New York, 17 settembre 2019 - Esiste un'elevatissima probabilità che il raid contro il greggio saudita sia stato messo a segno dal regime degli ayatollah di Teheran con missili da crociera tipo cruise. Le traiettorie balistiche riconducono a un poligono di lancio localizzato in territorio iraniano, vicino al confine con l'Iraq. Queste le risultanze investigative messe a punto sulla base di rilievi satellitari da un team di esperti congiunto, americano e saudita. La notizia ha fatto il giro del mondo dopo che la Cnn ha mostrato particolari aerofotogrammetrici, citando fonti a conoscenza delle indagini. Secondo gli investigatori, le traiettorie seguite dei missili sono incompatibili con un attacco proveniente da sud, cioè da postazioni nello Yemen dove peraltro sono asserragliati i ribelli Houthi sostenuti dai Pasdaran della rivoluzione islamica, il braccio armato degli sciiti.

Petrolio, prezzi calmierati

L'Arabia Saudita è intervenuta per placare gli allarmismi dei mercati, ottenendo un brusco ripiegamento dei prezzi del petrolio, facendo trapelare nuove informazioni secondo cui sta ripristinando il 70 per cento della produzione compromessa dall'attacco con droni del fine settimana. Mentre il pieno recupero richiederà due-tre settimane, molto meno di quanto inizialmente previsto. Le nuove stime sono state riferite dall'agenzia Reuters, che ha citato fonti del reame mentre in serata il neo ministro dell'Energia potrebbe tenere una conferenza stampa. L'effetto calmierante sui prezzi dell'oro nero è stato molto marcato. Nel pomeriggio il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord cade di 3,61 dollari a quota 64,41 dollari. Il West Texas Intermediate cala di 3,31 dollari a 59,59 dollari al barile.

Gli Usa: il cerchio si stringe

La Casa Bianca "non può dire con certezza" che ci sia l'Iran dietro gli attacchi che sabato hanno colpito infrastrutture petrolifere cruciali dell'Arabia Saudita. Lo ha dichiarato alla stampa Hogan Gidley, vice portavoce della Casa Bianca. Il presidente Donald Trump, ha spiegato Gidley, "è in contatto con tutti i nostri partner e alleati nella regione e vogliamo essere certi che le prove indichino chiaramente il colpevole. Con tutta probabilità è stato l'Iran. Quando avremo qualcosa di definitivo, vi faremo sapere". L'amministrazione Trump preferisce la cautela anche per evitare che il leader Usa sia accusato di essere un guerrafondaio. Quanto alle possibile mosse che gli Usa potrebbero compiere insieme all'Arabia Saudita in risposta agli attacchi, Gidley ha spiegato che tutte le opzioni sono sul tavolo e che l'ultima parola, dalla parte degli Stati Uniti, spetta al presidente americano. Intanto il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ha dichiarato che "l'esercito americano è pronto", commentando gli attacchi contro le raffinerie saudite di cui viene accusato l'Iran. Il numero due della Casa Bianca ha inoltre annunciato che il segretario di Stato, Mike Pompeo, è in volo per Riad dove andrà a "discutere la risposta" agli attacchi. Lo ha dichiarato durante un intervento alla Heritage Foundation a Washington.

Brent sulle montagne russe

Consumi a terra per via dei prezzi più cari, con un'inflazione in rapida accelerazione a causa degli effetti del caro-greggio non solo sulla benzina, ma sui trasporti, e dunque sui prezzi dei beni, a partire da frutta e verdura, dell'energia più cara per le imprese, delle bollette più salate per famiglie e imprese. È lo scenario che si prefigurerebbe nel caso di quotazioni del petrolio alle stelle per mesi, in un clima di tensione per i timori di attacchi con droni contro gli impianti petroliferi come quello appena subito dall'Arabia Saudita che ieri ha fatto impennare i prezzi fino al 20%. Uno scenario che colpirebbe i consumi, e dunque la crescita, specie in Paesi come la Germania e l'Italia. Ma tutto ciò accadrebbe solo nel caso di rialzi prolungati del barile oltre i 70 dollari, ancor più a 80 dollari. Mentre oggi le ultime notizie vedono le quotazioni scendere del 5% sotto i 60 dollari (greggio Wti a New York) e 65,50 dollari (per il Brent a Londra) dopo indiscrezioni, tutte da confermare, secondo cui l'Arabia Saudita sarebbe vicina a ripristinare il 70% della sua produzione - dimezzata dall'attacco ai suoi impianti - e nel giro di tre o quattro settimane tornerebbe al 100%.

La fiammata della benzina

La fiammata che ha spinto il petrolio a 70 dollari al barile ha riportato i prezzi ai livelli dov'erano lo scorso maggio. Ad oggi, secondo la presidenza dell'Unione petrolifera, al netto delle preoccupazioni per l'attacco lanciato contro la raffineria saudita di Abqaiq, il mercato appare regolarmente approvvigionato e i prezzi dei carburanti alla pompa «non dovrebbero aumentare più di qualche centesimo. Con un +11% del petrolio si stima un +2/3% del prezzo finale, e i listini di oggi registrano un aumento di 2-3 centesimi solo per i distributori Q8.In uno scenario avverso, con il petrolio stabilmente a 80 dollari, i prezzi salirebbero almeno di 10 centesimi di euro, con un effetto domino: la benzina (in modalità servito) arriverebbe a costare 1,800 euro al litro, mentre il diesel 1,695 euro/litro, con un un rincaro di 120 euro a famiglia solo per i rifornimenti di carburante. Cui andrebbero aggiunti i rincari dei prezzi dei prodotti trasportati, e un rincaro generalizzato dei listini pari a 200 euro annui a famiglia per l'acquisto di beni trasportati, portando la stangata complessiva a quota +320 euro annui a famiglia, cui aggiungere ricadute sulle bollette di luce e gas.

Scenari apocalittici

Oxford Economics ritiene che basterebbe un altro colpo eclatante alla produzione, ad esempio in Nigeria, per spingere il petrolio oltre i 100 dollari. Questo avrebbe effetti a cascata sulla politica della Bce. Holger Schmieding, economista della Berenberg, nota che un aumento di 10 dollari del petrolio aggiunge uno 0,3 all'inflazione dell'Eurozona, ora all'1% e che la Bce vuol portare prossima al 2%. Improbabile un impatto immediato sul pacchetto di misure appena varato da Draghi. Ma un caro-greggio simile per i Paesi già sull'orlo della recessione, potrebbe fare la differenza fra una stagnazione e una lieve contrazione, dice Schmieding riferendosi in particolare alla Germania e all'Italia, due Paesi con l'economia in una fase di debolezza economica una quota rilevanti delle importazioni nette di greggio sul Pil. Un'altra variabile riguarda il contesto geopolitico militare. Un conflitto dichiarato apertamente tra l'Iran sciita da una parte e Arabia Saudita con il mondo sunnita dall'altra, avrebbe ripercussioni enormi nel Medio Oriente e più in generale a livello globale.

Attacco ai pozzi, immagini da satellite Nasa (Ap)