Roma, 26 febbraio 2021 - Sono passati solo 37 giorni dall'inizio dell'era di Joe Biden. E il nuovo presidente degli Stati Uniti ha autorizzato la sua prima azione militare: un raid aereo contro siti utilizzati da miliziani, sostenuti dall'Iran, nell'est della Siria, vicino al confine con l'Iraq. Lo ha reso noto il Pentagono. "Questi raid sono stati autorizzati in risposta ai recenti attacchi contro personale americano e della coalizione in Iraq e alle minacce continue a questo personale", ha fatto sapere il portavoce John Kirby. Le operazioni, "su ordine del presidente", hanno "distrutto diversi siti, in un posto di controllo al confine, usati da vari gruppi militanti sostenuti dall'Iran, compresi Kaitaib Hezbollah e Kaitaib Sayyid al-Shuhada".

John Kirby (Ansa)

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede nel Regno Unito legata agli attivisti delle opposizioni citata dalle tv satellitari, almeno 22 miliziani sono stati uccisi nell'operazione. L'intervento è scattato dopo la pioggia di razzi del 15 febbraio in direzione di una base aerea che ospita anche forze Usa nella zona di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Nell'attacco è rimasto ucciso un contractor, che era un civile, e un soldato americano e diversi contractor americani sono rimasti feriti.

"Siamo fiduciosi sull'obiettivo che abbiamo attaccato, siamo convinti che era usato dalla stessa milizia sciita che ha condotto gli attacchi" contro basi Usa in Iraq, ha detto il segretario alla Difesa, Lloyd Austin. Le operazioni delle ultime ore sono per il Pentagono una "risposta militare proporzionata", decisa dopo consultazioni con gli alleati della coalizione. Il messaggio è "inequivocabile: il presidente Biden agirà per proteggere il personale americano e della coalizione" e allo stesso tempo "abbiamo agito in modo deliberato per una de-escalation della situazione generale nell'est della Siria e in Iraq". 

Russia condanna attacchi

La Russia condanna fermamente gli attacchi statunitensi sulla Siria e chiede agli Stati Uniti di rispettare l'integrità territoriale e la sovranità della Siria. "Condanniamo risolutamente tali azioni e chiediamo il rispetto incondizionato della sovranità e l'integrità territoriale della Siria", ha detto la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, in una conferenza stampa a Mosca. "Riaffermiamo la nostra opposizione a qualsiasi tentativo di trasformare il territorio siriano in un'arena per regolare i conti geopolitici", ha aggiunto. Il Cremlino ha detto che la Russia "sta monitorando da molto vicino la situazione sul posto". Il portavoce Dmitri Peskov ha sottolineato che Mosca è "in costante contatto con i colleghi siriani". Il portavoce ha anche detto di non avere informazioni sulla possibilità che gli Stati Uniti abbiano notificato alla Russia l'attacco programmato in Siria. "Non sono in possesso di tali informazioni", ha spiegato Peskov alla stampa, "i contatti operativi (con gli Usa) avvengono attraverso i canali militari".

Cina chiede rispetto sovranità

La Cina ha chiesto il rispetto della sovranità della Siria dopo il raid aereo degli Stati Uniti contro infrastrutture legate alle milizie filo-iraniane, e di evitare "nuove complicazioni" nel Paese mediorientale. La Cina, ha scandito il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, "chiede a tutte le parti interessate di rispettare la sovranità, l'indipendenza e l'integrita' territoriale della Siria e di evitare di aggiungere nuove complicazioni alla situazione in Siria".