Ashraf  Ghani (Ansa)
Ashraf Ghani (Ansa)

Roma, 18 agosto 2021 - Ashraf Ghani, il presidente afgano sostenuto dagli Usa e riconosciuto dalla comunità internazionale, fuggito da Kabul nei giorni scorsi di fronte all'avanzata dei Talebani, ha lasciato il Paese portando con sé l'equivalente di 169 milioni di dollari sottratti alle casse dello Stato. Lo ha sostenuto l'ambasciatore dell'Afghanistan in Tagikistan, Mohammad Zahir Aghbar, citato da Dushanbe da vari media internazionali tra cui la Bbc. Il diplomatico ha accusato Ghani - che ha confermato oggi stesso di essere riparato con la famiglia ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti - d'aver compiuto un atto di "tradimento della patria".

Ma, in un discorso alla nazione in serata, dal presidente arriva la smentita. Ghani ha spiegato di aver dovuto lasciare l'Afghanistan perché costretto dai suoi servizi di sicurezza, lasciando dietro di sé i suoi principali beni e "documenti riservati". L'ex capo di stato - citato da Al Jazeera - ha affermato che dice il falso chi lo accusa di essere fuggito con "valigie di denaro", affermando che fa tutto parte di un piano per "diffamare la mia persona". E ha poi ribadito che ha dovuto lasciare il Paese perché "se fossi rimasto, avrei assistito a spargimenti di sangue a Kabul".

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La figlia artista a New York

Il New York Post ha rivelato che la figlia del presidente afghano ora in asilio, Mariam Ghani, vive a New York e fa l'artista. Il giornale ha tentato di intervistare la 42enne raggiungendola nel suo loft a Brooklyn, nel quartiere di Clinton Hill, ma lei non ha voluto rispondere ad alcuna domanda. In un post su Instagram dello scorso lunedì, Mariam ha affermato di essere "arrabbiata, in lutto e terribilmente spaventata per la famiglia, gli amici e i colleghi rimasti in Afghanistan", aggiungendo che sta "lavorando febbrilmente per fare tutto ciò che può per loro".

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Non è chiaro se Mariam abbia sentito suo padre o sappia dove si trova: non ha neppure commentato le sue recenti mosse, ma in un'intervista al New York Times nel 2015 disse di lui che "è sempre stato una persona straordinaria". Prima di tornare in Afghanistan nel 2001 Ashraf Ghani (che ha ottenuto un dottorato alla Columbia University di New York), ha lavorato presso le Nazioni Unite e la Banca mondiale.

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Lui e sua moglie, la libanese Rula Ghani, hanno cresciuto i due figli Mariam (nata a Brooklyn) e Tarek nel Maryland, quando Ashraf insegnava alla Johns Hopkins University. Mariam ha frequentato la New York University e la School of Visual Arts e i suoi lavori sono stati esposti in alcuni dei musei più famosi del mondo, tra cui il Guggenheim e il MOMA di New York e la Tate Modern di Londra. Nel 2018 è entrata a far parte del Bennington College nel Vermont. E il suo primo documentario, 'What We Left Unfinished', su cinque film che furono iniziati e poi abbandonati durante l'era comunista in Afghanistan, è ora in programmazione in alcuni cinema.