Kabul, 25 agosto 2021 - Nel caos degli ultimi giorni di evacuazione dall'Afghanistan, arriva l'allarme umanitario delle Nazioni Unite: quasi il 60% degli afghani sfollati sono bambini. Dall'inizio di maggio più di 400mila persone sono state registrate come nuovi sfollati a causa dell'intensificarsi dei combattimenti, quando in totale nel 2021 sono state sfollate quasi 550mila persone. "I talebani girano casa per casa di chi lavora con Nato e Aisa", racconta uno dei rifugiati afghani - un padre di famiglia - in quarantena nella base dell'Esercito a Colle Isarco, in Alto Adige. Intanto cresce il numero delle persone picchiate dai talebani mentre tentano di raggiungere l'aeroporto di Kabul nella speranza di poter lasciare l'Afghanistan. Secondo fonti della Difesa britannica che hanno parlato con la Bbc, inoltre, la minaccia terroristica resta alta con "un rischio reale di un attacco" nello scalo. In particolare preoccupano le minacce poste dalla branca afghana dell'Isis. E le storie che raccontano la violenza dei talebani non si contano più.

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"Ci siamo sentiti gettati di fronte ai lupi"

Tra queste Ahmed (nome di fantasia) consegna al Cisda - Coordinamento italiano sostegno donne afgane onlus - la testimonianza dell'orrore subito. La sua famiglia aveva diritto ad accedere a uno dei voli, ma a causa della calca non ce l'ha fatta.
"All'aeroporto ci siamo sentiti come gettati di fronte ai lupi e ognuno faceva del suo meglio per sopravvivere. Ma siamo esseri umani, nessuno dovrebbe combattere contro gli altri e calpestare donne e bambini. Vogliamo un'evacuazione dignitosa! So che più a lungo resteremo a Kabul, più sarà pericolosa la situazione che dovremo affrontare, ma, vedendo la mia famiglia traumatizzata e rischiando di perdere i miei figli nel caos, dopo più di 20 ore di attesa non abbiamo potuto fare altro che tornare a casa", dice.

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"Non so quando busseranno alla mia porta"

"Forse abbiamo i giorni contati - continua l'uomo - e non so quando busseranno alla nostra porta". La situazione, fuori dai cancelli dell'aeroporto di Kabul, è da incubo. "Molti avevano aspettato per giorni fuori dall'aeroporto. Abbiamo cercato continuamente di avvicinarci al cancello, ma persino spostarci di un centimetro era difficile. Tutti stavano cercando di fuggire dal Paese".  

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"I miei figli picchiati senza pietà"

Le violenze non risparmiano nessuno. "Come padre, è stato il momento più difficile - dice l'uomo - perché stavo facendo del mio meglio per portarli al sicuro verso un futuro migliore, ma assistevo alla loro paura mentre venivamo picchiati senza pietà. I miei figli non avevano mai visto i talebani, ma ora hanno sperimentato la loro brutalità. Mi sentivo impotente, perché non potevo proteggerli mentre venivano picchiati. Ho dovuto supplicare i talebani di risparmiare almeno i bambini. I proiettili sono stati sparati indiscriminatamente e chiunque avrebbe potuto essere colpito. Non riuscivo a trattenere le lacrime, perché non avevo mai immaginato che i miei figli e la mia famiglia avrebbero vissuto l'umiliazione che avevo vissuto io 25 anni fa".

"Abbiamo attraversato l'inferno"

"Mia moglie, laureata in legge e attivista, è stata picchiata sulla testa e si è sentita umiliata anche nell'animo. Mia figlia e mio figlio mi stringevano forte le mani. Piangevano, mi dicevano che saremmo stati uccisi e mi chiedevano di tornare a casa. Il mio bambino non riusciva a respirare per la paura. Mia figlia non urlava più. Le uscivano solo lacrime che le rigavano le guance", spiega Ahmed.  "La mia famiglia ha attraversato l'inferno; inferno non è nemmeno la parola giusta. Volevo portarli lontano dal pericolo, invece li ho messi in pericolo e ora sono traumatizzati", dice.  "Da quando abbiamo lasciato l'aeroporto, la mia famiglia è così spaventata. I miei bambini temono che i talebani bussino alla porta, ci portino via e ci uccidano. Sto cercando di consolarli, ma le nostre vite sono a rischio e non so quali saranno le conseguenze, dopo che i talebani hanno visto che abbiamo tentato di imbarcarci e poi siamo tornati a casa".