Kabul, 15 agosto 2021 - In Afghanistan i talebani hanno ormai conquistato Kabul. Controllano già il palazzo presidenziale (la bandiera bianca con la scritta nera sventola sul pennone dell'edificio). I comandanti affermano che a breve sarà annunciata la nascita dell'Emirato islamico dell'Afghanistan. Da Doha, Mohammad Naeem, portavoce dell'ufficio politico dei talebani ha affermato con i giornalisti di Al Jazeera che la guerra "è finita". "Presto" sarà chiaro che tipo di governo ci sarà, ma ha aggiunto che è intenzione dei talebani di dialogare con "personalità afgane". ha anche garantito sicurezza ai cittadini e alle missioni diplomatiche.

All'aeroporto intanto gli stranieri e il personale delle ambasciate stanno partendo. Nelle prime ore dell'attacco si era parlato di sparie confusione: un testimone, citato dalla Bbc, aveva riferito di sulla pista di atterraggio che tentava di prendere uno dei velivoli in partenza: i voli commerciali sono quindi stati sospesi. L'ambasciatore Usa, Ross Wilson, ha già lasciato il Paese, come lo hanno fatto anche un centinaio di italiani a bordo di un aereo dell'aeronautica militare. Domani riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. 

Il capo dello Stato Ashraf Ghani ha da subito accettato di dimettersi, e ha lasciato il Paese: dalla capitale uzbeka Tashkent , dove si trova con la moglie, ha dichiarato di essere partito per evitare "un bagno di sangue". Sembra che non ci sarà un governo di transizione, a differenza di quanto era stato ipotizzato. Oggi gli insorti hanno preso anche le città di Jalalabad e Bamiyan.

Appello del Papa: "Tacciano le armi".

L'orrore delle donne bottino di guerra - di Alessandro Farruggia 

"Rischiamo attentati e tanti profughi" - di Beppe Boni

Sommario

I talebani entrano a Kabul

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La mattinata è cominciata con voci sempre più insistenti di un ingresso dei talebani a Kabul. Cosa avvenuta poi al pomeriggio. Da quanto dichiarato dagli stessi studenti coranici, "la decisione è stata presa per evitare il rischio di furti e rapine in assenza di polizia e altro personale di sicurezza". In precedenza l'ordine era di "attendere alle porte della città, senza entrare". Tuttavia diversi testimoni oculari hanno segnalato sparatorie in diverse aree della capitale. Secondo un tweet della Reuters i comandanti dei ribelli hanno preso il controllo del palazzo presidenziale. La Bbc segnala spari nello scalo della capitale: "L'aeroporto di Kabul sotto tiro", e i funzionari Usa hanno invitato i connazionali a mettersi al riparo.  

Nessun governo di transizione

Il presidente Asrhaf Ghani ha accettato di dimettersi e ha lasciato il Paese. Il suo vice Abdullah Abdullah ha chiesto alla gente di mantenere la calma. Non ci sarà nessun governo di transizione: due funzionari talebani hanno smentito alla Reuters questa ipotesi, formulata dal ministro degli interni Abdul Sattar Mirzakawal. Ma dal Qatar sarebbe partito il leader dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar, che a Kabul dovrebbe assumere l'incarico di guida ad interim del Paese. 

Italia, via all'evacuazione

In corso il piano di evacuazione del personale dell'ambasciata italiana a Kabul e degli altri connazionali presenti in Afghanistan. Oltre a loro, fa sapere noto lo Stato maggiore della Difesa, saranno evacuati tutti i collaboratori afghani del Ministero della Difesa e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Domani mattina è atteso l'atterraggio a Fiumicino del KC767 dell'aeronautica militare con a bordo gli italiani di rientro dall'Afghanistan. Sono circa un centinaio. Di ritorno anche tutti i diplomatici italiani, tranne uno: sarà protetto da alcuni carabinieri e dovrà aiutare i nostri collaboratori afghani nelle pratiche di accoglienza. "In questo momento il volo dell'aeronautica militare con a bordo i nostri connazionali è partito da Kabul", ha confermato alla radio il ministro Luigi Di Maio. Il ministro ha spiegato che "questo è il primo dei voli che nei prossimi giorni continueranno a decollare da Kabul alla volta dell'Italia per rimpatriare connazionali". Ed ha aggiunto: "In Afghanistan rimarrà un presidio diplomatico italiano, così come succede con le altre ambasciate straniere, e seguirà il protocollo di tutti gli altri Paesi del mondo che erano presenti in Afghanistan, nell'aeroporto di Kabul". Infine: "È chiaro che vedremo anche l'evolversi della situazione nelle prossime ore e decideremo come rimodulare il dispositivo nei prossimi mesi".

L'appello del Papa

All'Angelus di Ferrargosto Papa Francesco ha accennato alla situazione dell'Afghanistan lanciando un appello: "Cessi il frastuono delle armi".  Ha detto il pontefice: "Mi unisco all'unanime preoccupazione per la situazione in Afghanistan. Vi chiedo di pregare con me il Dio della pace affinché cessi il frastuono delle armi e le soluzioni possano essere trovate al tavolo del dialogo".

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Caduta anche Jalalabad

Nella notte (ora italiana) era caduta un'altra della città simbolo del martoriato Paese: i talebani infatti sono entrati a Jalalabad. "Ci siamo svegliati questa mattina con le bandiere bianche dei talebani in tutta la città. Sono entrati senza combattere", ha detto la fonte. La conquista di Jalalabad ha un'importanza strategica: la sua conquista infatti consente ai talebani il controllo delle arterie stradali che collegano l'Afghanistan al Pakistan. Con quest'ultima conquista salgono a 26 i capoluoghi in mano agli insorti.

Presa la città dei Buddha

Il portavoce dei talebani ha annunciato che anche Bamiyan è caduta: la città e la sua valle sono famose per i Buddha distrutti proprio dai talebani esattamente 20 anni fa, nel 2001.

Perché gli Usa hanno lasciato il Paese

 Gli stranieri se ne vanno

Un elicottero americano in azione a Kabul (Ansa)

Gli Usa hanno cominciato il ritiro del personale dell'ambasciata con gli elicotteri militari. L'ambasciatore Ross Wilson ha già lasciato il Paese. Stessa cosa anche per altri Paesi Ue. Non è invece prevista l'evacuazione dell'ambasciata della Russia. La bandiera a stelle e strisce degli Stati Uniti che sventolava sull'ambasciata di Kabul è stata rimossa, un gesto simbolico che segna la fine dell'evacuazione della sede diplomatica nella capitale afghana.