Thomas e Kate Evans, i genitori di Alfie (Ansa)
Thomas e Kate Evans, i genitori di Alfie (Ansa)

Liverpool, 23 aprile 2018 - Niente da fare, Anthony Hayden, il giudice d'appello britannico che giorni fa ha firmato il verdetto che autorizza i medici di Liverpool a staccare la spina al piccolo Alfie Evans, ha chiuso la porta a ogni ripensamento dopo un ultimo consulto con gli avvocati delle parti e un confronto telefonico anche con i rappresentanti legali della famiglia in Italia. La procedura di distacco da macchinari salvavita è iniziata.

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La procedura era già cominciata alle 14:30, ma era stata interrotta dopo che i genitori erano riusciti a ottenere un'ulteriore dilazione per chiarire un aspetto formale della sentenza. Il caso del bimbo, di soli 23 mesi e affetto da una grave malattia neurodegenerativa, ha sollevato diverse polemiche. Questa mattina, l'ospedale Alder Hey di Liverpool dove Alfie è ricoverato, ha notificato ai genitori, Tom e Kate il protocollo di estubazione del piccolo, che il padre ha poi pubblicato sul suo profilo Facebook. Dopo l'annuncio dell'imminente spegnimento dei macchinari che tengono in vita il bimbo, oltre cento manifestanti si erano radunati davanti all'ospedale pediatrico e alcuni hanno tentato di irrompere nell'ospedale. La polizia ha tuttavia serrato le fila davanti all'entrata impedendo qualsiasi ingresso. Oggi la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha respinto il ricorso dei genitori contro la decisione della Corte suprema britannica che aveva già approvato il piano per lo stop alle cure e per il fine vita di Alfie.

L'ITALIA CONCEDE LA CITTADINANZA  - Intanto dal nostro Paese, la Farnesina rende noto che i ministri Angelino Alfano e Marco Minniti hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo Alfie. Con questa iniziativa il governo italiano auspica che le autorità britanniche permettano al bambino di essere immediatamente trasferito in Italia, come da tempo richiesto dai genitori. "Mio figlio appartiene all'Italia, io sono qui e qui resto, continuo a lottare come Alfie continua a lottare". Il padre si rivolge così, di fronte all'ospedale di Liverpool, ai sostenitori che protestano contro la decisione della giustizia britannica di autorizzare i medici a staccare la spina. "Continuo a lottare per lui", ha detto ancora Tom Evans, precisando di essere "in contatto con l'ambasciatore italiano".

IN SERATA CONTATTO TRA LEGALI - Anthony Hayden, il giudice che ha firmato il verdetto che autorizza i medici di Liverpool a staccare la spina, ha deciso di avere un confronto telefonico "urgente" entro stasera con i rappresentanti legali italiani che assistono la famiglia Evans. ma il contatto non è servito e il giudice ha deciso di firmare la procedura di distacco del sostentamento al piccolo.

IL PAPA RINNOVA L'APPELLO - Papa Francesco ha rinnovato l'appello a favore di Alfie Evans. "Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie", ha scritto il Pontefice su Twitter, "rinnovo il mio appello perchè venga ascolta la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento".

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LA PROCEDURA - I medici dell'ospedale hanno sottolineato che quel che succederà è "nel migliore interesse del piccolo, che sarà assistito con tuti i comfort e la discrezione del caso". Secondo quanto si legge, in un primo momento al bimbo saranno somministrati un ansiolitico e un analgesico, poi i genitori potranno scegliere se negli ultimi momenti Alfie sarà posizionato con cura sui loro grembi o se invece rimarrà nel suo lettino.

ENOC: "VICINI AI GENITORI, SERVE DIALOGO SUL TEMA" - Oggi Mariella Enoc, presidente dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, che si era proposto di ospitare il piccolo Alfie, era a Liverpool per portare alla coppia la vicinanza della struttura e di Papa Francesco. "Ho parlato con i genitori, ho portato loro la vicinanza di Papa Francesco, ma anche dei tanti genitori che si trovano nella loro situazione", ha detto Enoc all'Ansa dopo aver lasciato l'ospedale che non ha voluto riceverla. "I genitori non si rassegnano, stanno facendo di tutto per rallentare l'inizio della procedura ma non si può più far nulla" ha detto la direttrice che ha confessato di sentirsi "impotente".

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Enoc, che prima di partire è stata in contatto anche con la Segreteria si Stato vaticana, ha riconosciuto che il Regno Unito "è un Paese diverso dal nostro" e che "non si poteva fare altro" visto che "i sanitari stanno applicando una legge".Tuttavia, la presidente del Bambino Gesù ha auspicato che "si apra un dibattito serio, non solo quando c'è un fatto eclatante. Bisogna parlarne prima nella comunità scientifica e nella comunità civile, anche sentendo i genitori che attraversano questo tipo di esperienze. Se si vuole il bene delle persone non ci può essere imposizione né contrapposizione ideologica né battaglie singole".