Londra, 20 marzo 2019 - "I parlamentari non sono stati in grado di trovare un accordo per Brexit. Di conseguenza, non usciremo per tempo dall'Europa il 29 marzo. Questo ritardo è motivo di grande rammarico personale". Così la premier britannica, Theresa May, in un accorato appello alla nazione. Ma quello raggiunto a novembre è e resta "il migliore accordo negoziabile" per garantire l'attuazione della volontà popolare manifestata nel referendum del 2016 che è stato "il più grande esercizio democratico" della storia britannica.

PARLAMENTO SPACCATO. Con toni fermi, a volte anche tesi, nel corso di un collegamento televisivo da Downing Street, la premier ha sintetizzato il difficile cammino verso la Brexit, gli ostacoli incontrati, i rischi e il passaggio cruciale che si sta giocando in queste ore. "Finora il Parlamento ha fatto tutto il possibile per evitare di fare una scelta sulla Brexit", ha spiegato in maniera caustica. "Un annullamento della Brexit arrecherà danni irreparabili, non solo a questa generazione di politici, ma all'intero processo democratico", ha aggiunto, invitando il parlamento inglese a compiere una decisione definitiva, senza tentennamenti. 

ACCUSE DIRETTE. Nel corso dell'intervento, May punta il dito sul Parlamento del Regno Unito, in quanto si è dimostrato "incapace di dare seguito alle decisioni in questi due anni", e lo ha sollecitato a decidere se approvare l'accordo di divorzio dall'Europa da lei negoziato con le autorità di Bruxelles, se andare a una separazione traumatica senza regole, il temutissimo no deal, o se addirittura fermare il processo della Brexit, stoppare il distacco una volta per tutte, eventualità che "finirebbe per compromettere la fiducia del popolo" nei confronti dei rappresentanti della politica. La premier ha quindi chiesto il sostegno popolare, ribadendo di non volere nessun rinvio che vada oltre il 30 giugno.

NIENTE SCUSE. L'intervento, senza precedenti, sottolinea il momento drammatico, solenne (e inconcludente) che attraversa il Regno Unito, nel controverso processo di distacco dall'Unione Europea. In particolare la May intendeva spiegare al grande pubblico, senza mediazioni, le ragioni della sua richiesta di un rinvio breve dell'uscita dalla Ue. "Sono certa che ne avete abbastanza, che siete stanchi dei deputati che non parlano d'altro se non della Brexit mentre siamo tutti preoccupati di scuole, servizio sanitario, crimini" e "io sono dalla vostra parte",

LIMITE ULTIMO. "Ho scritto a Donald Tusk, presidente del Consiglio d'Europa, chiedendo una piccola estensione dell'articolo 50 fino al 30 giugno per consentire ai parlamentari di prendere la decisione finale", dice in conclusione la premier inglese, facendo riferimento alla necessità di una breve proroga del termine. E alludendo ai rappresentanti in parlamento, è perentoria: "Vogliono uscire con un accordo, senza accordo o non vogliono uscire affatto? Questo è il momento di una decisione, il Parlamento ha fatto di tutto finora per non decidere", afferma la premier, che auspica una soluzione ragionevole. "Spero di cuore che i parlamentari trovino il modo di sostenere l'accordo che ho negoziato con l'Ue".