Wellington, 16 marzo 2019 - L'attentatore alle due moschee di Christchurch è comparso oggi davanti al giudice. All'indomani della strage in Nuova Zelanda, l'australiano Brenton Tarrant è stato formalmente incriminato di omicidio e resterà in carcere fino alla prossima udienza presso l'Alta Corte ai primi di aprile. 

Con le manette ai polsi e a piedi nudi, vestito con il completo bianco da detenuto e affiancato da due agenti di polizia, il 28enne suprematista bianco ha sorriso compiaciuto ai fotografi e agli operatori televisivi ammessi nell'aula, chiusa al pubblico. "Sembrava molto calmo ed ha osservato a lungo media e avvocati", ha riferito Annekke Smith di Radio New Zealand, precisando che l'uomo non ha chiesto libertà su cauzione né di veder oscurato il suo nome. Tarrant ha anche fatto 'ok' con la mano, un gesto utilizzato dai suprematisti bianchi e dai troll razzisti su internet. 

IL VIDEO L'attentato ripreso e trasmetto in diretta Facebook

GLI ALTRI ARRESTATI - Tarrant è l'unico accusato della strage di fedeli musulmani. Il capo della polizia Mike Bush, infatti, ha spiegato che risulta coinvolto un solo uomo. Oltre al 28enne, che non aveva precedenti penali o era in una 'watchlist' in Nuova Zelanda o in Australia, ieri erano state fermate altre due persone (una terza è stata rilasciata dopo poche ore). Intanto in diverse località sono stati dispiegati agenti armati, inusuali in un Paese che ha tassi quasi irrisori di violenza armata. La premier Jacinda Arden, dal canto suo, ha annunciato l'intenzione di modificare la legge sulle armi. "E' ora di farlo", ha dichiarato lodando il coraggio di due agenti di polizia che hanno arrestato il sospetto, armato e "assolutamente intenzionato a portare avanti il suo attacco".

IDENTIFICATE LE PRIME VITTIME - Intanto è iniziata l'identificazione delle 49 vittime. Le prime due sono Haji Daoud Nabi, un afghano emigrato nel Paese con i suoi due figli nel 1977, e Khaled Mustafa, un rifugiato siriano che invece era arrivato con la famiglia solo qualche mese fa. A loro si aggiungono quattro egiziani e tre giordani, come confermato dai rispettivi governi.

Tra i morti e i feriti ci sono anche bambini. Nell'ospedale di Christchuch rimangono 36 persone, di cui undici in terapia intensiva