Kabul, 17 agosto 2021 - C'è paura nella Kabul conquistata dai talebani, con migliaia di afghani che  cercano disperatamente di lasciare la città dove, secondo alcuni testimoni, i talebani setacciano casa per casa in cerca di presunti oppositori, donne, filo-occidentali. Gli Stati Uniti stanno rafforzando il cordone di sicurezza intorno all'aeroporto di Kabul, riaperto ieri sera per consentire il proseguimento dei rimpatri. Intanto i primi 70 italiani sono rientrati a Roma con una ventina di collaboratori afghani. 
E mentre  gli integralisti islamici hanno annunciato un'amnistia generale per tutti i funzionari statali, invitandoli a tornare al lavoro, nella notte sono arrivati in Afghanistan altri 3.000 soldati americani ma il dipartimento di Stato ha comunque invitato i suoi cittadini a rimanere al riparo ed evitare la zona dell'aeroporto. Ieri 10 persone sono morte nel tentativo di lasciare il Paese, anche aggrappandosi a un aereo in decollo (qui il video choc). Il bilancio del portavoce dell'Unicef Italia Andrea Iacomini, parlando a Unomattina Estate su RaiUno: "In Afghanistan in questi momento  ci sono 400 mila persone in fuga, la metà sono bambine e bambini. Occorre fare il possibile per proteggerli tutti".

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Sommario:

 

Ripresi i voli per le evacuazioni

Dopo una giornata di caos totale, a Kabul si cerca di riprendere il controllo della situazione e la via della normalità: oltre all'annuncio dell'amnistia generale ai funzionari, si impostano colloqui tra talebani e altri leader politici per un nuovo governo "inclusivo". Gli americani confermano che l'ambasciatore Ross Wilson non è partito e aiuta a coordinare le evacuazioni. I voli militari per l'evacuazione di diplomatici e civili dall'Afghanistan stanno decollando stamattina da Kabul, ha riferito a Reuters un funzionario della sicurezza occidentale all'aeroporto, dopo la sospensione ieri a causa del caos scoppiato con l'afflusso di migliaia di persone che volevano tentare la fuga dal Paese. La pista e le zone asfaltate dell'aeroporto sono ora liberi dalla folla, ha detto il funzionario.

Sono 3300 i cittadini afgani evacuati nelle ultime ore dai militari britannici nell'ambito del ponte aereo in corso da Kabul dopo la travolgente avanzata dei Talebani nella capitale e nel Paese. Il ministro degli Esteri, Dominic Raab, precisa che l'operazione va avanti e che prosegue anche il rimpatrio di cittadini britannici tuttora presenti in Afghanistan, con altre 150 persone rientrate solo domenica. Raab ha definito "angoscianti" le drammatiche scene del fuggi fuggi in aeroporto, ma ha aggiunto che stamane "la situazione appare più stabile" dopo l'arrivo di "altri militari britannici e americani".

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Il messaggio di Draghi 

"Prima di tutto voglio ringraziare i nostri militari, i diplomatici, tutti i cooperanti che per 20 anni sono stati a Kabul, a Herat e in tutto il Paese", ha detto in serata il premier Mario Draghi sulla situazione in Afghanistan in un'intervista al Tg1.  "Voglio rivolgere un messaggio di affetto sincero alle famiglie dei 54 caduti, l'Italia ha perso 54 soldati nel corso di questi 20 anni e circa 700 feriti. Alle loro famiglie voglio dire che il loro sacrificio non è stato vano, hanno difeso i valori per cui erano stati inviati, le libertà fondamentali e i diritti delle donne, hanno fatto operazioni per prevenire il terrorismo, hanno fatto del bene". E ha aggiunto: "Per me e per tutti gli italiani, e lo dico alle loro famiglie, loro sono eroi".

"L'opera di rimpatrio dei diplomatici, dei militari, dei collaboratori afghani continua. La gran parte della rappresentanza diplomatica è arrivata a Roma il 16 agosto. Sul campo ci sono ancora delle squadre militari e dei diplomatici (molto pochi) che dovranno aiutare l'evacuazione di altri nostri concittadini che sono lì e dei collaboratori afghani e delle loro famiglie quando le condizioni lo permetteranno. Voglio ringraziare tutte queste persone per il loro coraggio e la dedizione con cui svolgono il loro compito".

"La prima cosa che bisogna fare - ha proseguito Draghi - forse non la più importante, è riflettere sull'esperienza avvenuta. Ricordiamoci che la guerra in Afghanistan è la prima risposta degli Stati Uniti all'attentato alle Torri gemelle. Quindi il bilancio che noi traiamo non è un bilancio solo sulla guerra in Afghanistan, è di questi ultimi 20 anni e del ruolo che l'Occidente ha avuto in tutto il mondo arabo. Ma forse ancora più importante che guardare al passato e discutere di bilanci è tracciare il futuro".

"Il futuro per l'Italia è fatto di difesa dei diritti fondamentali, di difesa dei diritti delle donne, di protezione di tutti coloro che si sono esposti in questi anni nella difesa di questi diritti in Afghanistan. Questo deve essere perseguito in tutti i contesti possibili. Certamente in questa grande opera di collaborazione mondiale entreranno Stati come la Cina, la Russia, l'Arabia Saudita, la Turchia. E tutti questi Stati sono membri del G20. Quindi il G20 offre naturalmente una sede dove poter avviare questa opera di collaborazione".

Sull'Europa Draghi è certo che sarà all'altezza per affrontare la crisi afgana. "Abbiamo parlato stamattina con la cancelliera Merkel. Abbiamo soprattutto parlato delle operazioni di evacuazione dell'aeroporto di Kabul, ma abbiamo iniziato a tratteggiare quelle che saranno le linee fondamentali della cooperazione a livello europeo. Siamo tutti consapevoli che la cooperazione è assolutamente necessaria per affrontare due obiettivi: l'accoglienza e la sicurezza".

"L'accoglienza - ha spiegato il premier - nei confronti di tutti coloro che ci hanno aiutato in Afghanistan in questi anni e delle loro famiglie, quelli che sono chiamati 'i collaboratori'. Ma anche l'accoglienza di tutti coloro che si sono esposti in questi anni per la difesa delle libertà fondamentali, dei diritti civili, dei diritti delle donne. Questo è un piano complesso, richiede una cooperazione stretta fra tutti i Paesi ma soprattutto, in primis, tra quelli europei. Il secondo aspetto riguarda la sicurezza, dove dovremo prevenire infiltrazioni terroristiche"

'Apertura' alle donne

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Inoltre i talebani hanno chiesto alle donne di mantenere le loro funzioni e riprendere qualsiasi ruolo ufficiale sotto il loro nuovo governo.  Secondo Associated Press, Enamullah Samangani, membro della commissione culturale dei talebani, ha dichiarato che "l'Emirato islamico non vuole che le donne siano vittime... Dovrebbero essere nella struttura del governo secondo la legge della Sharia". Lo stesso Samangani aggiunge che "la struttura del governo non è del tutto chiara, ma in base all'esperienza, dovrebbe esserci una leadership completamente islamica e tutte le parti dovrebbero partecipare".  Intanto Tolo News riferisce che le conduttrici di programmi sono tornate al lavoro. Il direttore Miraqa Popal in un tweet annuncia il ritorno delle donne in tv e posta la foto di una giornalista in video che sta intervistando un portavoce dei talebani e altre dalla riunione di redazione a cui partecipa una donna.

In particolare le donne afgane non dovranno indossare il burqa, ma l'hijab, "per la loro sicurezza", ha detto il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen, in un'intervista a Sky News, affermando che alle donne sarà garantito l'accesso all'istruzione, fino all'università.

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La posizione di Mosca

I talebani stanno dimostrando la loro volontà di lavorare con altre forze politiche afgane, il che è un segnale positivo, ha detto il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov. "Il fatto che i talebani stiano ora dichiarando, e dimostrando nella pratica, la loro volontà di rispettare l'opinione degli altri è, credo, un segnale positivo - ha detto Lavrov, riportato da Interfax - In particolare hanno detto che sono pronti a discutere un governo in cui non ci siano solo loro ma che preveda anche la partecipazione di altri rappresentanti afgani". In particolare, aggiunge Lavrov, la Russia sostiene l'iniziativa dell'ex presidente afgano Hamid Karzai di avviare un dialogo inclusivo per risolvere la crisi in corso in Afghanistan dopo la presa di potere da parte dei talebani.  "Siamo da tempo convinti che solo un dialogo inclusivo e globale con la partecipazione di tutte le forze sia una iniziativa possibile per migliorare la situazione in Afghanistan - ha detto Lavrov - sosteniamo l'appello dell'ex presidente Karzai ad avviare questo dialogo, che dovrebbe includere gli uzbeki, gli hazara, i tagiki e altri gruppi etnici e religiosi. Non c'è altro modo". 
Dopo la partenza del presidente afgano Ashraf Ghani, Karzai ha annunciato la creazione di un Consiglio di coordinamento, insieme al presidente dell'Alto consiglio per la riconciliazione nazionale, Abdullah Abdullah, e al leader del partito islamico Gulbuddin Hekmatyar, per scongiurare violenze e favorire una transizione pacifica del potere a Kabul.  Ieri, in un'intervista alla Bbc, Karzai ha riferito di contatti in corso con i talebani. 

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Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ostenta ottimismo: "Riteniamo che i messaggi dati finora dai Talebani agli stranieri, alle missioni diplomatiche e alla popolazione siano positivi. Speriamo che questo si rifletta nelle loro azioni".

Nato: collasso imprevisto

Il collasso politico dell'Afghanistan è stato "rapido e improvviso, e se ne possono trarre molte lezioni, ma non possiamo ignorare i progressi ottenuti negli ultimi vent'anni", ha dichiarato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.  "Siamo entrati in Afghanistan per impedire che il Paese funzionasse come base per il terrorismo, negli ultimi vent'anni non abbiano subito alcun attacco che abbia avuto origine nel Paese, una situazione che è responsabilità dei talebani mantenere", ha continuato Stoltenberg.
Inoltre  la decisione di concludere dopo 20 anni la missione in Afghanistan è stata "molto difficile" per la Nato, continua Stoltenberg. Mantenendo il suo aplomb nordico anche davanti alle lacrime di una giornalista afghana, che chiedeva di "non riconoscere il governo dei talebani", Stoltenberg ha affermato che comunque l'attenzione degli alleati per i diritti umani e in particolare quelli di donne e bambini resta viva, così come la volontà di combattere il terrorismo, ma ora "la priorità è quella di evacuare le persone al più presto, un compito reso difficile dalla situazione e al quale sono dedicate centinaia di persone 24 ore su 24". 

Afghani terrorizzati

A Kabul, tornata ad essere la capitale del redivivo Emirato islamico, i vincitori cercano di placare la popolazione e i diplomatici, ma dalle province giungono notizie di numerose atrocità compiute contro gli oppositori. Il clima è di grande paura: "La gente a Kabul è terrorizzata, i talebani hanno iniziato a perquisire casa per casa e puntano a esecuzioni mirate", ha detto l'ambasciatore afghano all'Onu Ghulam M. Isaczai, alla riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che si è svolta ieri a New York. Da parte sua, il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per "fare fronte comune contro la nuova minaccia terroristica" costituita ora dall'Afghanistan talebano.

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La denuncia di Emergency

"Abbiamo sentito nella notte molte raffiche di kalashnikov all'interno del distretto", dichiara Alberto Zanin, medical coordinator del Centro per feriti di guerra di Emergency a Kabul. E continua: "Ieri 8 feriti in condizioni gravi sono stati ricoverati nel nostro ospedale, altri 9 erano già morti all'arrivo. Di questi 4 provenivano dall'aeroporto, dove si sono registrate sparatorie". Infine: "Nelle ultime 24 ore - ha aggiunto - abbiamo ricevuto 63 persone: 46 hanno ricevuto le prime cure in pronto soccorso e sono state trasferite in altri ospedali. Stiamo ammettendo solo pazienti in pericolo di vita. Al momento i posti letto occupati sono 99".

I sindaci: pronti ad accogliere gli afghani

"I sindaci italiani sono pronti a fare la loro parte nell'accogliere le famiglie afghane. Non c'è tempo da perdere, sappiamo bene come i civili che hanno collaborato con le nostre missioni in Afghanistan oggi siano in forte pericolo, soprattutto donne e minori. Il Governo si sta muovendo per salvare vite umane, attraverso l'azione delle prefetture sul territorio e i sindaci mettono a disposizione la propria esperienza, per questo abbiamo scritto al ministro dell'Interno Lamorgese e abbiamo avvisato il ministero della Difesa". Lo ha detto il sindaco Matteo Biffoni, delegato Anci per l'Immigrazione, rappresentando l'impegno di tutti i sindaci italiani a far fronte alla grave crisi umanitaria che si sta consumando in queste ore.
"Dobbiamo essere molto concreti. Sarà la storia a dare un giudizio su questi ultimi vent'anni di presenza militare in Afghanistan, oggi siamo consapevoli che è il momento di aiutare il Governo a mettere in salvo vite umane. Come scritto al ministero dell'Interno, siamo pronti ad ampliare la rete Sai già presente nei nostri territori per poter accogliere e inserire le famiglie che rientrano nel programma di protezione definito dal Governo del personale civile afghano collaboratore del contingente militare nazionale, la cosiddetta Operazione Aquila".

Il figlio del mullah Omar

Fa sentire la sua voce il mullah Yaqoob, figlio del mullah Omar e capo della potente "commissione militare" dei Talebani. In un messaggio audio il figlio del fondatore del movimento dei Talebani, ordina di non fare irruzione nelle case, "soprattutto a Kabul". Lo riportano al-Jazeera e Tolo News dopo la notizia di un messaggio audio diffuso la scorsa settimana in cui ordinava ai combattenti di rispettare le proprietà nelle aree conquistate. "Siamo arrivati a Kabul - recita l'audio - Nessuno deve entrare nelle case delle persone o prendere i loro mezzi, in nessuna circostanza". Sarebbe "un tradimento del sistema, un tradimento rispetto al sangue dei martiri ed è considerato un furto".

Facebook anti-talebani, Twitter (per ora) no

Facebook ha comunicato di aver bandito dalla piattaforma i talebani e i contenuti a loro sostegno, considerandoli un'organizzazione terroristica. Un portavoce del gruppo di Menlo Park ha inoltre spiegato alla Bbc che un team di esperti afghani è stato incaricato del monitoraggio e della rimozione dei contenuti legati agli insorti afghani. Facebook ha sottolineato che le stesse limitazioni si applicano alle sue controllate Instagram e WhatsApp ma quest'ultima risulta ancora essere utilizzata dai talebani per comunicare.

Per ora invece altre piattaforme online come Twitter e Youtube non seguono la linea di Facebook. Per il momento non è stato fatto nessun annuncio ufficiale da parte di Twitter, dove i portavoce dei talebani hanno postato gli aggiornamenti della loro avanzata verso Kabul. Anche la piattaforma di Jack Dorsey però tradizionalmente non ammette gruppi che promuovono il terrorismo o la violenza contro i civili ma resta alla finestra, nonostante abbia messo
al bando Donald Trump. Idem Youtube, la quale si è limitata a ricordare che per agire la sua piattaforma si basa sulle classificazioni del governo americano.