Roma, 31 agosto 2021 - Nel giorno annunciato della fine di 20 anni di missioni Usa e Nato in Afghanistan, e con l'ultimo soldato americano che con 24 ore d'anticipo ha lasciato Kabul, interviene con un nuovo discorso alla nazione il presidente Joe Biden. Un intervento atteso che secondo le anticipazioni spiega "le difficili decisioni prese negli ultimi sette mesi per mettere fine al conflitto", ha detto portavoce Jen Psaki, e annuncia "l'apertura di un nuovo capitolo". Ma dovrebbe dare anche una risposta al fuoco incrociato, sia internazionale sia interno americano, che dalla riconquista del potere dei talebani e dopo la ripresa del terrorismo dell'Isis a Kabul, preme contro l'amministrazione Usa.

Intanto Washington ha spostato la sua ambasciata afghana a Doha, in Qatar, e il segretario di stato Antony Blinken si è detto disponibile a lavorare con i talebani "se manterranno gli impegni". Mentre oggi è tornata a farsi sentire anche Al Qaida congratulandosi con i talebani per la "vittoria" contro gli Usa. "È una lezione e un esempio per tutti i jihadisti", si legge nel comunicato in inglese e arabo riportato dal Site, il sito che monitora l'estremismo islamico. Il gruppo terroristico invita inoltre "le masse" a "liberarsi dall'egemonia americana-occidentale".

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Il discorso di Biden

"Sono finiti i 20 anni della guerra più lunga della nostra storia", ha detto il presidente Biden intervendo dalla Casa Bianca. E l'operazione di evacuazione da Kabul è stata "uno straordinario successo", un'operazione che il presidente Usa ha definito "una missione di compassione". "Mi prendo la responsabilità per tutte le decisioni prese - ha detto Biden -. Non volevo continuare questa guerra per sempre".

"Ho autorizzato che ci fossero 6mila soldati americani per mettere in sicurezza l'aeroporto a Kabul, eravamo pronti a qualsiasi evenienza. Già dallo scorso marzo avevamo avuto avvertimenti dai talebani. La nostra operazione ci ha permesso di far volare fuori dal Paese 6mila americani e migliaia di persone che non volevano rimanere, interpreti e altri. Oggi 100-200 americani sono rimasti in Afghanistan, persone in possesso di doppia cittadinanza che inizialmente volevano rimanere. Non c'è nessuna scadenza: noi siamo impegnati a farli uscire, se loro lo vogliono".

"Il governo e l'esercito afghano, addestrato dagli Usa e dalla Nato, non hanno resistito. La valutazione sulle loro capacità non è stata accurata. I talebani si sono impegnati pubblicamente nel concedere corridoi umanitari ai lavoratori, anche a chi ha collaborato con l'Occidente. Noi non ci fidiamo di loro ma ci fidiamo delle loro azioni, e abbiamo molte cose per convincerli a rispettare l'accordo. Abbiamo una enorme leva sui talebani, come l'accesso al mercato globale".

"La scelta era tra lasciare l'Afghanistan o prolungare questa guerra. Il mio predecessore il 1 maggio scorso ha firmato un accordo con i talebani, il 31 agosto non era un data arbitraria: ci era stato assicurato che se avessimo lasciato l'Afghanistan i talebani non avrebbero toccato le forze Usa, se non avessimo rispettato questa data qualcosa sarebbe successo. Di fronte all'avanzata dei talebani avevano due scelte: o seguire gli accordi fatti dal mio predecessore Donald Trump o inviare altre migliaia di soldati in una escalation della guerra".

"Diranno che avremmo dovuto iniziare prima l'evacuazione, ma non sono d'accordo. Se avessimo evacuato durante una guerra civile, sarebbe stata una missione molto più difficile. Non c'è un'evacuazione possibile dalla fine di una guerra, non c'è un altro modo. A chi dice che dovevamo continuare come stavamo facendo dico che tutto era cambiato. Il mio predecessore aveva preso accordi, e c'era una scadenza, il 1 maggio. I talebani stavano arrivando, e potevamo o rispettare l'accordo o inviare altri soldati e continuare con la guerra: l'obiettivo della missione era stato raggiunto. L'interesse nazionale per me è che l'Afghanistan non sia più un porto sicuro per lanciare attacchi
contro gli Usa".

"Era ora di finire questa guerra. C'è un mondo nuovo e dobbiamo difendere gli Usa da nuove minacce. La nostra strategia deve cambiare. Non avevamo bisogno di continuare una guerra di terra. Il mio fondamentale obbligo da
presidente è difendere l'America non da minacce del 2001, ma da quelle di oggi e di domani. Questo è il principio guida dietro la mia scelta".

"Ai militanti dell'Isis Khorasan e a tutti i terroristi dico: con voi non abbiamo ancora finito.  Gli Stati Uniti non dimenticheranno, non perdoneranno, vi inseguiremo fino agli inferi e pagherete il vostro prezzo. Come comandante in capo la nostra strategia sarà precisa e mirata. Le minacce terroristiche continuano, la loro natura è cambiata e la nostra strategia deve cambiare: non dobbiamo lottare sul posto, possiamo combattere senza soldati sul posto o con pochi soldati sul posto"

"Era ora di finire questa guerra. Il mondo è cambiato, siamo in competizione continua con la Cina, siamo in sfida con la Russia, e non c'è cosa che loro vorrebbero di più del fatto che noi restassimo impantanati in Afghanistan per altri 10 anni. Le minacce oggi sono in Somalia, gli affiliati ad Al Qaeda, l'Isis in Siria e in Iraq, e in Africa. Mi rifiuto di continuare una guerra che non rispondeva più ad un interesse nazionale vitale".

"Sono il quarto presidente a fronteggiare questa situazione: avevo preso un impegno con gli americani, quello di finire questa guerra, e sono orgoglioso di aver rispettato la promessa, dopo più di 2 mila miliardi di dollari, 300 milioni di dollari spesi al giorno per due decenni. Mi sono rifiutato di avviare un altro decennio di guerra, siamo da troppo tempo in guerra. Se avete vent'anni non avete conosciuto un periodo di pace". Biden ha ricordato gli oltre 2.400 militari americani morti in Afghanistan, la pena delle famiglie, ma anche sottolineato come la guerra continui a fare vittime anche dopo, con la media degli 18 suicidi al giorno, tra veterani e soldati, che si registrano negli Stati Uniti.

"È arrivato il momento di guardare al futuro, non al passato. A un futuro che deve essere più sicuro. Questa è la decisione giusta, la decisione più saggia per l'America. Ho onorato l'impegno di mettere fine alla guerra. Mi rifiuto di continuare una guerra che non è più nell'interesse della nostra gente. Siamo stati in guerra troppo a lungo".