Roma, 31 agosto 2021 - Il giorno dopo che l'ultimo soldato americano ha lasciato il paese dopo 20 anni di guerra, lo sforzo per evacuare i cittadini americani dall'Afghanistan si è "trasferito da una missione militare a una missione diplomatica", ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan. Si ritiene che almeno 100 cittadini statunitensi siano rimasti a Kabul, da dove lunedì è partito l'ultimo volo statunitense. E anche molti alleati afgani degli Stati Uniti e di altre nazioni sono stati lasciati indietro in un paese ora controllato dai talebani. "Il messaggio più importante da inviare" agli afgani, ha detto oggi il ministro dell'Interno austriaco, Karl Nehammer, in una dichiarazione congiunta con i colleghi di Repubblica Ceca, Jan Hamacek, e Danimarca, Mattias Tesfaye a margine del Consiglio straordinario Ue, "è restate là, e sosterremo la regione affinché vi aiuti".

Durante il consiglio Ue straordinario dei ministri dell'Interno sull' Afghanistan, "Siamo pronti ad aiutare - ha aggiunto il ceco -, ma la questione deve essere risolta nella regione. Non vogliamo alimentare speranze che non possono essere soddisfatte", ha detto, esprimendo apprezzamento per la bozza di dichiarazione finale. "Non dobbiamo fare gli stessi errori del 2015", ha aggiunto il danese. "Prima di tutto - ha proseguito Tesfaye - dobbiamo sostenere i Paesi vicini in modo migliore di come sia stato fatto nel 2013 e 2014". "I confini sono molto importanti", ha spiegato, "e questo elemento è mancato nel 2015". "Non possiamo criticare i Paesi che stanno sostenendo i confini europei come fatto nel 2015", ha concluso il ministro prima di esprimere il suo supporto a "Lituania, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Spagna e gli altri Paesi europei che stanno rafforzando e garantendo i nostri confini comuni".

E' la Francia, invece, a sostenere il "modello siriano-turco" per la gestione di profughi di guerra del conflitto in Siria nel contesto della crisi afghana. Gerald Darmanin, ministro degli Interni francese, ha spiegato che "abbiamo ancora in mente tutti i problemi che ha avuto l'Europa nel 2015 per essersi fatta trovare impreparata". E a tal proposito "dobbiamo arrivare a un punto di maturità dell'Unione europea, è giusto che ci siano discussioni tra Paesi", ma "occorre coerenza tra l'accoglienza dei rifugiati e la fermezza nei controlli".

Da parte della Germania, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che "stiamo cercando di trovare i modi per parlare con i talebani", precisando che il governo tedesco sta dialogando con i partner europei "per cercare di avviare contatti regolari" con il nuovo potere di Kabul. Ma un portavoce del primo ministro britannico Boris Johnson ha affermato che è troppo presto per decidere se e come il governo lavorerà con i talebani in Afghanistan. Durante il briefing con la stampa di Downing Street di martedì pomeriggio, il portavoce ha affermato che ciò dipenderà in parte dal fatto se i talebani manterranno gli impegni su questioni come il rispetto dei diritti umani. 

Dalla Spagna, "la dichiarazione che ci auguriamo di concordare oggi farà riferimento al principio basico della protezione internazionale degli uomini e delle donne" che coinvolge "in primo luogo le organizzazioni che lavorano all'interno dell' Afghanistan per i diritti e le libertà fondamentali" oltre alla "collaborazione coi Paesi confinanti e vicini all' Afghanistan", ha detto Fernando Grande-Marlaska, ministro degli Interni spagnolo. "Come Unione europea dovremmo parlare con una voce sola - ha aggiunto - e per fare ciò serve un Patto per la migrazione che anteponga la responsabilità e la solidarietà condivisa all'interno dell'Ue e nei confronti dei Paesi più esposti" ai flussi migratori".

"Con tutta la comunità internazionale, l'Onu, il G7, il G20, dobbiamo mettere insieme risorse per costruire capacità e sostegno più vicino all' Afghanistan. Dobbiamo lavorare con i Paesi del vicinato", è l'indicazione del vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas. "Così limiteremo - ha concluso - anche il margine dei trafficanti di produrre grossi movimenti di profughi alla nostra frontiera esterna".