Washington, 15 settembre 2019 - Gli attacchi di droni sui pozzi di petrolio sauditi rischiano di mettere in moto un conflitto militare di proporzioni ben più vaste in Medio Oriente. Alla vigilia di un possibile incontro sul nucleare tra Donald Trump e il presidente iraniano Hassan Rohani, gli Usa puntano il dito contro Teheran per gli attacchi con droni contro due importanti insediamenti petroliferi sauditi, incursioni ufficialmente rivendicate dai ribelli yemeniti (Houthi) alleati dello Repubblica islamica. La reazione da parte dell'alleanza Usa nel Golfo potrebbe scattare in qualunque momento.

Kellyanne Conway, consigliere del presidente americano, ha lanciato un chiaro monito, rassicurando da un lato l'Arabia Saudita, e mandando dall'altro lato un avvertimento inequivocabile verso il regime degli ayatollah. Da parte sua il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, condanna Teheran senza mezzi termini: "I pasdaran minacciano le nostre basi". Pompeo ribatte:"non c'è prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen" e accusa direttamente l'Iran. "Teheran è dietro a quasi 100 attacchi contro l'Arabia Saudita mentre Rohani e Zarif fingono di impegnarsi nella diplomazia". Intanto Riad ha dovuto fermare, per forza di cose, la produzione nelle due raffinerie bombardate. Dimezzata la capacità di produzione. Gli Usa, per quanto autosufficienti sotto il profilo energetico, si dicono pronti a mettere mano alle riserve petrolifere strategiche, se occorre. La Repubblica islamica respinge come "insensate" le accuse. Rohani ha scoperto le carte: da parte sua c'è la richiesta di proclamare una tregua nello Yemen.

Industria petrolifera colpita al cuore

Preoccupazione per l'escalation è stata espressa dai vertici della Ue: si percepisce una minaccia per tutta la regione, e ci sono timori per il petrolio. Secondo gli analisti ci vorranno settimane per ripristinare la produzione. L'amministratore delegato di Aramco, Amin Nasser, ha dichiarato che "sono in corso lavori per ripristinare la produzione petrolifera interrotta dagli attacchi con droni". Ma secondo gli esperti occorreranno settimane, non giorni, per riattivare la piena capacità produttiva degli impianti dell'ente petrolifero. In tal caso, Aramco potrebbe invocare la causa di forza maggiore per evitare penali nei ritardi delle prossime forniture internazionali.

Dai 60 ai 100 dollari al barile

L'Arabia Saudita, primo esportatore di petrolio al mondo, copre il 10% delle forniture del pianeta. Riad ha annunciato che compenserà il taglio della produzione petrolifera causato dagli attacchi con droni alle due maxi raffinerie attingendo alle riserve strategiche, che in giugno ammontavano a 188 milioni di barili. Il taglio è di 5,7 milioni di barili al giorno, circa metà della produzione saudita, e ha fatto saltare il 5% delle forniture mondiali di greggio.

L'Arabia Saudita lotta dunque contro il tempo per riportare a regime la produzione petrolifera, il giorno dopo il disastroso attacco. E i mercati stanno alla finestra. I prezzi del greggio aumentano di almeno 5-10 dollari e, nel caso il taglio alla produzione perdurasse per un mese, l'effetto sarebbe quello di spingere  i prezzi al barile dagli attuali 60 ai 100 dollari. Gli analisti sostengono che la prospettiva di un rincaro si potrebbe verificare se Riad non riuscirà a ripristinare velocemente le sue forniture.

Messaggi di sostegno a Riad

Sul fronte geopolitico, mentre si moltiplicano i messaggi di sostegno a Riad, le accuse virano contro l'Iran. A puntare il dito contro la Repubblica islamica è primo fra tutti il segretario di Stato americano, che arriva a mettere in dubbio la rivendicazione dei ribelli dello Yemen, seppure anche loro legati a doppio filo con Teheran. "Gli Stati Uniti - ha detto - lavoreranno con partner e alleati per rifornire i mercati dell'energia e ritengono l'Iran responsabile della sua aggressività". La condanna del presidente Donals Trump è stata anticipata da una telefonata che il tycoon ha avuto con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman "per offrire sostegno all'autodifesa dell'Arabia Saudita e condannare l'attacco", hanno riferito fonti della Casa Bianca.

La reazione dei Pasdaran: guerra 

Per Teheran le accuse sono "insensate" e "incomprensibili". Così ribatte il portavoce del ministero degli Esteri, Abbas Mousavi. "Gli Stati Uniti e i loro clienti sono intrappolati nello Yemen a causa dell'illusione che la superiorità delle armi porterà alla vittoria militare", ha twittato il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif. "Incolpare l'Iran - ha aggiunto - potrebbe perpetuare il disastro. Sarebbe preferibile accettare la nostra proposta di tregua del 15 aprile per porre fine alla guerra e iniziare i colloqui. L'Ue sottolinea che gli attacchi a Riad "rappresentano una minaccia per la regione e minano i passi per il processo di distensione". Ancora più minaccioso il comandante delle forze aeree dei Pasdaran, che avverte: l'Iran è pronta "a una vera e propria guerra. Tutti dovrebbero sapere che le basi e le portaerei americane fino a una distanza di duemila chilometri sono nel raggio dei nostri missili".