La campagna per la liberalizzazione dei vaccini (Ansa)
La campagna per la liberalizzazione dei vaccini (Ansa)

Roma, 6 maggio 2021 - Sulla liberalizzazione dei vaccini anti Covid, dopo l'apertura 'storicà del presidente Usa Joe Biden, che ha ipotizzato di togliere i brevetti, si assiste a uno scontro di posizioni, con 'Big Pharma' che si mostra preoccupata da questi sviluppi e sottolinea che togliere i brevetti non risolverebbe il problema della mancanza di dosi. 

Brevetti vaccini: l'Europa si spacca

In sostanza sono due le considerazioni contrapposte: gli Stati Uniti (e in un certo senso la Ue, che con Von der Leyen si è detta pronta a discutere la proposta)  sottolineano la necessità di cambiare strategia. Il concetto è questo: nella peggiore pandemia degli ultimi 100 anni, nessuno si salva da solo e non si può lasciare nessuno indietro (perché altrimenti le varianti continueranno a proliferare), inoltre e per vaccinare tutti, anche nei Paesi più poveri, servono più dosi. D'altro canto la proposta di liberalizzazione incontra le resistenza dell'industria farmaceutica, preoccupata su più fronti: teme che costituisca un pericoloso precedente, che calpesti i diritti di proprietà intellettuale, che scoraggerà l'innovazione e farà anche perdere posti di lavoro. Il settore farmaceutico è convinto che la sospensione dei brevetti non sia la panacea: lo ha detto chiaramente l'azienda farmaceutica tedesca, il cui laboratorio è all'origine del vaccino Pfizer, la BioNTech: "Non sono i brevetti a frenare la produzione". 

La questione della produzione

Per il settore produttivo liberalizzare temporaneamente i brevetti non migliorerà l'offerta perchè la capacità produttiva mondiale è già al limite e le stesse aziende hanno firmato tra loro più di 260 accordi (le cosiddette licenze volontarie) per aumentarla (i dati sono della Duke University). Per ora Johnson & Johnson, Pfizer e Moderna non hanno reagito, ma mercoledì a Wall Street hanno registrato consistenti perdite in Borsa. E la Federazione internazionale dell'industria farmaceutica ha liquidato la proposta come "deludente": "La sospensione è la risposta semplice ma falsa a un problema complesso". 
A sentire le case farmaceutiche, in questo momento eliminare i brevetti sui vaccini anti Covid o imporre una loro sospensione non consentirebbe di avere nemmeno una sola dose in più: il problema - dicono - sono il 'know how' e le materie prime. Stephen Ubl, presidente della federazione americana, ha sottolineato che una decisione in tal senso potrebbe "indebolire ulteriormente le filiere già tese e favorire la proliferazione di vaccini contraffatti".

La posizione di Farmindustria

"I vaccini contro il Covid 19 sono arrivati con tanta celerità grazie anche alla proprietà intellettuale. Senza, infatti, la spinta dei brevetti alla ricerca e alla produzione, oggi non potremmo beneficiare di questi strumenti, fondamentali per superare la crisi pandemica e ritornare a una vita normale", afferma Farmindustria sottolineando "sorpresa e preoccupazione per le dichiarazioni e le iniziative internazionali volte a ridurne o ad annullarne la tutela". Iniziative, secondo Farmindustria "che - di certo - non risolvono il problema di avere subito più vaccini". Per l'industria del farmaco "la deroga ai brevetti non servirebbe ad aumentare la produzione nè a offrire le soluzioni necessarie per vincere la pandemia. Potrebbe avere invece l'effetto opposto: dirottare risorse, materie prime verso siti di produzione meno efficienti. E potrebbe determinare l'aumento della contraffazione a livello globale". La tutela del brevetto "è quindi fondamentale sia per affrontare questa pandemia che ha travolto il mondo intero sia per gestire al meglio i farmaci allo studio".

Cosa dicono gli Stati e l'Oms

Dopo la storica apertura degli Stati Uniti, l'Oms ha parlato di "svolta epocale". Per l'Italia parla  il premier  Mario Draghi, che ha sottolineato: "I vaccini sono un bene comune globale: è prioritario aumentare la loro produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali", mentre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha invitando l'Ue a mostrare "coraggio". Una posizione che vede allineato il presidente francese Emmanuel Macron: "Sono favorevole alla revoca della proprietà intellettuale", ha detto, sottolineando come l'Europa sia "il continente più generoso in materia di dosi" e insistendo sull'invio di vaccini "ai Paesi più fragili".  
Di contro il governo tedesco di Angela Merkel ha insistito sull'importanza di mantenere i brevetti intatti: "Il suggerimento degli Stati Uniti di revocare la protezione dei brevetti per i vaccini Covid-19 ha implicazioni significative per la produzione dei vaccini nel suo complesso", ha affermato una portavoce dell'esecutivo di Berlino, sottolineando che "la protezione della proprietà intellettuale è una fonte di innovazione e deve rimanere tale nel futuro".
Anche la Russia è favorevole a liberalizzare i brevetti: per Vladimir Putin è in linea con le regole del Wto, che prevedono la revoca dei brevetti in circostanze straordinarie: "E questa pandemia è un'emergenza". 
Tornando alla Ue, i capi di Stato e di Governo dei Ventisette ne discuteranno al summit informale di domani e sabato a Porto, in Portogallo. Ma è evidente che è stata colta di sorpresa: ci vogliono almeno due anni per rendere la proposta effettiva al Wto e i grandi beneficiari -hanno fatto filtrare fonti dell'esecutivo - sarebbero due grandi potenze come la Cina e l'India, poiché trarrebbero vantaggio dalla "rivoluzionaria" tecnologia dell'Rna messaggero (mRNA), un "vantaggio competitivo" che va "preservato". 


India e Sudafrica

L'India - dove la pandemia non dà tregua, 4mila morti solo nelle ultime ore - e il Sudafrica, da mesi si battono per una sospensione dei brevetti e a ottobre hanno lanciato una proposta che riguardava anche i farmaci e i prodotti legati alla diagnosi e alla cura del Covid. La proposta ha ricevuto finora il sostegno di un centinaio di Paesi ma aveva incontrato il rifiuto dei Paesi più ricchi (Usa e Ue, in testa, oltre alla Svizzera). L'India e il SudAfrica hanno annunciato la scorsa settimana che vogliono riprovarci (tra l'altro il Consiglio generale del Wto è riunito già questa settimana), ma i tempi non si preannunciano rapidi. 

Perché liberalizzare

La liberalizzazione dei brevetti è pensata per aumentare la produzione e rendere accessibili le dosi ai Paesi a basso reddito: l'obiettivo è consentire, almeno in via teorica, a qualsiasi produttore farmaceutico al mondo di produrre vaccini 'copiati' senza il rischio di essere citati in giudizio per violazione della proprietà intellettuale. 

Perché non liberalizzare

In sede Wto, Washington e Bruxelles finora si sono opposti, sostenendo che la deroga toglierebbe alle case farmaceutiche ogni incentivo ai grandi investimenti in ricerca e sviluppo e che ciò sarebbe controproducente soprattutto in tempi di pandemia, in un momento in cui le aziende del settore sono chiamate ad aggiornare costantemente i propri prodotti a fronte dell'emergere di nuove mutazioni del virus. 

Quanti vaccini servono

La prospettiva di una sospensione è comunque sostenuta da più di 100 congressisti democratici a Capitol Hill, e anche da economisti vincitori di premio Nobel. Prima della pandemia, la capacità di produzione mondiale di vaccini era di circa 4 miliardi di dosi; finora sono state somministrati poco più di un miliardo di vaccini, ma ne sarebbero necessarie più di 12 miliardi entro la fine dell'anno. Per l'ex direttore del Programma medicinali dell'Oms, il colombiano Germàn Velàsquez, se i brevetti dei verranno sospesi, "in un anno l'intera popolazione mondiale potrebbe essere immunizzata". "Ma le case farmaceutiche agiscono come un clan. Si opporranno fino all'ultimo con tutti i mezzi possibili. Faranno pressione sull'amministrazione americana, sui Paesi produttori... faranno 'pressioni'" per mantenere i brevetti.