Washington, 27 ottobre 2019 - Il capo dell'Isis al Baghdadi è morto nel corso di un raid Usa nel Nord della Siria. Lo ha annunciato in un discorso alla nazione Donald Trump. In un secondo raid è stato ucciso anche Abu Hassan al-Muhajir, portavoce dell'Isis e braccio destro del Califfo, come hanno fatto sapere fonti curde. Fonti del Pentagono avevano anticipato la notizia della morte di al Baghdadi: il terrorista si sarebbe fatto saltare in aria azionando un giubbotto esplosivo che portava addosso e causando, nell'esplosione, anche la morte di tre suoi figli e di due delle sue mogli. L'intelligence turca segnala però che, secondo fonti locali, il leader jihadista ucciso non sarebbe il califfo dell'Isis bensì Abu Mohammed al Khalebi, comandante delle milizie di Huraseddin, affiliate ad al Qaeda. E da Mosca vengono ventilati dubbi sulla veridicità del resoconto: l'agenzia Bloomberg citando la Tass riferisce che il ministero della Difesa russo "non ha prove affidabili sull'operazione delle forze americane nell'area controllata dalla Turchia". In ogni caso, dice il portavoce Igor Konashenkov, "l'ennesima 'morte' di al Baghdadi non avrebbe assolutamente alcun significato operativo rispetto alla situazione in Siria o alle azioni dei restanti terroristi a Idlib". 

Ma il presidente degli Stati Uniti non ha esitazioni: "Abbiamo il suo Dna, abbiamo dei campioni, sono stati fatti degli esami sul posto". E gli esami, secondo il tycoon, avrebbero accertato che si tratta proprio di al Baghdadi. 

Trump: "Al Baghdadi morto come un cane"

Non solo: Trump ha dichiarato di aver assistito in diretta al blitz, come dimostrerebbe una foto rilanciata dall'account Twitter della Casa Bianca (vedi sotto): "E' stato come guardare un film", ha detto davanti alle telecamere il presidente degli Stati Uniti, confermando i test positivi sull'identità della vittima. Abu Bakr al-Baghdadi "era un uomo malato e depravato, violento. Non è morto da eroe, ma da codardo, come un cane, correndo e piangendo", ha raccontato ancora Trump, manifestando tutta la sua soddisfazione: "Abbiamo cancellato il Califfato. Ora il mondo è un posto più sicuro". Il tycoon ha parlato di un raid impeccabile, "reso possibile grazie all'aiuto della Russia, Siria, Turchia e Iraq e anche dei curdi siriani". 
Nel raid sarebbero morti "molti jihadisti", ma "nessuno dei nostri". Al termine, le forze Usa sarebbero poi rimaste "per due ore" nel compound, dove è stato trovato "materiale sensibile", compresi "i piani futuri dell'Isis". 

L'operazione, top secret, approvata da Donald Trump una settimana fa, sarebbe scattata ieri. L'Osservatorio siriano per i diritti umani conferma che c'è stato un attacco contro un "leader jihadista" a Barisha, nella regione di Idlib, a pochi chilometri dal confine con la Turchia. E Ankara fa sapere che "la Turchia ha scambiato informazioni e si è coordinata con gli Usa prima dell'operazione". Da parte sua il leader militare dei curdo-siriani parla invece di "un'operazione storica e di successo grazie a un lavoro congiunto di intelligence con gli Stati Uniti".

E' la più importante operazione militare dalla morte di Osama bin Laden, il leader di Al Qaeda ucciso dalle forze speciali Americani ad Abbottabad il 2 maggio 2011 in Pakistan. Anzi, per Trump, al Baghdadi era un obiettivo "ancora più importante" di Osama, "un uomo che aveva costruito un intero Califfato". 

Polemica su fuga di notizie

Intanto si apre un fronte interno agli Stati Uniti con le dichiarazioni polemiche della speaker della Camera, Nancy Pelosi, che fa notare come i leader del Congresso non siano stati informati in anticipo del raid: "La Camera deve essere informata su questo raid, di cui i russi ma non la leadership del Congresso è stata informata preventivamente. Le nostre truppe e i nostri alleati meritano una leadership da Washington forte, intelligente e strategica". 

Ma Trump replica con durezza, spiegando di non aver informato i leader del Congresso per evitare "fughe di notizie da Washington". A Washington, spiega il tycoon, "è in atto una fuga di notizie come mai avevo visto prima". E ancora: "Non c'è nessun Paese al mondo che riveli segreti come facciamo noi. E Washington è una macchina di fughe di notizie".

Le conferme di Siria, Iraq, Iran e curdi

Fonti di sicurezza di Siria, Iraq e Iran hanno confermato la morte del leader dell'Isis al Baghdadi in un raid americano, secondo quanto riporta Reuters. Due fonti di sicurezza irachene e due iraniane hanno dichiarato, secondo quanto si legge sul sito di Reuters, di aver ricevuto conferma dall'interno della Siria che al Baghdadi è stato ucciso nell'attacco americano. 

Su Twitter il generale Mazloum Abdi, il leader militare dei curdo-siriani, riuniti nella sigla delle Forze democratiche siriane, parla di "un'operazione storica e di successo grazie a un lavoro congiunto di intelligence con gli Stati Uniti d'America". Il 24 ottobre Abdi aveva avuto una conversazione telefonica con Donald Trump che lo aveva poi elogiato in un tweet: "Ha apprezzato quello che abbiamo fatto, e apprezzo quello che i curdi hanno fatto".

Il raid della coalizione a guida Usa

Il califfo sarebbe morto durante un grande attacco nel Nord della provincia di Idlib sferrato dalla coalizione internazionale a guida Usa contro l'Isis e contro un gruppo jihadista legato ad Al Qaeda. 
Una squadra di otto elicotteri, tra i quali ci sarebbero anche i quattro intervenuti nel raid contro il covo di Al Baghdadi, hanno attaccato per 120 minuti posizioni dell'Isis e del gruppo legato ad Al Qaeda Hurras al Din (Guardiani della religione). L'area attaccata è quella del villaggio di Barisha (dove sarebbe morto Baghdadi), molto vicino al confine con la Turchia. 
Secondo l'Osservatorio siriano, i jihadisti hanno risposto all'attacco, che ha causato la morte di nove persone, un numero che potrebbe aumentare a causa del grande numero di feriti, che l'Ong vicina all'opposizione siriana, con attivisti sul territorio e base a Londra non ha precisato. Si tratta di una insolita operazione in questa regione, dato che finora la coalizione a guida Usa ha concentrato i suoi sforzi soprattutto nell'Est e nel Nord-Est della Siria. L'operazione coincide anche con il ritorno dei soldati americani a Est, a protezione delle installazioni petrolifere e dopo l'annuncio di Trump del ritiro dal Nord-Ovest del Paese.

"Califfo tradito dalla moglie"

Secondo il New York Times, che cita funzionari americani, sarebbe stata una delle mogli di al-Baghdadi a fornire l'informazione chiave su dove di trovava il leader dell'Isis. La donna, insieme a un corriere del Califfo, è stata arrestata la scorsa estate e ha confessato la località in cui il leader di trovava durante un interrogatorio. L'informazione ha consentito alla Cia di lavorare con l'intelligence dell'Iraq e curda per individuare l'esatta posizione di al-Baghdadi.

Chi era Al Baghdadi, che minacciò "conquisteremo Roma"

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Abu Bakr al-Baghdadi non dava alcun segno di vita da una registrazione audio trasmessa nel novembre 2016, dopo l'inizio dell'offensiva irachena per riconquistare Mosul in cui esortava i suoi uomini a combattere fino al martirio. Fu a Mosul che il leader dell'IS fece la sua unica apparizione pubblica, nel luglio 2014, nella moschea di al-Nouri. Con indosso un turbante e un cappotto nero, con la barba brizzolata, aveva invitato tutti i musulmani a giurargli fedeltà dopo essere stato nominato capo del califfato proclamato dal suo gruppo sui vasti territori conquistati in Iraq e nella vicina Siria. 

Abou Bakr al-Baghdadi, leader dell'Isis, era nato nel 1971 a Samarra, in Iraq in una famiglia della classe media sunnita. Laureato a Baghdad nel 1996 in Studi Islamici, fu arrestato nel febbraio 2004 dalle forze di occupazione Usa che lo rilasciarono dopo 10 mesi, ritenendolo non pericoloso. Dopo il rilascio, entrò in contatto con al Qaeda. 
Nel 2010 divenne leader dell'Isis in Iraq, organizzazione che nel 2013 si diffuse nell'intero Medio Oriente. Si nascondeva da cinque anni, durante i quali ha diffuso video con i suoi sermoni, compreso quello nel quale annunciava che il Califfato avrebbe "presto conquistato Roma".

Il 29 giugno del 2014, al Baghdadi viene proclamato "Califfo" dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. Il 5 luglio si mostra in pubblico per la prima volta e rivolge un'allocuzione dall'interno della Grande moschea al-Nuri. Nel febbraio 2018, diversi esponenti statunitensi avevano dichiarato che Baghdadi era stato ferito in un attacco aereo nel maggio 2017 e aveva dovuto rinunciare al controllo del gruppo terroristico per cinque mesi a causa delle sue ferite.