Londra, 26 aprile 2018 – Dopo l'incontro con i medici del Alder Hey Hospital di Liverpool il padre del piccolo Alfie, Tom Evans, ha detto di voler "costruire un rapporto con l'ospedale" ringraziando "tutto lo staff della struttura per il loro duro lavoro". Ai tanti sostenitori del bambino gravemente malato ha chiesto "di tornare alla loro vita di tutti i giorni" per permettere a lui e alla moglie Kate "di camminare sopra il ponte che intende costruire con l'ospedale".

Ieri l'ultimo 'no' della Corte d'Appello di Londra a un trasferimento in Italia. Il papà questa mattina ha spiegato che il bambino continua a respirare, nel terzo giorno di distacco dalla ventilazione assistita permanente, “senza deterioramento” delle sue condizioni, anche se stamani appariva “un po' debole” e non si è svegliato. Il padre, poi, ha mandato un appello a papa Francesco: "Chiedo al Papa di venire qui per rendersi conto di cosa sta accadendo. Venga a vedere come mio figlio è ostaggio di questo ospedale. È ingiusto quello che stiamo subendo. Grazie Italia. Vi amiamo".

Intanto il personale dell'ospedale e i pazienti sarebbero stati minacciati, offesi e insultati via social. La polizia britannica, tramite l'ispettore Chris Gibson, ha annunciato che i messaggi e le minacce sui social media "saranno oggetto di indagine e, se necessario, saranno perseguite”. Un portavoce dell'ospedale parla di “attacchi contro la nostra motivazione, la nostra professionalità e la nostra etica”, aggiungendo che non solo il personale ospedaliero avrebbe ricevuto una serie di offese e insulti. “Pazienti e visitatori di Alder Hey hanno subito abusi” spiega il portavoce dell'ospedale.

Sull'operato dell'ospedale di Liverpool interviene anche l'arcivescovo di Liverpool, Malcom McMahon. “L'ospedale sta facendo ciò che è umanamente possibile, sono grato per la cura medica e spirituale che Alfie sta ricevendo”, dice l'arcivescovo parlando con il sito cattolico “The Tablet” a Roma, dopo il colloquio avuto ieri con il Papa a margine dell'udienza generale in piazza San Pietro. Il prelato smorza le polemiche sul mancato trasferimento del piccolo in Italia, assicurando che “il sistema medico e legale nel Regno Unito sono fondati sulla compassione e la salvaguardia dei diritti del bambino”. L'arcivescovo aggiunge: “La nostra preghiera in questo momento difficile è che il Signore darà a ognuno la forza spirituale per affrontare l'immediato futuro. Sono ben consapevole della compassione mostrata dal popolo italiano nel confronto dei bisognosi”. Infine, il prelato ricorda come la comunità inglese sia vicina al bimbo. “I cattolici di Liverpool hanno il cuore spezzato per Alfie e i suoi genitori e continuano a offrire il loro sostegno e le loro preghiere”, conclude l'arcivescovo.

L'EDITORIALE Rispetto e dignità - di P.GIACOMIN

Il caso di Alfie Evans, il vescovo Cavina. "Commosso dall’incontro tra il Papa e il padre"