Damasco, 16 gennaio 2018 - Strage di soldati Usa in Siria. Un kamikaze si è fatto esplodere oggi a Manbij, tra Aleppo e l'Eufrate, nel Nord del Paese. L'attentato ha colpito il ristorante "I principi" (al Umarà), nel centro della città, e ha provocato "20 morti, tra cui cinque militari americani", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), tra le restanti vittime ci sarebbero anche cinque miliziani locali curdo-siriani filo-Usa e 9 civili. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis. ''Un attentato suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij'', si legge sull'organo di propaganda dello Stato Islamico, 'Amaq'.

La morte dei soldati statunitensi, annunciata da media panarabi, viene confermata dalla coalizione a guida Usa che non conferma però il numero di vittime.  "I membri del servizio degli Stati Uniti sono stati uccisi per una esplosione, nel corso di un pattugliamento di routine", ha detto un portavoce in un comunicato pubblicato sui social media. "Stiamo ancora raccogliendo informazioni e daremo ulteriori dettagli in un secondo momento", ha aggiunto.

IL PUNTO - La Siria vive giorni di alta tensione. La conferma, arrivata nei giorni scorsi, sull'inizio del ritiro delle truppe americane ha ulteriormente incrinato equilibri già di per sé precari.  I soldati americani morti oggi sarebbero le prime vittime statunitensi dal 19 dicembre, giorno in cui Trump ha annunciato il ritiro delle forze a stelle e strisce. Il progressivo disimpegno culminerà con il rientro dei circa 2000 uomini schierati nel paese

E proprio oggi i curdi siriani hanno respinto la proposta Usa di una "zona di sicurezza" nel nord, al confine con la Turchia sotto il controllo di Ankara. Il prossimo 23 gennaio è previsto un incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader turco Recep Tayyip Erdogan per colloqui sulla situazione nel Paese.

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