Beirut (Libano), 4 agosto 2020 - Scenario apocalittico per le strade di Beirut. Almeno due potenti esplosioni hanno scosso la città con effetti da terremoto di magnitudo 4.5, precedute da una densa colonna di fumo rosso che si è alzata dalla zona del porto della capitale del Libano. Una strage inimmaginabile: la gente è scesa in strada terrorizzata, ovunque ci sono cadaveri, macerie e vetri in frantumi. L'intera zona del porto è stata inghiottita da quello che aveva tutto l'aspetto di un fungo atomico, davvero impressionante.

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Il conto delle vittime cresce di ora in ora. Secondo l'ultimo aggiornamento del ministero della Sanità ci sono 73 morti e 3.700 feriti (ma l'impressione è che la cifra sia destinata a salire in modo esponenziale). Il ministero ha anche invitato i cittadini della capitale, se sono in grado di farlo, a lasciare la città, considerata l'elevata densità di nitrato presente nell'aria. A esplodere infatti è stato un magazzino contenente oltre 2700 tonnellate di nitrato d'ammonio.

I corrispondenti di AFP sul posto raccontano che molti feriti si sono trascinati a piedi per le strade, diretti agli ospedali della città. Davanti al centro medico di Clémenceau, decine di feriti, compresi i bambini, a volte coperti di sangue, aspettano di essere curati. Quasi tutte le vetrine dei quartieri di Hamra, Badaro e Hazmieh, nella parte orientale di Beirut, sono state distrutte, così come le finestre delle auto, che l'onda d'urto ha sollevato dall'asfalto e che sono state abbandonate per le strade con gli airbag gonfiati. 

L'esplosione avviena ad appena tre giorni dal verdetto del tribunale speciale incaricato dall'Onu di condurre le indagini sul micidiale attentato in cui quindici anni fa, sul lungomare di Beirut, vennero assassinati l'ex premier Rafik Hariri e 21 altre persone. 

Tremenda esplosione a Beirut (Ansa)

Militari italiani coinvolti

Un militare italiano è rimasto ferito a un braccio, in modo non grave, mentre altri sono sotto osservazione perché in stato di choc. A quanto si apprende, quasi tutti i militari italiani coinvolti, feriti e non, nelle esplosioni appartengono all'unità Joint Multimodal Operations Unit (Jmou di Beirut, inquadrata nel Comando Contingente Italiano (IT-NCC) di Naqoura, con il principale scopo di favorire la cooperazione internazionale e l'integrazione sociale tra i militari italiani e la popolazione libanese. 

A seguito delle esplosioni avvenute a Beirut, la Farnesina, attraverso l'Unità di Crisi e l'Ambasciata in Libano, si è attivata per "prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione", riferiscono fonti del ministero degli Esteri.

"Le terribili immagini che arrivano da Beirut descrivono solo in parte il dolore che sta vivendo il popolo libanese. L'Italia farà tutto quel che le è possibile per sostenerlo - ha detto il premier Giuseppe Conte - Con il ministero degli Esteri e il ministero della Difesa stiamo monitorando la situazione dei nostri connazionali". E Luigi Di Maio twitta: "L'Italia è vicina agli amici libanesi in questo momento tragico. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione".

Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini sentito al telefoni il generale Di Stasio, comandante del Contingente italiano in Libano, e il generale Antoci, comandante della Missione bilaterale di addestramento. "Ho voluto immediatamente sincerarmi delle condizioni del nostro Contingente in Libano - ha detto Guerini - Un nostro militare è rimasto lievemente ferito. A lui e ai suoi familiari va la mia solidarietà e vicinanza, cosi come a tutti i militari italiani in Libano". 

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Devastazioni al porto

Il boato al porto di Beirut è stato talmente forte che è stato avvertito anche  a Cipro, a 240 chilometri di distanza. Addirittura, l'Osservatorio sismologico della Giordania ha riferito che l'esplosione nel porto di Beirut ha eguagliato l'energia di un terremoto di 4.5 magnitudo sulla scala Richter

Migliaia di persone sono rimaste ferite. Alcune intrappolate sotto le macerie di edifici circostanti abbattuti dalla deflagrazione: secondo l'agenzia turca Anadolou, è interamente crollato un edificio di tre piani. L'onda d'urto ha mandato in frantumi i vetri e fatto saltare le porte degli edifici per un raggio di diversi chilometri. 
A essere pesantemente colpito è stato il distretto commerciale di Hamra dove interi negozi sono stati completamente distrutti, finestre infrante e molte macchine danneggiate. 

Molti i video che circolano sui social media. In uno, ripreso da un edificio non lontano dal porto si vede la serie di esplosioni, con l'ultima che ha effetti catastrofici. Dapprima c'è una nuvola di fumo nero che si leva nel cielo, poi una serie di piccole deflagrazioni in quello che sembra essere un incendio, e infine una gigantesca esplosione che investe anche il balcone dove si trova la persona che sta riprendendo il video, a distanza di qualche centinaio di metri. 

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2.750 tonnellate di nitrato d'ammonio

A chiarire le cause dell'immane esplosione è il presidente Michel Aoun, citato dalla Bbc online, dopo una riunione d'emergenza del Supremo consiglio della Difesa nel palazzo presidenziale di Baabda. Altro che fabbrica di fuochi d'artificio, come sembrava in un primo momento: a provocare le esplosioni è stato un incendio in un deposito nel porto di Beirut dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave. È "inaccettabile", ha scritto Aoun in un tweet, che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero tenute immagazzinate in condizioni non sicure. Un'inchiesta è in corso per appurare cosa abbia provocato l'esplosione.

"I responsabili pagheranno"

Dal canto suo il premier libanese Hassan Diab, che ha definito una "catastrofe" quanto accaduto oggi nel tardo pomeriggio, promette: i responsabili dell'esplosione che ha sconvolto Beirut "pagheranno per quanto è accaduto". Diab ha inoltre riferito che l'indagine sull'esplosione porterà anche a "rivelazioni che saranno annunciate riguardo a questo pericoloso magazzino che si trovava lì dal 2014". La priorità, ha detto ancora Diab in diretta tv, è ora prendersi cura delle vittime e dei feriti. Il premier libanese ha infine lanciato un appello "a tutte le nazioni che amano questo Paese" affinché "stiano al nostro fianco e ci aiutino a curare queste profonde ferite".

Gravi feriti su nave Unifil

Diversi membri dell'equipaggio di una nave dell'Unifil ancorata nel porto di Beirut sono rimasti feriti, alcuni in modo grave, riferisce In un comunicato la missione dell'Onu di interposizione al confine tra Libano e Israele. Anche la nave è rimasta danneggiata. L'Unifil sta trasportando i feriti ai più vicini ospedali e sta "valutando la situazione, incluso l'impatto sul personale" della stessa missione. "Siamo con il popolo e il governo del Libano in questi tempi difficili e siamo pronti ad aiutare e fornire ogni assistenza e sostegno", ha detto il comandante dell'Unifil, il generale italiano Stefano Del Col.   

 

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"Sembra Hiroshima"

"Beirut è una città distrutta", e le esplosioni di oggi sembravano "Hiroshima", ha detto a una emittente libanese, trattenendo a stento le lacrime, il governatore di Beirut, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto "un disastro nazionale senza precedenti". Aboud si è recato sul luogo dell'esplosione, al porto di Beirut, rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l'incendio conseguente alla prima esplosione.

I testimoni paragonano l'esplosione a "un terremoto". Altri raccontano: "I palazzi tremano": sui social si rincorrono le reazioni. "Un'enorme assordante esplosione ha appena avvolto Beirut. Si è sentita a chilometri di distanza", si legge ancora sui social, mentre una donna nel centro della capitale libanese alla Afp dice: "Si è sentito ancor di più dell'esplosione nell'assassinio di Rafic Hariri nel 2005".

Una giornalista, Ghada AlSharif, ha postato sul proprio account Twitter le immagini degli uffici investiti dalla deflagrazione.

La Croce rossa libanese ha precisato che sono "più di 30 le nostre squadre che stanno rispondendo all'esplosione". Sul proprio account Twitter ha lanciato un appello perché siano lasciate libere le strade per il passaggio delle ambulanze. In seguito alle devastanti esplosioni, il premier Hassan Diab ha decretato che mercoledì in Libano sarà una giornata di lutto nazionale. E lancia un appello urgente per chiedere sangue, "tutti i tipi di sangue". Sono stati attivati centri di raccolta in tutto il Paese.

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Israele: non c'entriamo

Israele "non è coinvolto" nell'esplosione avvenuta a Beirut, hanno affermato fonti politiche ufficiali israeliane riferite dalla tv pubblica Kan. Intanto oggi, dopo le tensioni dei giorni scorsi alla frontiera del nord, si è svolta la riunione del Gabinetto di difesa. Il ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, ha dichiarato che la potente esplosione "è stato un incidente provocato da un incendio. Suggerisco di andare cauti con le speculazioni. Non vedo ragioni per non credere alle notizie che giungono da Beirut".

Israele ha ufficialmente offerto al Libano assistenza umanitaria. Il capo del Consiglio di Sicurezza nazionale, Meir Ben Shabat, parlerà con le Nazioni Unite per vedere come poter aiutare il Paese dei Cedri, messo in ginocchio dalle potenti esplosioni nel porto di Beirut.

Le armi Hezbollah

Fonti di intelligence occidentali e israeliane ritengono che a esplodere potrebbe essere stato un deposito di armi di Hezbollah. Da parte loro fonti di Hezbollah attribuiscono a un sabotaggio israeliano la responsabilità della potente esplosione che ha sconvolto Beirut. Le milizie sciite filoiraniane - ricostruisce Adnkronos - ritengono possibile che le due esplosioni consecutive che hanno interessato il deposito n. 12 del porto di Beirut siano state causate da un'azione di sabotaggio di Israele.