Festeggiamenti pro-Brexit a Londra (Ansa)
Festeggiamenti pro-Brexit a Londra (Ansa)

Londra, 1 febbario 2020 - Dopo mille rinvii e bocciature, è arrivato il Brexit Day. A partire da oggi, l’Ue è più piccola: ha 66 milioni di cittadini in meno, passando così a 446 milioni, così come l’Europarlamento, che perde 73 deputati. I cittadini dell’Ue e del Regno Unito, però, non percepiranno subito il cambiamento, perché il periodo di transizione durerà almeno 11 mesi, fino alla fine di quest’anno. Il premier Boris Johnson assicura che non consentirà un’estensione della transizione, ma l’Ue resta scettica, perché Bruxelles e Londra non sono affatto allineate: l’Ue insiste su "condizioni eque", mentre Johnson non vuole continuare a seguire le regole, nemmeno in cambio di condizioni commerciali vantaggiose.

Nel Regno Unito risiedono oggi 3,5 milioni di cittadini di Paesi Ue, tra cui circa 400mila italiani registrati all’anagrafe consolare, che diventano 700mila considerando anche i non registrati. I britannici che risiedono nell’Ue sono invece 1,2 milioni. In base all’accordo di divorzio, tutti gli espatriati già registrati come residenti fino al 30 giugno 2021 manterranno gli attuali diritti. A partire da quella data cesserà la libertà di movimento e le nuove regole determineranno un’equiparazione fra europei ed extracomunitari.

Ma il vero nodo riguarda il commercio e il lavoro. La frontiera vera e propria sarà ristabilita dal 1° gennaio 2021. A quel punto, se Londra e Bruxelles non riusciranno a mettersi d’accordo, si rischia la comparsa di barriere doganali. In caso di aumento dei costi per l’export a essere colpiti di più sarebbero i settori direttamente dipendenti dai processi di globalizzazione e quindi automotive e trasporti, macchinari, elettronica, tessile e arredamento, agroalimentare e materie prime.

Sul lavoro, la situazione è ancora più complicata. Le autorità britanniche negano "espulsioni", ma è stata istituita una piattaforma online, Settlement Scheme, a cui i lavoratori stranieri sono tenuti ad iscriversi per mantenere la residenza. L’80% delle richieste di residenza ha ottenuto l’ok. Resta però un 20% di esclusi, di cui non è chiaro il destino. Per chi intende trasferirsi in Gran Bretagna, la prospettiva è ancora più grigia. Mentre la legge inglese non prevede limiti per chi ha uno stipendio di almeno 30mila euro l’anno, è probabile che diventerà molto più difficile l’ingresso per i non specializzati.

Brexit, cosa cambia

Passaporti e visti
Per tutto il 2020 non cambierà nulla. I turisti italiani che intendono visitare il Regno Unito (milioni ogni anno) potranno farlo senza alcun problema, carta d’identità alla mano. Per i prossimi 11 mesi non serviranno dunque 
né passaporto, né visto. Dal 2021 invece il Regno Unito sarà a tutti gli effetti un Paese extracomunitario, alla stregua di Usa o Giappone. Chi vorrà andare in Gran Bretagna dovrà dotarsi di passaporto. Non solo, sarà necessario avere anche un visto turistico che si potrà richiedere online fino a tre giorni prima della partenza.

Cosa dovranno fare gli italiani residenti
Gli italiani che risiedono in Gran Bretagna avranno tempo fino al 30 giugno del prossimo anno per iscriversi al Settlement Scheme, un programma che consente di restare nel Regno Unito e mantenere tutti i diritti garantiti prima della Brexit.

Sanità
Chi risiede a Londra e dintorni da più di 5 anni avrà diritto al Settle Status, vale a dire alla residenza permanente, che garantisce l’accesso alla sanità pubblica e alla sicurezza sociale. Chi invece vive nel Regno Unito da meno tempo riceverà un permesso temporaneo.

Nuovi arrivi
Chi godrà di un permesso temporaneo, una volta trascorsi i 5 anni necessari, potrà richiedere la residenza permanente. Lo stesso discorso vale per chi arriverà Oltremanica entro il 31 dicembre 2020. Per registrarsi al Settlement Scheme ci sarà tempo fino al 30 giugno 2021. 

Lavoro
Cosa succederà dopo? Il governo britannico favorirà l’immigrazione di lavoratori qualificati, con stipendi di almeno 30mila sterline l’anno. Tutti gli altri (camerieri, baristi, commessi, etc.) per poter risiedere dovranno avere un contratto di lavoro al momento della partenza.

Erasmus
L’intenzione è quella di confermarlo anche oltre il 2020, ma tutto dipenderà dalle intese che saranno negoziate per i prossimi mesi. Per quest’anno comunque non cambia nulla: chi ha già in programma di andare a studiare nel Regno Unito potrà farlo senza problemi.

Imprese e commercio
L’import dall’Italia è di 3,4 miliardi, di cui circa il 30% è costituito da prodotti a indicazione geografica protetta. Senza un accordo commerciale tra Ue e Gran Bretagna i prodotti provenienti dall’Unione europea dovranno passare una dogana e pagare dazi potenzialmente elevati.

Università
Dopo il 2020, a meno di futuri accordi, gli studenti italiani (ed europei) diventeranno extracomunitari e potrebbero dunque veder lievitare le tasse da pagare all’Università. L’importo potrebbe salire da circa 9 mila sterline l’anno a 10 mila e fino a 38mila per le specializzazioni più elevate.