Amri a Lampedusa nel 2011 (Ansa)
Amri a Lampedusa nel 2011 (Ansa)

Berlino, 22 dicembre 2016 - Continua in tutta la Germania e anche in Europa la caccia ad Anis Amri, il tunisino sospettato di essere l'attentatore della strage di Berlino e le cui impronte, rivelano media tedeschi, sarebbero state ritrovate sulla portiera del guidatore e sul volante del camion della strage. 

Ora spunta anche un video, filmato dalle autorità di sicurezza 8 ore dopo l'attentato: c'è Amri, di fronte all'associazione-moschea 'Fussilet 33', nel quartiere di Moabit della capitale, perquisita oggi dalla polizia. Lo rivela la tv pubblica Rbb sul suo sito, dove pubblica anche due altri fermo-immagine della telecamera, che mostrano Amri di fronte alla moschea il 14 e il 15 dicembre. Per ora, la polizia berlinese non ha voluto commentare la notizia, scrive la Dpa. Un recente rapporto del servizio segreto interno (Bfv) indicava l'associazione-moschea 'Fussilet 33' come luogo d'incontro di estremisti islamici. "Durante le lezioni di islamismo che si tenevano lì sarebbero stati radicalizzati diversi musulmani", conclude la Dpa.

Anis Amri a Berlino dopo l'attentato (Ansa)

E mentre è stata confermata la notizia della morte dell'italiana Fabrizia Di Lorenzo, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel si è espressa sulla caccia al tunisino: "Speriamo di trovarlo presto. E' noto da molto tempo alle forze delll'ordine, abbiamo ristretto il perimetro delle ricerche. Cerchiamo un terrorista estremista islamista". E sottolinea: "E' il compito più importante che abbiamo, dobbiamo concentrare il lavoro sui modi efficaci per arrestare l'attentatore. Stiamo andando avanti con solerzia perché sappiamo che tutti sperano di avere novità presto", per concludere: "Sono certa che riusciremo a superare questa prova".

Intanto, ha riaperto il mercatino di Natale della strage:

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"TI TAGLIO LA TESTA" - Emergono intanto sempre più dettagli sul periodo italiano di Anis Amri, che sbarcò a Lampedusa nel 2011 (e bruciò la struttura di accoglienza cui era stato assegnato). Durante uno dei suoi periodi di detenzione in Sicilia, infatti, Amri avrebbe minacciato un altro detentuto di tagliargli la testa perché cristiano. Lo riportava il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) all'epoca dei fatti, tra il 2011 e il 2015, quando lo segnalò al Comitato analisi strategica antiterrorismo per comportamenti sospetti notati durante i suoi periodi di detenzione nelle carceri di Palermo ed Enna. Il Dap segnalava anche un suo percorso di "radicalizzazione" ed episodi in cui il tunisino avrebbe manifestato segni di adesione ideale al terrorismo islamico. Probabilmente alimentati anche dal fatto che Amri frequentasse soltanto detenuti tunisini, e in particolare un gruppo particolarmente chiuso di questi.

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IN CARCERE - Dopo essere sbarcato in Italia, Amri viene arrestato a ottobre 2011, mentre si trova nel centro di Catania, per danneggiamento, lesioni, minacce e
appropriazione indebita: è condannato a 4 anni. Inizia un vero e proprio 'tour' carcerario: Sciacca, Enna, Agrigento, Palermo, dove si distingue per gli episodi di violenza e le numerose punizioni ricevute. I volontari del carcere di Enna in particolare lo ricordano come un giovane schivo, silenzioso, "problematico". Amri esce di prigione nel 2015 e viene trasferito al centro di Piano del Lago (Caltanissetta), in attesa dell'espulsione dall'Italia. Ma qualcosa nelle procedure delle autorità tunisine per il riconoscimento, necessarie al rimpatrio, non va per il verso giusto e l'Italia è costretta a lasciarlo andare.

I FRATELLI - Secondo uno dei fratelli il presunto attentatore "si era forse radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia". "Se sarà provato che era coinvolto, non farà più parte della nostra famiglia", ha aggiunto l'uomo, intervistato dalla Bild in Tunisia. Un altro dei fratelli, contattato da Ap, gli ha lanciato un appello: "Lo invito a consegnarsi alla polizia".

IL GIALLO - Tra le polemiche contro la sicurezza tedesca, accusata di avere arrestato il sospettato sbagliato, di non avere perquisito il tir killer per troppo tempo e di essesi lasciata sfuggire il tunisino pure noto come soggetto pericoloso, c'è anche un giallo a turbare ancora di più la situazione. La sera stessa dell'attentato, lunedì 19 dicembre, mentre la polizia non solo non ha ancora trovato i documenti di Amri sul camion (cosa che farà soltanto il giorno dopo), ma sta anche cercando il presunto attentatore sbagliato, un 23enne pachistano, il tweet del capo del leader del movimento islamofobo tedesco Pegida appena due ore dopo la strage 'prevede' misteriosamente il futuro: "La polizia cerca un musulmano tunisino", scrive infatti. 

 

 

 

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