Roma, 10 settembre 2021 - ''Una donna non può essere un ministro, il suo compito è quello di partorire''. Questa la risposta del portavoce dei talebani alla domanda di Natiq Malikzada, giornalista di Tolo News, sulla possibilità di avere una "quota rosa" nel nuovo governo dell'Afghanistan. E Malikzada insiste: "Non sono anche le donne delle rappresentanti della società?" ma il portavoce è irremovibile: "Le donne afghane sono quelle che partoriscono per il popolo afghano: vanno educate in base all'etica islamica''. Secondo il rappresentate talebano, guidare un ministero è un impegno troppo oneroso, sarebbe come ''dare alla donna un peso che non è in grado di reggere''.

Due donne afghane con il burqa camminano per le strade di Kabul

Il botta e risposta arriva in seguito alle nuove manifestazioni avvenute nelle ultime ore a Kabul, in Afghanistan, nonostante il divieto imposto dal governo talebano. L'episodio più recente è stata una protesta iniziata da 4 donne afghane, che ha portato a una dura reazione dei miliziani: per dispedere la folla che si era radunata, hanno aperto il fuoco in mezzo ai manifestanti. Il pugno duro che ha contraddistinto in passato l'operato talebano non sembra essere svanito, nonostante i tentativi dei primi giorni di mostrare un volto diverso, più diplomatico, rispetto a 20 anni fa.

Dall'Onu arriva una denuncia pesante. L'inviata speciale in Afghanistan, Deborah Lyons, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza ha parlato di "accuse credibili di uccisioni", da parte dei talebani, "per rappresaglia dell'Andsf (Afghan National Security Forces), e la detenzione di funzionari che hanno lavorato con amministrazioni precedenti", il tutto nonostante le promesse di amnistia nei confronti delle forze di difesa afghane appoggiate dall'Occidente. Il segretario generale Onu, Antonio Guterres, ha confermato però la linea del dialogo con le forze talebane, l'unica, secondo lui, che eviterà di "trasformare di nuovo l'Afghanistan in un centro del terrorismo". "Il nostro dovere - ha dichiarato Guterres - è quello di offrire la nostra solidarietà al popolo afghano, alle donne e alle ragazze che rischiano di perdere tutti i diritti acquisiti, e di evitare il crollo dell'economia del Paese". Su questa linea, il segretario Onu non ha menzionato revoche delle sanzioni internazionali, l'unica arma in mano alla comunità internazionale per fare leva sui talebani. "Vogliono essere riconosciuti - ha spiegato - vogliono sostegno finanziario: dobbiamo giocare questa carta per spingere affinché il nuovo governo afghano rappresenti tutti i componeneti della società. Al momento questo non avviene".

Intanto, oggi è in programma un altro volo speciale di evacuazione, in partenza da Kabul e diretto a Doha, il secondo dal ritiro delle truppe Usa del 30 agosto. Ieri, in occasione del primo volo speciale, secondo quanto riportato dalla portavoce del Consiglio nazionale di sicurezza statunitense, Emily Horne, i talebani si sono mostrati "collaborativi e professionali" durante le operazioni di preparazione e decollo. Da un lato la ricerca dei contatti internazionali, dall'altro la violenza sui civili.

La linea italiana

"Avevo detto che i talebani sarebbero stati giudicati dai fatti, oggi i fatti sono ampiamente scoraggianti". Sono le parole di Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale, intervenuto alla presentazione del Libro blu 2020 dell'Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli. "Oggi la pressione migratoria non e' ancora iniziata - ha aggiunto Di Maio - ma la preoccupazione è fare in modo che la siccità e il rischio di conflitto interno non provochi un collasso del Paese". All'evento ha partecipato anche il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese che, nel ribadire la disponibilità di molte realtà italiane ad accogliere profughi afghani, ha sottolineato l'impegno dello Stato nei confronti del rischio terrorismo. "Al momento - ha detto il ministro - preoccupano soprattutto i lupi solitari e le persone disturbate che possono essere inserite nei circuiti di accoglienza. Al Viminale abbiamo un organismo che ho rilanciato al G7: il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, potrebbe essere da esempio per lo scambio informativo tra Paesi".

Di Maio, no ai profughi afghani: evitare l’esodo

​​Intanto nel Panshir

Il Fronte nazionale di resistenza del Panshir denuncia via Twitter: "I talebani continuano la pulizia etnica, hanno espulso migliaia di persone dalla Valle". E dichiara: "La resistenza non è finita, è appena iniziata". Ancora una volta, i combattenti guidati da Ahmad Massoud smentiscono la versione secondo la quale l'ultima roccaforte anti-talebana sia caduta sotto il peso degli attacchi di miliziani, molti dei quali di etnia pashtun. Questi, secondo la Resistenza afghana, si stanno vendicando sulla popolazione del Panshir, dove è più diffusa l'etnia tagika. A seguito dei combattimenti, in tutta l'area contesa sono state chiuse le strade, tolta la corrente elettrica e interrotte le linee telefoniche. Gli abitanti della Valle temono di soffrire la fame a causa dei collegamenti bloccati, anche se l'attuale ministro per i rifugiati, Khalil ur-Rahman Haqqani, ha annunciato che arriveranno presto aiuti per gli sfollati.

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