Fabrizia Di Lorenzo
Fabrizia Di Lorenzo

Berlino, 21 dicembre 2016  - Formalmente è ancora una dispersa. Ma, inutile girarci attorno, per Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, la speranza è svanita da un pezzo. La mattanza terroristica che insanguina questa Europa di inizio secolo si è portata via altro sangue italiano. Stavolta a finire travolta da un tir che ha falciato 12 vite in un tranquillo mercatino di Natale berlinese è una bella ragazza di Sulmona, uno di quei cervelli in fuga che l’Italia non riesce a trattenere e che per cercarsi un futuro degno e dignitoso fanno come fecero tanti dei loro nonni e si trasferiscono dove il lavoro c’è: in Germania, in questo caso.

Attentato Berlino, il video dall'alto

L’allarme è scattato quando il suo cellulare e il suo abbonamento per la metro sono stati ritrovati la scorsa notte sul luogo dell’attentato: un ragazzo li ha visti e consegnati alla polizia. «Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza – ha detto nel pomeriggio il padre di Fabrizia, Gaetano, impiegato delle Poste – siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona. Ci siamo mossi con i nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa dell’esame del Dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo». Sin dalla tarda mattinata la madre, Giovanna, e il fratello, Gerardo, sono giunti a Berlino e sono stati assistiti dalla nostra ambasciata. A tarda sera la Farnesina non poteva ancora confermare l’identificazione, ma purtroppo sembrano non esserci più dubbi. Quel corpo straziato è quello di Fabrizia, anche se solo l’analisi del Dna potrà confermarlo. Nella strage sono rimati feriti anche altri due connazionali, anche se non gravemente.

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La storia di Fabrizia è la storia di una ragazza dalle grandi passioni – tra queste i diritti umani, le relazioni internazionali, l’ambiente – e dalla grande voglia di vivere. Sognava un lavoro alle agenzie delle Nazioni Unite, o alla Farnesina. Per questo si era laureata prima a La Sapienza a Roma in mediazione linguistico-culturale, quindi dal 2009 al 2012 in Relazioni internazionali e diplomatiche a Bologna, con sede del corso a Forlì. Fabrizia ha passato anche un periodo Erasmus in Germania, tra il 2006 e 2007, alla Libera università di Berlino. Parlava il tedesco, come l’inglese, in maniera perfetta, e nel 2007 aveva fatto un periodo di internship all’ufficio Ice di Vienna. Ma il sogno delle agenzie delle Nazioni Unite restò tale. Determinata, preparata, Fabrizia si rimboccò le maniche e si creò una sua strada. Dopo le lauree lavorò per 6 mesi, fino al settembre 2012, ad una azienda forlivese, la Q-ID, attiva sui mercati tedesco e indiano, poi si trasferì a Berlino, dove lavorò per poco più di un anno, dal novembre 2013, alla Bosch. Passò poi come specialista di trasporti all’azienda di logistica e trasporti 4Flow operando con clienti di tutta Europa in quattro lingue. A Berlino si trovava bene. Seguiva le conferenze TED, si mobilitava per i Paesi più poveri (per ultima la Mongolia) e su Twitter – dove Fabrizia era attiva con l’account @Bizia e il nome Fraulen F – scriveva messaggi di impegno sociale («la povertà è una violazione dei diritti umani») ma anche divertenti («ciao sono Fabrizia e come hobby ho conoscere persone sbagliate»). 

Fabrizia era a tutti gli effetti una ragazza normale, una della cosiddetta generazione Erasmus, che ha scelto di lasciare l’Italia in cerca di dignità. Proprio a questo rimanda il suo ultimo messaggio su Twitter. Il tweet risale al 5 dicembre, appena dopo il referendum costituzionale. In quell’occasione la giovane, rivolgendosi a Matteo Renzi, aveva postato una scena del film ‘La meglio gioventù’. Nel video, un professore universitario, invita il protagonista (Luigi Lo Cascio) a lasciare l’Italia, in cui non cambia mai nulla. «Qui – scrive Fabrizia – rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri: @matteorenzi, peccato presidente!».
 
Lei all’Italia dei dinosauri non si era rassegnata e lottava per un mondo migliore. Non immaginava che proprio lei che si batteva per i diritti dei migranti e rilanciava interviste come quella del filosofo polacco Baumann («Che errore sovrapporre terrorismo e immigrazione») sarebbe finita vittima di un atto di terrorismo. Vittima dell’odio fondamentalista mentre comprava regalini per parenti e amici anche avrebbe rivisto a Natale, nella sua Sulmona. Figlia d’Abruzzo e d’Europa, un amaro destino se l’è portata via.