Theresa May e Boris Johnson (Afp)
Theresa May e Boris Johnson (Afp)

Londra, 29 marzo 2019 - Dopo il sacrificio estremo della prima ministra britannica Theresa May, che ha offerto la poltrona in cambio del supporto al suo controverso Withdrawal Agreement, è subito spuntato a sostenerla il suo rivale principale: Boris Johnson. Che oggi voterà a favore dell’accordo sulla Brexit, diviso in extremis dalla dichiarazione politica che finora lo aveva accompagnato creando tanti problemi alla May. E forse, durante i negoziati che sono continuati fino a tarda notte di ieri con i nordirlandesi del Dup (gli unionisti fedelissimi al Regno Unito) e gli altri gruppi contrari, la May potrebbe essere riuscita a convertire quanto basta per racimolare voti a sufficienza e strappare la maggioranza per il suo ‘deal’, anche se troncato e ridimensionato.

Intanto, il voltafaccia del biondo ultra-Brexittaro Johnson non è sfuggito a nessuno e twitter e i social media hanno lapidato l’ambizioso Boris, che da sempre aspira a diventare premier, e che fino a poche ore prima dell’annuncio della May (sulle sue future dimissioni) era stato uno dei principali detrattori dell’accordo. Il 54enne Johnson aveva persino citato la Bibbia paragonando gli inglesi al popolo di Mosè (ovvero gli schiavi) e la Ue al faraone (il carceriere) nel capitolo dell’Esodo, finendo la sua parabola con l’urlo: Let my people go («lascia andare il mio popolo») rivolto a Bruxelles. Appena però la 62enne May gli ha sventolato la possibilità di diventare primo ministro (Johnson è il favorito dai bookmaker), Boris ha cambiato idea, confermando che avrebbe votato a favore del Withdrawal Agreement, giunto ormai alla terza votazione nella Camera dei comuni.

Il governo ha dovuto dividere l’accordo in due anche per passare il test dello speaker dei comuni, John Bercow, che era risalito a un precedente del 1604 per negare la ripresentazione della mozione del governo, giudicata uguale alle due precedenti. Bercow, che dovrebbe essere imparziale, ma che è invece accusato dai tory di essere partisan (anti-Brexit come la moglie, che sull’auto aveva apposto il cartello Bollocks to Brexit – un poco elegante Brexit vaffa), ieri ha invece deciso di accettare la terza votazione sul deal della May, che avverrà oggi alle 14.30 locali (15.30 in Italia).

Boris – ora dimagrito, divorziato e con una nuova fiamma – starebbe quindi affilando le unghie e preparandosi per accedere alla posizione da lui tanto agognata, cercando di evitare di rimanere fregato un’altra volta sulla linea del traguardo. Nell’ultima gara alla premiership, fu infatti Michael Gove a dargli una pugnalata alla schiena, definendo Johnson «incapace di governare», cosa che aveva di fatto distrutto la candidatura Johnson. I due poi hanno fatto pace, ma Gove nutre ancora ambizioni proprie e, per molti, potrebbe essere un migliore primo ministro di Boris perché più misurato anche se senza una grande personalità. In lizza ci sono anche Sajid Javid (agli Interni), Dominic Raab (ex-ministro per la Brexit) e Amber Rudd (ex-ministro degli Interni prima di Javid). Meno probabile che ce la facciano i laburisti con Jeremy Corbyn, che non sembrano riuscire a raccattare consensi.