Il presidente Joe Biden firma i primi ordini esecutivi (Ansa)
Il presidente Joe Biden firma i primi ordini esecutivi (Ansa)

Roma, 22 gennaio 2021 - Conta la sostanza, ma anche il simbolismo. Ecco perchè Joe Biden, il 46° presidente americano, ha scelto di firmare esattamente nel primo giorno del suo insediamento una serie di ordini esecutivi che avviano la inversione a U, e di fatto la cancellazione, della poltica anti-ambientale condotta da Donald Trump nella sua presidenza. E' una decisione che avrà notevoli effetti sia sull'America che sul mondo perchè consentitirà di raggiungere obiettivi ambientali globali ed accelerare la transizione ecologica. Il messaggio al mondo è: con me l'ambiente diventa una priorità della presidenza e quindi dell'America. E come tale è stato recepito.

Rientro nell'accordo di Parigi

Il primo e più importante dei diciassette ordini esecutivi firmati da Biden nell'Inauguation Day  è quello che stabilisce il rientro negli accordi sul clima di Parigi, che furono firmati nel 2015 e dai quali Trump si chiamò clamorosamente fuori. Gli Stati Uniti rientreranno tra meno di un mese, il 19 febbraio, ovvero 107 giorni dopo l'entrata in vigore del ritiro formale. Quindi ampiamente in tempo per i lavori preparatori della conferenza sul clima di Glasgow (COP26) che si terrà al 1 al 12 novembre di quest'anno e nella quale, ha informato una nota del nuovo presidente, "gli Stati Uniti intendono esercitare la loro leadership".  Come era tradizione fino all'era Trump. 

Gi accordi sul clima di Parigi prevedono che i firmatari faranno ogni sforzo per contenere l'aumento della temeratura globale entro 2 gradi dall'epoca preindustriale, cercando di restare, se possibile, entro il target ottimale dei +1.5 gradi. Questo ultimo obiettivo è ormai irraggiungibile, considerando che la temperatura media del Pianeta è già aumentata di 1.2 gradi, ma i 2 gradi sono ancora un target realistico se ci sarà la partecipazione piena del secondo emetitore mondiale di gas serra, gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti presenteranno a Glasgow il loro nuovo obiettivi di riduzone al 2030 e quello di medio periodo al 2050. Questo significhè la chiusura di un gran numero di centrali a carbone - che emettono molta Co2 - e un investimento deciso sulle rinnovabili, la mobilità elettrica,  l'interconnessione delle reti e lo stoccaggio dell'energia, oltre che nel rispamio energetico. Un cambio di paradigma totale per il paese più energivoro del mondo. Proprio l'esempio degli Stati Uniti probabilmente consentirà a Cina (di gran lunga i primo emettitore mondiale di gas serra) e India di presentare obietivi di riduzione sfidanti, e rafforzerà lì'impegno dell'Unione Europea (che vale circa il 10% delle emissioni globali di Co2), che con il Green New Deal si è mossa in anticipo su questo fronte.  Anche per l'Italia questo significa che le poltiche "green" troveranno una nuova sponda e diventerano quasi inevitabili. Per l'industria del petrolio - che si troverà stretta da regole sempre più stringenti e da un progessivo spostamento del mix energetico - questo pone con urgenza la necessità di un riconversione che parta subito e si completi in nel giro di un paio di decenni, e non parte in maniera massicia solo dopo il 2050.

Addio a trivellazione nell'Artico, stop a nuovi oleodotti e alt alla deregulation

Con gli altri ordini esecutivi "ambientali" Biden ha iniziato l'inversione globale delle politiche ambientali dell'amministrazione Trump. ASi va dalla revoca dell'autorizzazione per il gasdotto Keystone XL al il blocco del rollback alle norme sulle emissioni dei veicoli. dall'annullamento delle decisioni di ridurre drasticamente le dimensioni di diversi parchi/monumenti nazionali all'applicazione di una moratoria temporanea sui contratti di ricerca di petrolio e gas naturale nell'Arctic National Wildlife Refuge e al rirpristino del gruppo di lavoro sui costi sociali dei gas serra. L'obiettivo è invertire quattro anni di deregolamentazione e politica anti-scientifica condotta dall'amministrazione, dal Congresso e dall'EPA (l'agenzia governatia ambientale americana) nell'era di Trump - a partire dalla revisione della normatica restrittiva voluta da Obama per le centrali a carbone -  fino a cancellare le politiche anti-ambientali di Trump, che nella sua presidenza ha completato la revisione/smantellamento di ben 98 norme ambientali, mentre per altre 14 il prcesso è ancora in corso.

Significativo è lo stop alle trivellazioni nel delicato ecosistama artico, ma anche il ripristino di normative più severe per le emisioni degli autoveicoli che apre spazi commerciali notevoli ai produttori più eco-efficienti). Importante anche simbolicamente lo stop alll'oleodotto Keystone XL, che avrebbe dovuto trasportare il greggio estratto - con grande impatto ambientale - dalle sabbie bituminose dell'Alberta, in Canada, fino alle raffinerie sul Golfo del Messico. Nel 2015 il presidente Obama aveva negato al progetto il via libera, ma Trump l'aveva concesso due anni dopo. Adesso - con soli pochi chilometri costruiti sul suolo americano - tutto verrà bloccato. Con effetto trascinamento sull'industria petrolifera e sostanziale blocco dell'estrazione da sabbie bituminose (molto impattante ambientalmente) e forse anche ridiscussione del cosiddetto "fracking" (la fratturazuone idraulica effettuata per forzare l'estrazione di idrocarburi), assolutamente vietata in larga parte dell'Europa, ma molto diffusa negli Stati Uniti anche grazie alle poltiche "pro oil" di Trump.