In giugno 4.700 migranti hanno percorso le rotte del Mediterraneo Centrale. Frontex, l’agenzia che controlla le frontiere esterne dell’Unione europea, calcola che gli arrivi illegali sono aumentati del 69 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e attribuisce l’impennata alla ripresa delle attività dei trafficanti in Tunisia e in Libia. I tunisini e cittadini del Bangladesh sono la maggioranza assoluta del flusso. Con la Tunisia ora nel caos c’è il rischio concreto che possano aumentare le partenze e che prenda ancor più vigore la rotta migratoria verso l’Italia. Armando Sanguini, consigliere...

In giugno 4.700 migranti hanno percorso le rotte del Mediterraneo Centrale. Frontex, l’agenzia che controlla le frontiere esterne dell’Unione europea, calcola che gli arrivi illegali sono aumentati del 69 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e attribuisce l’impennata alla ripresa delle attività dei trafficanti in Tunisia e in Libia. I tunisini e cittadini del Bangladesh sono la maggioranza assoluta del flusso. Con la Tunisia ora nel caos c’è il rischio concreto che possano aumentare le partenze e che prenda ancor più vigore la rotta migratoria verso l’Italia.

Armando Sanguini, consigliere scientifico dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, già ambasciatore a Tunisi, replica alle cifre con una domanda: "Le chiedo: di quanti milioni di persone è la popolazione europea?".

Ma chi deve aiutare oggi la Tunisia? Il nostro Paese è a 140 miglia di distanza e gli sbarchi dal Mediterraneo potrebbero ulteriormente moltiplicarsi?

"Noi italiani abbiamo il dovere di farlo e di collocarci in testa all’operazione, se siamo lungimiranti. Dovremmo, insieme a una Ue che pare avere gli occhi bendati, soccorrere un piccolo Paese di 11 milioni di abitanti che però è un esempio di democrazia. Oltretutto è il primo e l’unico in Africa con il quale è stato firmato un accordo di riammissione dei migranti illegali (io sono stato testimone attivo di quell’intesa). Ci preoccupiamo dei migranti che proveranno sicuramente a partire dalla Tunisia e non di uno Stato che sta andando a rotoli?".

Che cosa ha provocato l’emergenza?

"Per il terrorismo la Tunisia ha perso grandi flussi di turismo e così una marea di interventi è andata in fumo. La disoccupazione è galoppante. La classe dirigente sa solo litigare. L’Italia dovrebbe assumere la leadership del soccorso a un Paese che rischia di affondare, un Paese al quale in questo momento manca davvero l’ossigeno per sopravvivere. Non ha le attrezzature, non ha i materiali. Io ho conosciuto la Tunisia sotto Ben Alì, un autocrate, un dittatore, ma con lui l’economia funzionava bene. La mossa di Saied è stata rischiosa, ma anche coraggiosa. Ha detto “basta corruzione, basta burocrazia“".

Come si dovrebbe intervenire?

"Con medicinali, con strutture, con soldi, insomma con tutto quello che si può fare. Ponendo però condizioni. Si dovrebbe dire a Saied: . Non gli si può dire semplicemente: “Rispetta le regole democratiche, perché noi siamo preoccupati, punto e basta”".

Era una situazione imprevedibile?

"No. È una crisi annunciata. Il primo ministro non perdeva occasione per litigare con il presidente. Il leader di Ennahda, il partito più importante, parlo di Rashid Ghannouchi, aveva fatto un’operazione splendida accettando un governo condiviso con le forze laiche e una serie di compromessi anche in sede di definizione costituzionale. Purtroppo il governo di Hichem Mechichi era il terzo nel giro di un anno in un Paese che sta affondando sotto il Covid. La Tunisia aveva un sistema sanitario funzionante che è stato ridotto a brandelli. Il presidente è stato costretto a supplire mettendo in campo l’esercito".