Kabul, 18 agosto 2021 -  "Non ci sarà alcun sistema democratico perché non ha alcuna base nel nostro Paese". Dopo la prima conferenza stampa, in seguito alla riconquista dell'Afghanistan, il mondo si interroga sulle parole di 'apertura' dei talebani  e un alto esponente, Waheedullah Hashimi, in un'intervista alla Reuters, chiarisce che "non discuteremo quale tipo di sistema politico dovremmo applicare in Afghanistan perché è chiaro. È la legge della sharia e basta".

In attesa del G7 virtuale, convocato per domani alle 14.30, a cui parteciperà anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per concordare una strategia comune di fronte al caos di Kabul, proseguono le operazioni per portare in salvo i collaboratori afghani a rischio di ritorsioni, con ponti aerei organizzati dai principali Paesi occidentali. Arriverà, invece, domani mattina alle 8 a Roma, secondo quanto si apprende, il volo in partenza questa sera da Kabul con a bordo anche l'attivista Zahra Ahmadi con i suoi familiari e il personale della Fondazione Veronesi al completo.

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Nella giornata, salirebbero saliti a 35 i morti durante le proteste contro i talebani a Jalalabad, secondo quanto riportano i media. Gli studenti coranici, invece, hanno fatto esplodere a Bamiyan la statua dell'ex leader sciita  Abdul Ali Mazar.  In questo quadro, il consigliere per la sicurezza nazionaleUsa, Jake Sullivan, ha ammesso che i talebani sono entrati in possesso di una "buona quantità" di materiale militare americano: "E naturalmente non abbiamo l'impressione che ce lo renderanno volentieri", ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca. 

Sul fronte politico, invece, fonti dei talebani e dell'ex presidente Hamid Karzai, citate dalla televisione Tolo, hanno detto che le due parti stanno lavorando per la formazione di un "governo inclusivo". Notizie da prendere con le molle vista l'incertezza che regna sovrana nel Paese e le dichiarazioni spesso contraddittorie dei talebani. Mentre l'ex presidente Ghani ha confermato la propria presenza negli Emirati Arabi ma ha rivelato di essere in trattative per un suo ritorno nel Paese.

Sommario:

Caos in aeroporto

Continua il caos all'aeroporto di Kabul, dove da giorni migliaia di afgani si affollano nella speranza di lasciare il Paese. Almeno 17 persone sono rimaste ferite oggi nella calca dei disperati che premono per rientrare tra gli 'eletti' tratti in salvo dal ponte aereo organizzato dai Paesi occidentali.

Anche l'ambasciata americana in Afghanistan ha pubblicato sul sito ufficiale un avviso con cui dichiara di non essere in grado di garantire l'incolumità a tutti i cittadini americani che si stanno dirigendo all'aeroporto di Kabul. "I voli governativi stanno partendo - si legge nell'avviso, inviato anche come alert sui cellulari - gli accessi possono cambiare di continuo e forniremo tutti gli aggiornamenti". Seguono le indicazioni per raggiungere l'aeroporto, e poi l'avviso in grassetto e lettere maiuscole: "Il governo degli Stati Uniti non può garantire un arrivo sicuro all'aeroporto internazionale Hamid Karzai". 

Scontri a Jalalabad

"Centinaia, se non migliaia" di persone protestano a Jalalabad, dove secondo i media ci sono scontri con almeno 35 morti, contro l'abolizione della bandiera nazionale afghana, sostituita ovunque dai talebani vittoriosi con la loro. "Da quando abbiamo visto l'arrivo dei Talebani, tutte le bandiere sono state un po' alla volta rimosse e rimpiazzate dalle loro. Lo abbiamo visto a Kabul. A molta gente questo non piace, ma molti hanno dovuto rassegnarsi. Ma a Jalalabad non si sono rassegnati e qui c'è stata la resistenza di una buona fetta della comunità", scrive Rob McBride dell'emittente qatariota.

Fatta saltare la statua dell'ex leader sciita

Nella città afghana di Bamiyan i talebani hanno fatto esplodere la statua di Abdul Ali Mazari, ex leader sciita della minoranza hazara fatto prigioniero e poi ucciso dai telebani negli anni Novanta del secolo scorso. "La statua è stata distrutta la notte scorsa. Hanno utilizzato un esplosivo", ha raccontato un testimone. Abdul Ali Mazari è considerato un eroe anti-talebano. A Bamiyan, ha proseguito il residente chiedendo l'anonimato, "vi sono diversi gruppi talebani presenti, compresi alcuni noti per la loro brutalità".

La statua di Abdul Ali Mazari fatta saltare dai talebani (Ansa)

Ghani: "Costretto a fuggire"

L'ex presidente afgano Ashraf Ghani ha dichiarato, parlando dagli Emirati Arabi Uniti, che ha dovuto lasciare l'Afghanistan perché costretto dai suoi servizi di sicurezza, lasciando dietro di sé i suoi principali beni e "documenti riservati". L'ex capo di stato - citato da Al Jazeera - ha affermato che dice il falso chi lo accusa di essere fuggito con "valigie di denaro", affermando che fa tutto parte di un piano per "diffamare la mia persona". Ha poi ribadito che ha dovuto lasciare il Paese perché "se fossi rimasto, avrei assistito a spargimenti di sangue a Kabul".

Prima di lasciare il Paese, Ghani ha dichiarato di stare "lavorando con i Talebani per negoziati che fissassero le condizioni per una transizione pacifica dei poteri, per tenere Kabul al sicuro". Poi ha ribadito il suo "impegno verso i miei concittadini e concittadine era di evitare un bagno di sangue ed assicurare la pace, la stabilità e lo sviluppo per l'Afghanistan, questo è il mio obiettivo generale".

Colloquio Draghi-Johnson

Nel quadro dei contatti internazionali in corso sulla crisi in Afghanistan, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha avuto stasera una conversazione telefonica con il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson. Nel corso del colloquio sono state approfondite le possibili iniziative delle rispettive presidenze del G7 e del G20 a favore della stabilità dell'Afghanistan e a difesa dei diritti umani e della libertà fondamentali nel Paese. La conversazione ha anche permesso uno scambio di vedute sulle prospettive in ambito G20 e CoP 26 in materia di lotta al cambiamento climatico.

Onu: rischio di catastrofe culturale

Il Rappresentante speciale delle Nazioni Unite pet i diritti culturali, Karima Bennoune, ha messo in guardia il mondo sul rischio di una "catastrofe culturale" in Afghanistan dopo la caduta di Kabul in mano ai talebani. "Serve un aiuto urgente da parte di tutti gli Stati - ha sottolineato - per salvare i difensori dei diritti umani e coloro che lavorano in Afghanistan in favore dei diritti delle donne. Serve inoltre aiutare gli artisti a fuggire dal Paese".  "È deplorevole - ha aggiunto - che il mondo abbia abbandonato l'Afghanistan a un gruppo fondamentalista il cui comportamento in materia di diritti umani, compresa la pratica dell'apartheid di genere, il ricorso a pene crudeli e la distruzione sistematica del patrimonio culturale, è ben documentato". "Proteggere la vita e i diritti degli afghani deve essere la massima priorità - ha insistito Bennoune -. Occorre inoltre adoperarsi per garantire che sia rispettata ogni forma di arte e salvaguardato il patrimonio culturale oltre a proteggere coloro che lo difendono". "Tutti i governi e la comunità internazionale devono agire con urgenza oggi per evitare una massiccia catastrofe culturale e dei diritti umani in Afghanistan" ha detto ancora la rappresentante Onu. Infine Bennoune ha rivolto un appello alle istituzioni culturali ed educative di tutto il mondo perché accolgano artisti, operatori culturali e studenti afghani, in particolare donne e membri delle minoranze, in modo da consentire loro di continuare il loro lavoro in sicurezza. 

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Il console italiano: tragedia umanitaria

Lancia l'allarme Tommaso Claudi, il console italiano rimasto a Kabul per mantenere un collegamento operativo con la Farnesina e gestire tutte le operazioni di rientro in loco: "Abbiamo purtroppo dovuto assistere a scene drammatiche - ha detto all'Ansa - ma siamo riusciti in condizioni di assoluta emergenza a riportare a casa i nostri connazionali e alcuni dei nostri collaboratori afghani che in questi anni ci hanno consentito di operare in un contesto difficile. In Afghanistan stiamo assistendo a una grande tragedia umanitaria e tutti stiamo dando il massimo mettendoci tutto il cuore e la professionalità di cui siamo capaci".

Afghanistan, gente in attesa all'aeroporto di Kabul (Ansa)

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Il ponte aereo per salvare i profughi

Prosegue il ponte aereo per portare in occidente i collaboratori afghani da Kabul. Ed è atterrato all'aeroporto di Fiumicino il volo proveniente da Kabul con 85 persone, tutti ex collaboratori afghani con una cooperante italiana. "Il nostro impegno - ha spiegato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini - è lavorare col massimo sforzo per completare il piano di evacuazione dei collaboratori afghani, degli attivisti e di chi è esposto al pericolo".  La Difesa ha messo in campo per l'operazione Aquila Omnia, pianificata e diretta dal Comando operativo di vertice interforze, comandato dal generale Luciano Portolano, 7 aerei: 3 KC767 che si alternano tra l'area di operazione e l'Italia e 4 C130J, questi ultimi dislocati in Kuwait, da cui parte il ponte aereo per Kabul. 

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Quanto alla Gran Bretagna, nei prossimi anni accoglierà fino a 20mila cittadini afghani, ha reso noto il governo britannico. Nel primo anno, riferisce il sito della Bbc, potranno usufruire di questa possibilità circa 5.000 rifugiati fra donne, bambine e membri di minoranze religiose che sono piu' a rischio con i talebani al potere. Il ministro dell'Interno britannico, Priti Patel, ha anche esortato altri Paesi a fare altrettanto. Intanto, ha sottolineato in una intervista a Sky News, "stiamo evacuando dall'Afghanistan quasi 1.000 persone al giorno. Si tratta di uno sforze enorme e non possiamo fare tutto noi da soli". 

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Evacuazioni anche in Francia: il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha annunciato che 25 cittadini francesi e 184 afgani sono stati evacuati nella notte da Kabul e sono atterrati ad Abu Dhabi. Oltre 2.200 diplomatici e civili sono stati trasportati via con aerei militari secondo fonti di sicurezza occidentali, dopo l'arrivo dei talebani a Kabul scrive Reuteres.

Problemi invece per il ponte aereo dall'Olanda: il caos ha impedito la notte scorsa un tentativo di evacuazione olandese dall'aeroporto di Kabul, ha riferito il ministro degli Esteri olandese, Sigrid Kaag, citato dal Guardian. Un aereo militare inviato dall'Aja è dovuto quindi ripartire vuoto. Kaag ha spiegato che gli afghani che si sarebbero dovuti imbarcare sono stati bloccati all'ingresso dello scalo dalle forze americane che hanno messo in sicurezza l'aeroporto, anche se erano in possesso della documentazione necessaria. L'aereo è rimasto sulla pista solo mezz'ora e poi è ripartito senza passeggeri. "È orribile, molti erano alle entrate dell'aeroporto con le loro famiglie", ha commentato il ministro degli Esteri.

Molto attiva la Germania: ieri è atterrato a Kabul il secondo aereo di trasporto tedesco tramite il quale proseguire l'operazione di evacuazione dall'Afghanistan. "Portiamo con noi tutti coloro che trovano posto nei nostri aerei", ha affermato a Berlino la ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer, riferendosi a cittadini tedeschi, afghani a rischio e "cittadini di nazioni alleate". 

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Quanto agli Usa stanno discutendo con i talebani per determinare la 'timeline' per le evacuazioni, ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan in un briefing alla Casa Bianca, rispondendo ad una domanda se l'uscita dall'Afghanistan sarà completata entro fine mese. Dall'inizio del ponte aereo da Kabul, gli Stati Uniti hanno trasferito finora 3.200 persone. Lo rendono noto nella notta fonti della Casa Bianca, spiegando che sono circa 1.100 i cittadini o residenti americani che sono stati rimpatriati con le loro famiglie. "Ora che abbiamo avviato il ponte, ci aspettiamo che questi numeri aumentino", dicono ancora dalla Casa Bianca. Ieri il Pentagono ha detto che l'obiettivo è di arrivare a 9mila trasferimenti al giorno. Inoltre, gli Usa fanno sapere che oltre a questi 3.200, altri 2mila afghani che hanno ottenuto il visto speciale sono già stati ricollocati negli Usa. 

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