Vladimir Putin e Joe Biden
Vladimir Putin e Joe Biden
"L’incontro di Ginevra ha svolto la funzione che ci si attendeva che svolgesse. Stabilizzare le relazioni tra Usa e Russia e porre le premesse per un dialogo che in prospettiva eviti che Mosca finisca per gravitare nell’orbita cinese". Così l’ambasciatore Giampiero Massolo, diplomatico di lungo corso che fu segretario generale della Farnesina, poi per quattro anni direttore del Dis e quindi oggi presidente di Fincanteri e dell’Ispi. Come leggere il vertice Biden-Putin? "Nel quadro della logica che ha presieduto al viaggio europeo di Biden, una logica che aveva sostanzialmente tre obiettivi: coinvolgere la Russia,...

"L’incontro di Ginevra ha svolto la funzione che ci si attendeva che svolgesse. Stabilizzare le relazioni tra Usa e Russia e porre le premesse per un dialogo che in prospettiva eviti che Mosca finisca per gravitare nell’orbita cinese". Così l’ambasciatore Giampiero Massolo, diplomatico di lungo corso che fu segretario generale della Farnesina, poi per quattro anni direttore del Dis e quindi oggi presidente di Fincanteri e dell’Ispi.

Come leggere il vertice Biden-Putin?

"Nel quadro della logica che ha presieduto al viaggio europeo di Biden, una logica che aveva sostanzialmente tre obiettivi: coinvolgere la Russia, rassicurare gli europei e contenere la Cina. Con prevalenza per questo terzo obiettivo. Da questo punto di vista l’incontro non è andato male, anzi. Perché sia pur senza portare a risultati concreti, di fatto ha consentito a Putin di sedersi accanto al presidente degli Stati Uniti e quindi ne ha soddisfatto le ambizioni di status, sia perché ha permesso a Biden di inviare al presidente della Russia alcuni messaggi precisi soprattutto sulle interferenze, sulla sicurezza cibernetica e sui diritti umani. E poi c’è il lavoro in prospettiva. L’obiettivo di Biden è evitare che la Russia finisca per gravitare nel campo cinese e quindi l’idea non era quella di raggiungere una pace fredda, ma di stabilizzare i rapporti e di creare un qualche meccanismo di collaborazione. Su questo si è lavorato".

Che cosa significa il ritorno degli ambasciatori?

"La stabilizzazione delle relazioni, parlarsi. Che è la premessa di tutto".

La strategia di Biden è quella giusta?

"La scommessa di Biden è contenere la potenza cinese attraverso un solido e rinnovato rapporto transatlantico, un ancoraggio con la Russia per evitare che derivi verso la Cina e attraverso una rivalutazione degli assetti multilaterali. Se funzionerà, vediamo. Putin ha esigenze di consenso interno che potrebbero spingerlo ad azioni che sono in contraddizione con questa linea che è emersa dagli incontri di Ginevra".

Che cosa farà la Cina? Nel vecchio Continente ha molti amici...

"In Europa la percezione della minaccia cinese è diversa rispetto a quella che ne hanno gli Stati Uniti, l’Europa è più preoccupata dall’aggressività di Mosca che di una Cina che, per molti versi, è funzionale allo sviluppo europeo. Tenuto presente questo, se la Cina avesse la furbizia di fare dei gesti distensivi, per esempio sul negoziato climatico, la scommessa di Biden potrebbe anche mostrare dei punti di debolezza".

Il nuovo scenario dei rapporti Usa-Russia cambia qualcosa sul dossier libico, a noi caro?

"È inutile che ci facciamo delle illusioni, in Libia turchi e russi sono venuti per restare. Bisogna bilanciare il loro attivismo. L’Europa non lo può fare da sola: è essenziale che gli americani facciano sentire la loro presenza, come chiedono gli europei, per evitare che Russia e Turchia diventino le potenze dominanti nel Mediterraneo. In questo senso tra le due sponde dell’Atlantico ora c’è più comprensione. Dopo il viaggio di Biden l’equilibrio tra gli interessi europei e americani sembra dischiudere a sviluppi abbastanza positivi".