Mario Draghi e Angela Merkel
Mario Draghi e Angela Merkel
"Se dovessi dare un voto ad Angela Merkel dopo 16 anni direi che merita un 10 come cancelliere della Germania, ma un 4 come leader dell’Europa". Jean-Paul Fitoussi, docente emerito dell’Istituto di studi politici di Parigi e all’Università Luiss di Roma, non si unisce al coro di chi declama solo i pregi di Angela Merkel. Professore, come giudica la parabola di Frau Merkel dal punto di vista dell’Europa? "È stata sicuramente un leader europeo, ma non il leader dell’Europa. Ha agito sempre per accrescere i benefici per la Germania, facendo la politica europea che conveniva a Berlino". L’austerità imposta alla Ue è servita più a Berlino che alle altre nazioni? "La Germania ne ha guadagnato, essendo una potenza economica ha imposto agli altri Paesi le politiche di austerità. La Germania ha beneficiato del suo surplus commerciale. La domanda...

"Se dovessi dare un voto ad Angela Merkel dopo 16 anni direi che merita un 10 come cancelliere della Germania, ma un 4 come leader dell’Europa".

Jean-Paul Fitoussi, docente emerito dell’Istituto di studi politici di Parigi e all’Università Luiss di Roma, non si unisce al coro di chi declama solo i pregi di Angela Merkel.

Professore, come giudica la parabola di Frau Merkel dal punto di vista dell’Europa?

"È stata sicuramente un leader europeo, ma non il leader dell’Europa. Ha agito sempre per accrescere i benefici per la Germania, facendo la politica europea che conveniva a Berlino".

L’austerità imposta alla Ue è servita più a Berlino che alle altre nazioni?

"La Germania ne ha guadagnato, essendo una potenza economica ha imposto agli altri Paesi le politiche di austerità. La Germania ha beneficiato del suo surplus commerciale. La domanda per i suoi prodotti da parte dei mercati degli altri Paesi è stata più alta di quello che i tedeschi hanno acquistato all’estero".

E questo che cosa ha provocato?

"In economia questa è definita una politica non cooperante. Pensi a vendere i tuoi prodotti per rafforzarti e a comprare di meno i beni di altre nazioni e quindi non aiuti le altre economie".

È sempre stata la politica della Germania negli ultimi anni?

"Nei 16 anni di Merkel sì. Fino all’ultima crisi, quella legata alla pandemia. Davanti al Covid è stato come trovarsi di fronte a un muro".

Che ha costretto anche la Germania a cambiare passo?

"Non era più possibile né fattibile neanche per Berlino continuare la stessa politica di austerità perché avrebbe portato al crollo dell’Europa, Germania compresa. Però anche in questo passaggio la Germania ha giocato il suo ruolo: di fronte al virus era più attrezzata degli altri Paesi, essendo ricca aveva potuto investire sulla sanità a differenza degli altri Stati costretti in passato a tagliare le spese sanitarie per sottostare alle regole contabili europee".

Possiamo dire che la politica della Merkel ha reso fortissima la Germania ma ha destrutturato l’Europa?

"Sì, è vero. Ma l’obiettivo della Cancelliera era rafforzare la Germania. È stata eletta ripetutamente e ha governato per 16 anni con un supporto chiaro della nazione tedesca, e anche con un’opposizione chiara da parte di altri Paesi europei rispetto alle regole di contabilità dell’Unione".

Imposte dalla Germania?

"In natura quando si crea un vuoto viene riempito. Poteva essere riempito da uno stato federale europeo forte oppure da uno stato nazionale come la Germania, che di fatto ha impedito all’Unione europea di evolversi, con conseguenze importanti sul continente".

Anche nei rapporti con la Russia la Germania ha spiazzato l’Europa?

"Ma sulla Russia la Merkel ha semplicemente seguito le orme di Schroder, non ha iniziato lei".

Oggi la debolezza europea pesa più di prima, come abbiamo visto nei rapporti con l’America.

"Stiamo pagando a livello geopolitico questa debolezza. L’Europa conta poco perché ha accumulato un ritardo rispetto al resto del mondo. L’Europa non è credibile, non si sa chi è il leader della Ue. Chi parla ai summit internazionali? L’Europa o la leader tedesca?".

Torniamo alle colpe della Merkel...

"Il suo obiettivo non era l’Europa, ma rafforzare la Germania. E d’altronde in 16 anni un Paese che detta legge su una regione di 500 milioni di abitanti potrà perdere qualcosa sul lato europeista, ma sa di guadagnare parecchio come Stato. Ha agito per calcoli politici interni e così ha distrutto un sacco di potenzialità dell’Europa. Come con la Grecia: indebolirla non è servito a nessuno".

Dopo la Merkel la Germania sarà più debole?

"Merkel è stata una donna di Stato non comune, molto forte. Aveva capito perfettamente lo spirito del suo popolo. Non conosciamo ancora chi verrà dopo di lei, potrebbe essere inferiore, ma aspettiamo a dirlo. Anche 16 anni fa non conoscevamo la Merkel. A ogni modo è comunque cambiato il contesto. L’Europa deve affrontare problemi più grandi e c’è bisogno di una Ue più forte davanti a Usa, Cina, Russia e Turchia".

Potrebbe essere Draghi la guida dell’Europa?

"Potrebbe essere il vero leader dell’Europa a una condizione: che capisca che oggi la cosa più importante per la Ue è soddisfare la domanda sociale e non tanto quella delle imprese o dell’economia".