Jeremy Corbyn e Theresa May (Ansa)
Jeremy Corbyn e Theresa May (Ansa)

Londra, 3 aprile 2019 - L'incontro con Theresa May alla ricerca di un compromesso sulla Brexit "è stato utile, ma non risolutivo". Jeremy Corbyn commenta così l'esito del colloquio con la premier britannica, aggiungendo che presto ci saranno altri incontri. Eppure non tutti nel governo hanno accettato volentieri l'apertura a un dialogo col leader laburista. Oggi ben due sottosegretari si sono dimessi. A lasciare sono stati Chris Heaton-Harris, sottosegretario britannico per la Brexit, e Nigel Adams, sottosegretario al dicastero per il Galles

Aggiornamento venerdì 5 aprile 2019: Theresa May chiede rinvio al 30 giugno

Intanto oggi la Camera dei Comuni britannica ha rigettato spaccandosi a metà la mozione del deputato laburista 'pro Remain' Hilary Benn per una terza sessione di voti indicativi su piani B d'iniziativa parlamentare sulla Brexit che si sarebbe dovuta tenere lunedì. Alle fine è stato pareggio, con 310 sì contro 310 no, e secondo prassi è stato lo speaker John Bercow a decidere la contesa unendosi ai no. A questo punto per uscire dallo stallo resta solo la strada del compromesso fra Theresa May e Jeremy Corbyn, salvo ripensamenti su un referendum bis.

Il punto è: ci sono i presupposti per un rinvio breve della Brexit, fissata al 12 aprile? Jean Claude Juncker sottolinea che la Ue è pronta a concedere una proroga solo in caso di un voto entro il 12. Ma poi assicura: lavoreremo "fino all'ultimo minuto" per un accordo sulla Brexit, perché i soli che beneficerebbero di no-deal sarebbero "i nazionalisti e i populisti" e gli avversari dell'Ue e del Regno Unito.

Da parte sua il Financial Times sostiene che l'Unione europea è pronta a offrire alla premier Theresa May un lungo rinvio della Brexit, ma a patto che Londra accetti una serie di condizioni particolarmente vincolanti. 

"Con no deal ripresa immediata controlli doganali"

MOSCOVICI - In tutto ciò il commissario europeo Pierre Moscovici avverte: "Nel settore doganale e fiscale, una Brexit no-deal significherebbe l'immediato ristabilimento dei controlli doganali sulle merci provenienti dal Regno Unito, nuovi moduli doganali da compilare per le società che commerciano con il Regno Unito e la necessità di riscuotere l'Iva sulle merci importate dal Regno Unito".
"La Commissione europea e la Ue a 27 - conclude Moscovici - non volevano la Brexit nel 2016 e certamente non vogliamo vedere una Brexit senza accordo nel 2019. Speriamo ancora che ciò possa essere evitato. Ma siamo pronti ad affrontare la sfida se si dovesse arrivare a questo".

"Il mancato accordo giova solo a nazionalisti e populisti"

JUNCKER -  "Abbiamo qualche giorno in più, se il Regno Unito è in grado di approvare l'accordo di ritiro con una maggioranza sostenibile da qui al 12 aprile, allora l'Ue dovrebbe accettare una proroga fino al 22 maggio". Ma "se la Camera dei Comuni non si pronuncerà, nessuna proroga breve sarà possibile, perché questo minaccia il buon funzionamento dell'Unione europea e le stesse elezioni europee", dice il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, intervenendo in Parlamento. 
Insomma, Juncker promette di lavorare "fino all'ultimo minuto" per un accordo sulla Brexit, perché i soli che beneficerebbero di no-deal sarebbero "i nazionalisti e i populisti" e gli avversari dell'Ue e del Regno Unito. "Lavoreremo fino all'ultimo momento per evitare un mancato accordo. I soli che approfitterebbero dello choc di un no-deal sono gli avversari di un ordine mondiale basato sulle regole, i soli che si vedrebbero rafforzati sono i populisti e i nazionalisti, e i soli che gioirebbero sono quelli che vogliono indebolire al contempo l'Ue e - non sbagliatevi - il Regno Unito", ha detto ricevendo l'applauso della plenaria.

"Tutti avranno un po' di meno e daranno di più"

BANKITALIA - Con Brexit cambierà anche il bilancio comunitario e "tutti, compresa l'Italia avranno un po' di meno o dovranno dare di più", chiarisce Paolo Sestito, capo del servizio struttura economica della Banca d'Italia. L'entità dell'eventuale aggravio, ha spiegato, "non è stato ancora definito con esattezza, dipendera' anche dalle tariffe che saranno applicate tra Regno Unito e Europa".

Chi si è dimesso?

HEATON-HARRIS - "Dopo molte riflessioni, ho deciso di lasciare il governo di Theresa May". Questo l'annuncio su Twitter del sottosegretario britannico per la Brexit, Chris Heaton-Harris, contrario all'apertura della premier Tory a un compromesso col leader laburista Jeremy Corbyn. Il sottosegretario, addetto ai piani per un eventuale no deal al dicastero per la Brexit, ha scritto di ritenere il suo lavoro ormai "irrilevante" dato il no della May a un divorzio senza accordo e di non poter accettare ulteriori rinvii dell'uscita dalla Ue. Ecco il post su Twitter: 

NIGEL ADAMS - Prima di Chris Heaton-Harris, anche il sottosegretario britannico per il Galles Nigel Adams ha annunciato oggi le sue dimissioni, denunciando il "grave errore" di Theresa May di negoziare un nuovo accordo della Brexit con un "marxista" come Jeremy Corbyn. Un accordo che porterà, afferma il 'Brexiteer' nella lettera di dimissioni, la Gran Bretagna a rimanere nell'Unione doganale. "Io e molti altri abbiamo sempre condiviso la sua precedente posizione che il 'no deal' sia preferibile ad un bad deal, un cattivo accordo - scrive Adams - ora invece sembra che Lei ed il suo governo abbiate deciso che un accordo, escogitato con un marxista che neanche una volta nella sua vita politica ha messo gli interessi britannici al primo posto, sia meglio di un no deal". 

'SPARI' SU CORBYN - Intanto, a esemplificare il clima di divisione che regna in Gran Bretagna, spunta un video, circolato su Internet, in cui si vedono alcuni soldati che fanno pratica di tiro sparando verso l'immagine del leader laburista, Jeremy Corbyn. L'esercito britannico ha fatto sapere che indagherà.
Le immagini, che sono recenti, sembrerebbero esser state girate a Kabul, protagonisti i soldati del Terzo Battaglione del Reggimento paracadutisti. Un portavoce dell'esercito ha parlato di "comportamento assolutamente inaccettabile e al di sotto degli standard di comportamento che ci si aspetta nell'esercito".