Roma, 13 agosto 2021 - I talebani sono a 50 chilometri da Kabul. Non si arresta la rapida avanzata in tutte le aree dell'Afghanistan da parte degli studenti delle scuole coraniche e - a meno di due mesi dal ritiro delle truppe Usa e Nato dal territorio dopo 20 anni di missioni - sono vicini a riconquistare la capitale e, quindi, l'intero Paese, cancellando un governo afghano che si è dimostrato inconsistente senza il supporto militare internazionale. In un comunicato ufficiale, i miliziani hanno promesso una "amnistia generale" per chi ha collaborato con il governo di Kabul e le "forze occupanti"., assicurando che i diplomatici stranieri "non verranno toccati" così come le proprietà private e imprenditoriali. Affermazioni che però non sembrano convincere i governi stranieri. Madrid ha annunciato l'inizio di un'operazione per far tornare in patria gli spagnoli e gli afghani che hanno lavorato per il Paese iberico. Anche "la stragrande maggioranza" dei cittadini britannici farà ritorno nel Regno Unito "nei prossimi giorni",  ha confermato il premier Boris Johnson. E un annuncio simile è arrivato da parte della Svezia, che ridurrà il numero del suo personale presso l'ambasciata a Kabul per motivi di sicurezza. 

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L'avanzata dei talebani

I talebani hanno impiegato pochi giorni, da inizio agosto, a riprendere il controllo su una decina di province del nord, l'area tradizionalmente più ostile ai talebani, dove è considerata imminente la caduta di Mazar-i Sharif, la città più importante della regione e la quarta del Paese. L'avanzata è proseguita anche a sud e a est, con la riconquista dei talebani della loro storica roccaforte di Kandahar, seconda città dell'Afghanistan, di Lashkar Gah e di Herat, terza città del Paese e regione affidata fino a 2 mesi fa al contingente italiano durante i 20 anni di missioni internazionali. Il bollettino di oggi indica che anche Feroz Koh, la capitale della provincia di Ghor a ovest di Ghazni, e Terenkot, capoluogo della provincia di Uruzgan, sono state conquistate mentre gli scontri con le forze governative hanno raggiunto Pul-i-Alam, capoluogo della provincia di Logar che si trova a soli 50 chilometri a est di Kabul.

In un messaggio audio diffuso sui social media dei talebani, il capo militare degli insorti, mullah Yaqoob, figlio del mullah Omar, ha chiesto ai combattenti di "proteggere gli aeroporti, gli aeroplani, i piloti e i funzionari", rispettare "coloro che si sono arresi", specialmente i capi "anziani" e "rendere facile la vita della gente comune".

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Migliaia di sfollati al confine di Chaman tra Afghanistan e Pakistan (Ansa)

Crisi umanitaria

Con l'intensificazione dell'azione dei talebani diventano sempre più drammatiche le condizioni della popolazione civile in fuga dai combattimenti: sono migliaia le persone sfollate dirette a sud verso il confine con il Pakistan, riaperto a Chaman il 13 agosto dopo giorni di blocco dei profughi, o a nord-est verso l'Iran. Oppure verso Kabul dove sono ormai decine di migliaia le persone accampate da giorni per strada. Intanto l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha chiesto ''ai paesi confinanti con l'Afghanistan di mantenere aperti i propri confini alla luce dell'intensificarsi della crisi'' nel Paese. E ha espresso apprezzamento, ''data la drammatica escalation del conflitto'', per ''le azioni intraprese da diversi Stati per fermare temporaneamente i rimpatri dei richiedenti asilo che sono stati respinti'' dopo che a inizio settimana 6 Paesi europei si erano espressi per procedere con i rimpatri nonostante la situazione in Afghanistan. Lo ha detto a Ginevra la portavoce dell'Unhcr, Shabia Mantoo, affermando che ''il bilancio umano delle ostilità è immenso''. Sottolineando che ''in 33 delle 34 province afghane sono in corso combattimenti'', la portavoce ha detto che ''quasi 400mila sono stati costretti a lasciare le loro case dall'inizio dell'anno, unendosi ai 2,9 milioni di afgani già sfollati interni in tutto il paese alla fine del 2020''. Inoltre ''dall'inizio di quest'anno, quasi 120mila afghani sono fuggiti dalle aree rurali e dalle città di provincia verso la provincia di Kabul''.

Soldati Usa e Gb a Kabul

Di fronte al rapido precipitare della situazione e - probabilmente tra qualche giorno - l'inizio dell'assedio di Kabul, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti stanno inviando propri contingenti militari in Afghanistan per favorire il rimpatrio dei connazionali e personale diplomatico presente sul territorio. Il Dipartimento di Stato Usa annuncia il dispiegamento di circa 8.000 soldati, mentre il ministro della Difesa britannico Ben Wallace ha parlato di 600 soldati diretti nella capitale per rimpatriare circa 200 persone tra personale dell'ambasciata, titolari di passaporti britannici e per portare a Londra gli alleati afghani, circa 4.000 persone. Gran Bretagna e Usa organizzeranno collegamenti aerei giornalieri per l'evacuazione. Wallace ha inoltre precisato che in questa fase di transizione l'ambasciata britannica viene trasferita dalla periferia della Green Zone di Kabul in un luogo potenzialmente più sicuro più vicino al centro della capitale perché, per il momento, l'ambasciatore britannico in Afghanistan, Laurie Bristow, rimarrà nel Paese con uno staff di supporto. 

Anche l'ambasciata degli Stati Uniti a Kabul ''resterà aperta'' con ''una presenza diplomatica importante sul campo''. Lo ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Ned Price spiegando che ''questo non è un abbandono. Questa non è una evacuazione completa'' anche se verrà ''ridotto il numero dello staff dell'ambasciata, del personale civile''. ''Il messaggio che stiamo inviando al popolo dell'Afghanistan è quella di una partnership duratura'', ha detto Price. Gli Stati Uniti confermano l'inivio di 3.000 soldati statunitensi all'aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul nelle prossime 24-48 ore per collaborare alla "riduzione del personale civile presso l'ambasciata a Kabul", ha annunciato il portavoce del Pentagono John Kirby. Altri 4.000 soldati saranno dispiegati nella regione per evacuare i cittadini americani che risiedono a Kabul, a cui vanno aggiunti altri 1.000 militari diretti in Qatar per aiutare ad accelerare le pratiche di visto speciale per migliaia di interpreti e collaboratori afghani della missione Usa, e che con le loro famiglie lasceranno il Paese per evitare la ritorsione dei talebani. Inoltre Kirby ha precisato "saremo pronti a evacuare da Kabul migliaia di persone al giorno". Intanto in Usa divampa la polemica politica e da parte dei repubblicani il ritiro delle truppe deciso da Biden e all'evacuazione di Kabul sono paragonate alla sconfitta in Vietnam: "Le decisioni del presidente Biden ci stanno portando ad una replica peggiore dell'umiliante caduta di Saigon nel 1975", ha detto il leader della minoranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell.

Nato, Onu e Russia

La Nato invece "manterrà la sua presenza diplomatica a Kabul", ha fatto sapere il segretario generale Jens Stoltenberg. "Il nostro obiettivo resta quello di sostenere il più possibile il governo afghano e le forze di sicurezza", ha aggiunto Stoltenberg. La situazione in Afghanistan "sta andando fuori controllo": è il duro allarme lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha chiesto ai talebani di fermare la loro offensiva e negoziare col governo centrale. Intanto la Russia si è espressa a favore del rafforzamento del ruolo dei mediatori internazionali nell'affrontare la situazione e, in particolare, per includere anche l'Iran in questi sforzi. "I mediatori internazionali possono svolgere un ruolo più significativo qui che in altri conflitti - ha detto il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov - Questo è l'obiettivo dei nostri sforzi all'interno della Troika (Russia, Stati Uniti e Cina, ndr) a all'interno della Troika allargata che coinvolge il Pakistan. Saremmo interessati a che gli iraniani si uniscano a questi sforzi e che altri Paesi, inclusa l'India, lo facciano in fasi successive".

In Italia

Rispetto alla situazione a Kabul c'è stato ieri un confronto al telefono tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il premier Mario Draghi in cui sarebbe stata ribadita la necessità di procedere per mettere in sicurezza anche il personale dell'ambasciata italiana. Sul fronte politico è intervenuto l'ex premier e commissario Ue Paolo Gentiloni: "Herat in mano ai talebani. Se confermato, che tristezza. Anni di impegno italiano cancellati. Si discuterà a lungo su questa guerra e sul suo epilogo". È il tweet di ieri di Gentiloni, dopo la notizia della presa di Herat da parte degli insorti talebani che sono riusciti a confinare nell'aeroporto le forze governative afghane a cui il contigente italiano aveva lasciato la gestione dell'area a fine giugno. Sul fronte diplomatico ll ministero degli Esteri in una nota informa che alla luce degli sviuluppi sul campo la Farnesina si mantiene in stretto contatto con il Dipartimento di Stato Usa.