso alcune fratture entra luce, o un chiarire azzurrino e lattiginoso, che fa si che le grotte nel ghiaccio non siano nella più completa oscurità».

«Grazie a questo e soprattutto grazie al calore delle fumarole – prosegue Charles Lee dell’Università di Waikato – abbiamo trovato in tutti e quattro i casi un vero e proprio ecosistema composto da muschi, alghe, artropodi e nematodi. Altre ricerche avevano ritrovato 4 specie di cianobatteri e 11 di Clorophita. E abbiamo anche trovato del dna che almeno in parte è sconosciuto. È ovvio che dovremo continuare le nostre esplorazioni perché quello che c’è là sotto può riservare molte sorprese».

E ancora più grandi possono essere le sorprese contenute negli enormi laghi subglaciali, ne sono stati scoperti più di 400, il più noto dei quali è il lago Vostok, che si estendono a profondità fino a 3.500 metri sotto i ghiacci, nel buio assolto e con pressioni fino a 350 atmosfere, ma con temperature attorno a meno 3 gradi. Quei laghi sono isolati da 10-15 milioni di anni e potrebbero contenere – come hanno mostrato trivellazioni fatte dai russi nel lago Vostok – forme di vita: microbi che posso usare fonti chimiche per sostenere processi biologici, usando l’ossigeno disciolto nell’acqua. Microbi provenienti del passato che si sono evoluti per conto loro e che nessuno sa dire come siano, e se magari rappresentino una qualche minaccia per le forme di vita evolutesi in superficie. Probabilmente no, perché fuori dalle loro condizioni estreme e particolarissime morirebbero, ma per evitare rischi e contaminazioni la ricerca va con i piedi di piombo, anche e soprattutto tutela stessa di quegli ecosistemi. Esseri sopravvissuti per milioni di anni per poi scomparire a causa di una trivellazione sub-glaciale incauta.

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