Londra, 19 ottobre 2019 - L'Europa va in pressing su Londra in vista dell'appuntamento del 31 ottobre, termine ultimo fissato per la Brexit. Il presidente di turno dell'Unione Europea, il premier finlandese Antti Rinne, detta l'ultimatum a Boris Johnson: il primo ministro britannico ha 12 giorni di tempo (ciè fino alla fine di settembre) per presentare una proposta scritta di "deal" (accordo) sull'uscita del Regno Unito dall'Ue. Altrimenti "è tutto finito", dice Rinne nelle parole riportate dalla Bbc.  Cioè sarà Brexit no deal, con tutte le sue conseguenze

Ma il 'timing' di Londra è diverso. Johnson aveva già indicato nel vertice Ue del 17 ottobre l'occasione opportuna per trovare un'intesa di divorzio consensuale con Bruxelles. E non avrebbe intenzione di accelerare. Una fonte di Downing Street ha risposto alla Bbc che le proposte britanniche per una alternativa alla clausola del 'backstop' per l'Irlanda del Nord (ritenuta dal Regno Unito inaccettabile), saranno fatte "a tempo debito".

Qualcosa però pare sbloccarsi: la portavoce Mina Andreevafa sapere oggi che la Commissione Ue ha ricevuto alcuni documenti scritti da Londra. Su questa base, "ci sarà una discussione tecnica" su aspetti come dogane e norme fitosanitarie. Domani il ministro britannico per la Brexit, Stephen Barclay, sarà a Bruxelles per incontrare il capo-negoziatore dell'Unione Europea, Michel Barnier.

Si muove intanto l'Europarlamento. Nella risoluzione approvata a larga maggioranza ieri a Strasburgo (544 voti a favore, 126 contrari e 38 astenuti), i deputati si dicono aperti a un'eventuale proroga oltre il 31 ottobre, se richiesto dal Regno Unito e a condizione che sia "giustificata e con uno scopo specifico", ad esempio per evitare un'uscita senza accordo, svolgere elezioni generali o un referendum, revocare l'articolo 50 o approvare un accordo di ritiro. Tuttavia, "tale proroga non dovrebbe incidere sul lavoro e sul funzionamento delle istituzioni europee", si legge in una nota.

Il Parlamento europeo ritiene che una Brexit ordinata "sia nell'interesse del Regno Unito e dell'Ue" - si legge nella risoluzione - e continua a ritenere "equo ed equilibrato" l'accordo di recesso finora sul tavolo, sottolineando che un'uscita no deal "sarebbe interamente responsabilità del governo britannico". E che in tal caso "gli obblighi finanziari e di altro tipo del Regno Unito" verso l'Ue "continueranno ad esistere".