Corte di Londra
Corte di Londra

Londra, 7 dicembre 2019 - E' bastato un numero sbagliato nel codice d'identificazione bancaria e le 193mila sterline (pari a 230mila euro) dell'eredità paterna sono finite sul conto di un altro correntista. Un piccolo errore, che però ha gettato un 74enne disabile inglese di Cambridge nel peggiore degli incubi tra burocrazia, tribunali, spese folli in avvocati e soprattutto tanto stress. Già, perché Peter Teich (questo il nome del malcapitato protagonista della vicenda) si è accorto quasi subito dell'errore ma non è riuscito a rientrare in possesso del suo denaro se non dopo due sentenze dei giudici e l'aiuto del quotidiano The Guardian, che ne racconta la storia.

Tutto è iniziato il 26 aprile scorso quando, dopo la morte del padre centenario - un sopravvissuto all'Olocausto di origine cecoslovacca, trasferitosi a Cambridge dove era diventato uno storico rinomato -, Teich ha fornito i suoi dati al legale incaricato di trasferire i fondi dell'eredità a lui e alla sorella. L'uomo ha però sbagliato il numero del suo codice cliente della Barclays Bank, così i soldi sono finiti a un altro correntista. Nel Regno Unito infatti la normativa non impone agli istituti di credito di verificare la corrispondenza tra nominativo del titolare, codice cliente e numero del conto (perché questo avvenga bisognerà aspettare almeno marzo 2020). Un banale errore a cui, in un primo tempo, la banca si era detta pronta a rimediare nel giro di una settimana. Ma il 'fortunato' beneficiario delle 193mila sterline si è rifiutato di restituire la somma, così la Barclays ha comunicato a Teich che senza una specifica autorizzazione non avrebbe potuto fare nulla, inviandogli 25 sterline a titolo di compensazione. "Non possiamo rifondere la somma, l'errore non è dipeso da noi", gli avrebbero risposto.

L'uomo ha quindi dovuto intraprendere una lunga e costosa battaglia nei tribunali britannici per riavere il suo denaro. A giugno, dopo aver sborsato 12mila sterline di spese legali e processuali, ha finalmente ottenuto il nominativo del correntista che non voleva rendergli il denaro. Quindi si è rivolto all'Alta corte per congelare i fondi e impedire che venissero spesi. Infine, dopo aver pagato altre 34mila sterline, ha ottenuto dai giudici che l'altro cliente della Barclays gli restituisse il denaro. "So di essere stato io a commettere l'errore iniziale - ha raccontato Teich al Guardian -, ma questo è nulla di fronte alla condotta della banca".

La saga però non è finita qui perché, a questo punto, l'uomo ha chiesto alla Barclays il pagamento delle spese legali e processuali sostenute in tutti questi mesi. L'istituto di credito ha rifiutato di dargli le 46mila sterline, offrendogliene solo 750 come compensazione. Infuriato per la risposta, Teich si è rivolto al quotidiano per avere aiuto. E stavolta la banca ha fatto retromarcia: ha deciso di rifondere l'intera cifra con tanto di interessi al malcapitato Peter e si è scusata per quanto avvenuto. "E dire che sarebbero bastati solo pochi giorni per ovviare all'errore", ha dichiarato alla fine l'uomo.