{{IMG_SX}}Washington, 18 aprile 2008  - "La promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza". Lo ha affermato Benedetto XVI nel suo discorso all'Onu, ricordando che "le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignità umana viene violata impunemente, divengono facile preda del richiamo alla violenza e possono diventare in prima persona violatrici della pace".

 

"La vita della comunità, a livello sia interno che internazionale, mostra chiaramente - ha spiegato - come il rispetto dei diritti e le garanzie che ne conseguono siano misure del bene comune che servono a valutare il rapporto fra giustizia ed ingiustizia, sviluppo e povertà, sicurezza e conflitto".

 

Per il Papa, tuttavia, il dovere del rispetto dei diritti non discende da un semplice calcolo di convenienza ma necessita di un cambiamento profondo: "il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare - ha osservato - semplicemente con l'applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. Il merito della Dichiarazione Universale è di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti". Secondo il Pontefice, "oggi occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l'intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari".

 

LA VISITA IN SINAGOGA

"Rispetto e stima" e un richiamo alla "nostra comune eredità spirituale" sono stati espressi questo pomeriggio da Benedetto XVI agli ebrei di New York, che rappresentano la più grande comunità ebraica fuori di Israele. Il Pontefice si è recato nella sinagoga di Park East, dove è stato accolto dal rabbino Schneier e dagli altri rappresentanti dell'ebraismo newyorkese, che gli hanno donato i tradizionali fiori di primavera, mentre i bambini intonavano un canto di pace. Davanti a questi segni di amicizia il Papa tedesco si è commosso.

 

"Trovo toccante - ha confidato - il pensiero che Gesù da ragazzo ascoltò le parole della Scrittura e pregò in un luogo come questo". Con la sua visita il Papa ha voluto rendere omaggio, come ha spiegato egli stesso, al "valido contributo offerto dalla comunità ebraica alla vita della città" e incoraggiare tutti a "continuare a costruire ponti di amicizia con tutti i molti e diversi gruppi etnici e religiosi che vivono vicino a voi".

 

Il Papa ha tenuto anche a sottolineare la circostaza che la sua visita di oggi, la seconda da lui compiuta in una sinagoga dopo quella a Colonia nel 2005. "Vi assicuro in modo speciale - ha continuato Ratzinger - la mia vicinanza in questo tempo, in cui vi preparate a celebrare le grandi gesta dell'Onnipotente e a cantare le lodi di Lui che ha operato tali prodigi per il suo popolo. Cari amici - ha poi aggiunto - estendo uno speciale saluto di pace alla comunità ebraica degli Stati Uniti e di tutto il mondo mentre vi preparate a celebrare la festività annuale della Pesah cioè mentre fate memoria dei segni e dei prodigi che Dio ha operato per liberare il suo popolo eletto".

 

Al termine della visita di Papa Ratzinger nella Park East Synagogue, una donna ebraica, al momento dei saluti, si e' avvicinata a Benedetto XVI e gli ha baciato la mano.