Anis Amri, ricercato per l'attentato a Berlino. A destra l'arrivo a Lampedusa (Ansa)
Anis Amri, ricercato per l'attentato a Berlino. A destra l'arrivo a Lampedusa (Ansa)

Oberhausen (Germania), 23 dicembre 2016 - Tre giorni dopo la strage del mercatino di Natale a Berlino, le autorità tedesche hanno arrestato due fratelli kosovari di 28 e 31 anni con l'accusa di pianificare un attacco a uno dei più grandi centri commerciali della Germania, nella città occidentale di Oberhausen. Ma secondo la polizia non c'è alcuna relazione fra gli arresti e il caso del 25enne tunisino Anis Amri, ricercato per l'attacco di lunedì al mercatino di Natale.

GLI ARRESTI A DUISBURG  - Le forze speciali - riportano i media locali citando la polizia - hanno arrestato i due uomini a Duisburg, dopo informazioni fornite da fonti di sicurezza. Per il momento non è chiaro se ci siano collegamenti con l'attacco al mercato di Natale di Breitscheidplatz a Berlino. Gli investigatori stanno cercando di stabilire quanto il progetto di attentato fosse avanzato e se vi fossero altri complici. Sulla base di un'informativa da parte dei servizi d'intelligence, la polizia si è dispiegata nel centro commerciale e nel vicino mercato di Natale presso la città di Oberhausen. Il complesso nel mirino si chiama CentrO

SULMONA_19443228_075046FIACCOLE PER FABRIZIA - Intanto ieri sera oltre 2mila persone hanno partecipato a Sulmona alla fiaccolata per Fabrizia: in giornata era arrivata la conferma della morte della 31enne nell'attacco di Berlino. 

CACCIA AD AMRI - Per gli investigatori Anis Amri potrebbe "essere ancora nascosto a Berlino", scrive il Tagesspiegel aggiungendo che le ferite al volto rendono "riconoscibile l'attentatore" e "difficili i suoi movimenti". Un testimone ha detto di aver visto l'attentatore fuggire e che era ferito al volto, aggiunge il quotidiano berlinese.
Ieri sera la tv pubblica Rbb aveva mostrato un video in cui Amri si trovava di fronte a una nota moschea berlinese otto ore dopo l'attentato. La tv N24 riporta che ieri sera unità della polizia hanno fatto irruzione in un appartamento di Reinickendorf, quartiere a nord di Berlino, sequestrando materiale.
Il Tagespiegel aggiunge che ieri in città ci sono stati diversi allarmi per segnalazioni poi rivelatesi errate di cittadini che ritenevano di aver riconosciuto Amri. In un caso, documentato dalla Dpa, era anche stato bloccato un treno della metropolitana nella stazione di Mehringdamm, a Kreuzberg.

LE VITTIME - A tre giorni dalla folle strage di Berlino sono ancora solo 9 le vittime  identificate: sei tedeschi, un'israeliana, l'italiana Fabrizia Di Lorenzo, e il camionista polacco, Lukasz Robert U., che è stato preso ostaggio dal terrorista tunisino e poi è stato ucciso nella cabina di guida. Tre delle dodici vittime non sono state ancora identificate.
Il ministro dell'Interno, Thomas de Maiziere, ha confermato che l'identificazione rimane complicata. Il lavoro di identificazione è frutto dell'incrocio tra caratteristiche primarie (le impronte digitali, quelle dentali, la prova del Dna), con quelle secondarie come le anomalie fisiche, i monili, i vestiti, gli oggetti personali, ma anche le cicatrici, i tatuaggi, le voglie. 
Oltre all'italiana Fabrizia Di Lorenzo, 31enne di Sulmona laureata a Bologna e che lavorava a Berlino per un'azienda di logistica, è morta una donna israeliana, Dalia Elyakim: 60enne, Dalia era a Berlino con il marito Rami, anche lui rimasto ferito, ma non in pericolo di vita. 

L'autista polacco, 37enne, padre di una ragazzo di 17, è stato trovato ucciso sul sedile del passeggeri del camion. Sul corpo, secondo il suo cugino e datore di lavoro, segni di percosse, la prova - a sentire il parente - che "ha combattuto" con il terrorista. In realtà rimane ancora un mistero cosa sia accaduto sul tir. L'uomo doveva lasciare Berlino già lunedì, ma il suo cliente ha rinviato la consegna al giorno successivo. "Giovedì voleva andare a tutti i costi a comprare un regalo alla moglie". Non sono stati invece ancora resi i nomi dei sei tedeschi identificati. Tra i 56 feriti, dodici sono gravemente feriti e alcuni di loro versano in condizioni critiche.