Manifestanti anti Brexit a Londra (Ansa)
Manifestanti anti Brexit a Londra (Ansa)

Londra, 12 settembre 2019 - Quali sarebbero le conseguenze di una Brexit no deal? Un rapporto finora tenuto segreto dipinge uno scenario di guerra. Si tratta di un'analisi di sei pagine che accompagna la cosiddetta 'Operazione Yellohammer',  il piano di emergenza per un'uscita dall'Unione europea senza accordo, che ieri il governo è stato costretto a pubblicare in forma integrale dopo che una mozione del Parlamento lo ha imposto. Il documento, redatto da gruppi di lavoro istituiti dallo stesso esecutivo Tory, descrive "il peggiore scenario realistico" ipotizzabile: grossi disagi alla fornitura elettrica, oltre che un forte aumento dei prezzi  del carburante e dei generi alimentari, con una conseguente riduzione delle scorte di alcuni tipi di cibo. E ancora difficoltà nel reperimento di alcuni  farmaci "per almeno sei mesi" , problemi al traffico attraverso la Manica che potrebbe ridursi del 40-60%: servirebbero "tre mesi" per tornare alla normalità. Ripercussioni ci sarebbero anche a livello di sicurezza: la condivisione dei dati delle forze dell'ordine tra Regno Unito e Ue verrebbe infatti interrotta. Gli effetti più gravi si avrebbero nei giorni consecutivi al divorzio, programmato per il 31 ottobre. Si prevedono code di tir, ritardi nei traghetti, possibili "disordini pubblici e tensioni tra i cittadini". 

Brexit, Laobour preme per riaprire il Parlamento 

Mentre Londra minimizza la portata del rapporto (Michael Gove, responsabile dei preparativi del no deal, dice che il testo è datato e e che nel frattempo sono state approntate misure per "mitigare" i rischi),  il leader laburista Jeremy Corbyn denuncia un quadro allarmante e accusa il premier Johnson di essere pronto a esporre alle conseguenze di una Brexit senza accordo soprattutto i ceti più svantaggiati. Secondo Keir Starmer, ministro ombra del Labour per la Brexit, il rapporto Yellowhammer  rende "più necessaria che mai la riconvocazione del Parlamento", tuttora chiuso, nonostante la sentenza della Court of Session di Edimburgo, il tribunale d'appello in Scozia, che ha ritenuto illegittima la sospensione delle Camere fino al 14 ottobre, a sole due settimane dall'uscita del paese dalla Ue. La decisione definitiva è nella mani della Corte Suprema, il più alto tribunale del Regno Unito a cui ha fatto ricorso Johnson: il caso sarà esaminato il 17 settembre.