Londra, 27 marzo 2019 - Brexit, a Westminster stasera i parlamentari votano sulle opzioni - ben 8 - d'uscita "alternative" all'intesa di Theresa May. E sul filo del rasoio la premier britannica - duramente attaccata 'in casa' dai colleghi conservatori - propone un patto: vi offro le dimissioni se votate il mio accordo (già bocciato dal Parlamento due volte).

"Sono pronta a lasciare l'incarico in anticipo rispetto al previsto per assicurare una Brexit ordinata", ha detto Theresa May, alla riunione con i deputati Tory alla Camera dei Comuni, come riporta l'emittente Sky News, citando fonti proprie. May non ha specificato una tempistica, ma secondo un deputato conservatore il senso del suo discorso sarebbe quello di dimissioni che arriverebbero "ragionevolmente presto" e la premier avrebbe riconosciuto di avere compiuto "alcuni errori". E il deputato conservatore James Cartilage - parlando con la Bbc - ha aggiunto che la May ha affermato che non sarà lei a seguire la prossima fase dei negoziati.

falseLE REAZIONI TORY - Non si sono fatte attendere le posizioni dei conservatori. L'ex ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha dichiarato che a questo patto voterà a favore dell'accordo di Theresa May. Johnson, che è dato tra i più probabili candidati alla guida del partito Tory, è stato uno dei più strenui oppositori dell'intesa che una volta definì "giubbotto esplosivo".

Jacob Rees-Mogg, considerato un falco dei brexiteer, ha detto oggi che "l'astensione del Dup (il partito protestante di destra dell'Irlanda del Nord, ndr)" in caso di terzo voto per la ratifica dell'accordo sulla Brexit concluso da Theresa May con l'Ue "sarebbe un motivo sufficiente per votare a favore dell'intesa" come richiesto dal capo del governo. Ma il Dup risponde picche: una fonte degli unionisti ha detto alla Bbc che "i primi ministri vanno e vengono" e che il commercio e le questioni costituzionali interessate dall'accordo sulla Brexit continuano a "vivere".

Secondo Laura Kuenssberg della Bbc, sarebbero 25 i Tory che hanno cambiato idea e ora sosterranno l'accordo per la Brexit di Theresa May. 

falseCORBYN - Su Twitter il leader laburista Jeremy Corbyn attacca: "La promessa di Theresa May ai deputati Tory dimostra una volta per tutte che i suoi caotici negoziati sulla Brexit riguardavano in verità la guida del partito e non i principi nè l'interesse comune. Un  cambiamento al governo, non può essere un rattoppo Tory, è la gente che deve decidere".

IL DISCORSO DI THERESA - "Sono pronta a lasciare questo incarico prima di quanto intendessi, pur di fare ciò che è giusto per il nostro paese e il nostro partito - ha spiegato - Chiedo a tutti in questa stanza di sostenere l'accordo in modo da poter completare il nostro dovere storico: dare seguito alla decisione del popolo britannico e lasciare l'Unione europea con un'uscita regolare e ordinata".  

"Questo è stato un periodo di test per il nostro Paese e il nostro partito - ha detto poi la May secondo il testo diffuso da Downing Street - Siamo quasi arrivati. Siamo quasi pronti per iniziare un nuovo capitolo e costruire un futuro più luminoso". "Ma prima che si possa fare, dobbiamo finire il lavoro che abbiamo in mano", ha commentato ancora.  
May ha spiegato di avere "sentito molto chiaramente l'umore dei parlamentari del partito". "So che c'è il desiderio di un nuovo approccio e di una nuova leadership nella seconda fase dei negoziati sulla Brexit - e non voglio ostacolarlo", ha precisato May. "So che alcune persone sono preoccupate per il fatto che se si vota in favore dell'accordo sul ritiro, io userò questa circostanza come mandato per guidare la seconda fase" del negoziato. "Non voglio ... ho sentito cosa state dicendo, "ma dobbiamo ottenere l'accordo e portare a compimento la Brexit", ha insistito il primo ministro.

LE 8 PROPOSTE DEL PIANO B - Sono ben 8 le proposte parlamentari di piano B sulla Brexit alternative all'accordo di Theresa May ammesse dallo speaker John Bercow al voto indicativo ai Comuni. Una varietà che rischia di produrre "confusione" e "tempi lunghi" secondo i commentatori, e che comprende opzioni di Brexit più soft (con permanenza nell'Unione doganale o nel mercato unico); più hard (modello 'trattato di libero scambio col Canada' o con uscita no deal 'gestita'); ma anche di un secondo referendum o addirittura di revoca del divorzio da Bruxelles.