{{IMG_SX}}Nuova Delhi 18 marzo 2008 - Asianews testimonia l'orrore dei massacri in Tibet con immagini cruente. Ecco cosa riporta il sito in italiano: "Negata da Pechino, la violenta repressione dei manifestanti e dei monaci tibetani viene illustrata da una serie di foto particolarmente violente, inviate dalla dissidenza tibetana in occidente. Si tratta di immagini particolarmente crude, inviate dal monastero di Kirti al Free Tibet Campaign".

"Le foto sono state scattate il 16 marzo scorso nella provincia tibetana autonoma di Amdo, che attualmente fa parte della provincia settentrionale cinese del Sichuan. Secondo il Free Tibet Campaign, il massacro è iniziato dopo che i religiosi del monastero di Kirti hanno inneggiato al “Tibet libero” ed al Dalai Lama. Ai monaci si sono aggiunte 400 religiose buddiste e gli studenti della scuola media tibetana locale".

"La polizia cinese, che controllava a vista il monastero sin dall’inizio delle proteste (il 10 marzo scorso), ha aperto il fuoco contro la folla. Secondo i dati del governo tibetano in esilio, circa 20mila tibetani del Sichuan hanno protestato in segno di solidarietà con i monaci tibetani. Delle 20 vittime accertate della repressione, 9 sono state identificate: fra questi, ragazzi di 15 e 17 anni".

 

 

PRONTO A LASCIARE

 Il Dalai Lama, leader spirituale dei tibetani, è pronto a lasciare il suo ruolo di guida se le violenze in Tibet andranno fuori controllo.

L'indipendenza del Tibet è "fuori questione": lo ha puntualizzato il Dalai Lama, replicando alle accuse mossegli al riguardo dalla Cina, nel corso di una conferenza stampa a Dharamsala, cittadina nello Stato settentrionale indiano dell'Hichamal Pradesh dove vive in esilo dal 1959. Il leader spirituale dei buddhisti tibetani si è offerto di dimettersi qualora precipitasse la situazione nella sua terra, dove ha invitato tibetani e cinesi a continuare a convivere pacificamente "fianco a fianco".

 

DALAI LAMA: NON POSSO INTERVENIRE SU CIO' CHE SUCCEDE

 

Il Dalai Lama afferma di non poter intervenire in alcun modo sulle violenze che hanno scosso il Tibet e ha minacciato di dimettersi dalla carica di leader politico e capo di Stato, ma dal ruolo spirituale di Dalai Lama (ha poi precisato), se la situazione peggiorerà. Il premio Nobel per la Pace ha anche chiesto a tibetani e cinesi a vivere "fianco a fianco" e ha detto che la questione dell'indipendenza del Tibet "non è all'ordine del giorno". Il Dalai Lama ha parlato oggi ai giornalisti da Dharmsala, nel nord dell'India.


"Non commettete violenze, non è giusto. La violenza è contraria alla natura umana, è quasi un suicidio. Anche se un migliaio di tibetani sacrificassero la loro vita, non cambierebbe nulla", ha detto. "Se le passioni delle due parti si placheranno, potremo lavorare", ha aggiunto.


Il Dalai Lama ha rinunciato a rivendicare l'indipendenza del Tibet e ha adottato l'approccio della "via di mezzo", che consiste nel reclamare una semplice autonomia culturale per il suo paese natale.

 

 

DALAI LAMA: STOP ALLA MARCIA DALL'INDIA, A COSA SERVE?

 

Il Dalai Lama ha chiesto ai tibetani in esilio impegnati in un una marcia dall'India verso il Tibet di sospendere la loro manifestazione. "Otterrete l'indipendenza? A cosa serve?", ha detto. La marcia è partita da Darmanshala, nel nord dell'India, lunedì 10 marzo in occasione dell'anniversario della rivolta tibetana del 1959 contro l'occupazione cinese. Giunti a Javalamukti, nel distretto di Kangra, un centinaio di manifestanti sono stati arrestati e dovranno scontare due settimane in carcere per aver "minacciato la tranquillità e la pace della regione".

 

Se avessero firmato un foglio in cui rinunciavano a qualsiasi attività politica, anche in futuro, sarebbero stati rilasciati subito. Lo scopo dei 'marciatori' è quello di raggiungere il Tibet in agosto, quando inizieranno le attese Olimpiadi di Pechino a cui la Cina tiene in modo particolare per rilanciare all'esterno la sua immagine di paese moderno. Ma il Dalai Lama, somma guida spirituale dei tibetani, ha espresso la massima disapprovazione per le manifestazioni, soprattutto quelle violente verificatesi a Lhasa, in Tibet, chiedendo ai tibetani un passo indietro perché se le violenze degenereranno si dimetterà dal suo ruolo di capo di Stato. Ha poi invitato tutti riaprire il dialogo e a vivere "fianco a fianco".

 

 

PREMIER CINESE ACCUSA IL DALAI LAMA

Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha dichiarato oggi che le violenze che agitano il Tibet da quattro giorni hanno causato pesanti perdite umane ed economiche e punta il dito sulla responsabilità dei sostenitori del Dalai Lama.


La protesta dei tibetani, la più dura contro il potere di Pechino da circa due decenni, è stata duramente repressa dalla polizia cinese che ha fornito un bilancio di 16 morti e di decine di feriti. Il governo tibetano in esilio parla invece di oltre 80 morti.

Wen Jiabao ha detto in occasione di una conferenza stampa che le autorità cinesi hanno agito con la più grande moderazione di fronte ai manifestanti, desiderose di rassicurare la comunità internazionale a soltanto cinque mesi dai Giochi Olimpici di Pechino sui quali pendono minacce di boicottaggio.

A questo propostito, il primo ministro cinese ha accusato i tibetani di vole sabotare gli sforzi di Pechino nell'organizzare l'evento sportivo planetario.

 

TIBETANI VOGLIONO MINARE I GIOCHI

 

Il premier cinese Wen Jiabao ritiene che i manifestanti tibetani vogliamo minare i Giochi Olimpici.
Intervenendo davanti al Parlamento, Wen ha dichiarato che le proteste vanno contro il desiderio del popolo cinese di tenere Giochi Olimpici di successo il prossimo mese di agosto.

"I Giochi di Pechino saranno un importante raduno per le persone di tutto il mondo - ha detto Wen - dobbiamo rispettare i principi olimpici e la carta olimpica e non politicizzare i Giochi". Wen ha quindi definito le Olimpiadi "un sogno condiviso da persone di diverse generazioni in questo Paese".

Ieri, i ministri per lo Sport dell'Unione Europea e gli Stati Uniti si sono detti contrari al boicottaggio dei Giochi, invocato da più parti di fronte alla repressione cinese delle proteste dei tibetani. La Cina ha investito 40 miliardi di dollari (25,4 miliardi di euro) per costruire le infrastrutture dei Giochi che si terranno dall'8 al 24 agosto.

 

 

I GIORNALISTI POTRANNO ENTRARE NEL PAESE

 

Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha detto oggi che i giornalisti stranieri potranno recarsi in Tibet "per costatare la situazione" dopo le proteste, ma non ha specificato quando.

"Studieremo la possibilità per i media stranieri di recarsi sul posto per costatare la situazione" ha detto il premier senza dare altre precisazioni.

Il Tibet è talvolta accessibile ai giornalisti stranieri con un permesso speciale. Dall'inizio delle manifestazioni, una settimana fa, c'è il divieto di accesso nel paese.