{{IMG_SX}}Pechino, 16 marzo 2008 - In Tibet è in atto «un genocidio culturale». Parla il leader spirituale in esilio dei tibetani, il Dalai Lama, e usa parole molto forti per condannare le violenze in atto in queste ore a Lhasa.
Il Dalai Lama ha chiesto un'inchiesta internazionale per appurare cosa sia realmente accaduto. Secondo il Premio Nobel per la Pace, nella regione himalayana è in atto «una discriminazione sistematica» e «i tibetani nella propria terra sono trattati da cittadini di seconda classe»

 

Secondo il carismatico leader, che ha parlato ai giornalisti dal suo esilio indiano di Dharamsala, Pechino mette in atto «un governo del terrore». «Per favore», è il suo appello, «fate un'inchiesta se possibile... Una qualche organizzazione internazionale può tentare di indagare su quale sia la situazione in Tibet». «Che la Cina lo ammetta o meno, il Tibet si trova ad affrontare un grave problema». «(Il governo cinese) conta semplicemente sull'uso della forza per simulare la pace, una pace imposta con la forza usando il governo del terrore». 
 

NO AL BOICOTTAGGIO DELLE OLIMPIADI

 

Il Dalai Lama non chiede il boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino, nonostante le violenze avvenute negli ultimi giorni a Lhasa e la repressione delle autorità cinesi. Il leader religioso - che oggi ha tenuto conferenza stampa nella località indiana di Dharmsala, dove vive in esilio - si è rifiutato di invocare il boicottaggio delle prossime Olimpiadi.

 

Intanto duecento veicoli da trasporto truppe sono entrati a Lhasa, capitale tibetana, dove le autorità cinesi hanno imposto il coprifuoco: lo ha reso noto la televisione di Hong Kong, precisando che ogni mezzo può trasportare dai 40 ai 60 militari.

 

Secondo l'agenzia di Stato Xinhua i morti nei disordini scoppiati ieri sono almeno 10: fonti del governo tibetano in esilio in India ha confermato che sono 80 i morti negli scontri fra monaci e forze di sicurezza cinesi.

 

DILAGA LA PROTESTA

 

In tutta Europa migliaia di persone hanno manifestato contro la violenta repressione cinese delle dimostrazioni di protesta in Tibet che finora hanno causato almeno 80 morti. In Olanda è stata presa d'assalto l'ambasciata cinese all'Aja da circa 400 persone. I manifestanti sono riusciti ad abbattere parte della cancellata che circonda la sede della delegazione e a strappare la bandiera cinese, sostituendola con quella tibetana, prima che la polizia olandese arrestasse tre uomini riuscita a penetrare nella sede. In Svizzera a Zurigo la polizia ha fatto ricorso all'uso di gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere un gruppetto di 20 e 50 manifestanti che avevano lanciato pietre contro il consolato cinese. La la maggioranza dei dimostranti, circa 700, ha manifestato pacificamente. A Parigi 500 persone portando bandiere tibetane e candele ha marciato intorno all'ambasciata cinese nella capitale francese. Lo stesso è successo a Roma, dove 250 persone hanno sfilato davanti la legazione di Pechino stendendosi a terra per un minuto, e a Bruxelles. Qui i manifestanti erano 300 e brandivano cartelli inneggianti alla «fine del massacro del popolo tibetano»

 

SI ALLARGA IL FRONTE DEL BOICOTTAGGIO

 

La Padania sarebbe pronta a ''boicottare le Olimpiadi di Pechino''. Lo sostiene Umberto Bossi, leader della Lega, il quale ha accennato alla crisi in Tibet durante un comizio stasera a Vicenza. ''Se fosse per la Padania - ha detto Bossi - le Olimpiadi di Pechino sarebbero da boicottare''. ''Ma - ha aggiunto - non posso parlare per l'Italia''.

''Noi ci auguriamo, anche se non abbiamo tanta speranza, data la poverta' delle classi politiche in occidente, che le Olimpiadi di Pechino vengano boicottate dai popoli civili''. E' l'auspicio espresso oggi dal vescovo di San Marino e Montefeltro mons. Luigi Negri, al termine della celebrazione eucaristica per la Domenica delle Palme nella cattedrale di Pennabilli. Il presule ha ricordato i ''singolari legami di amicizia'' con il popolo del Tibet per ''la grande testimonianza data quattro secoli fa da uno dei piu' illustri cittadini di Pennabilli, Francesco Orazio Olivieri della Penna, che e' stato missionario cappuccino e ha creato una piccola e vivace comunita' cattolica che solo l'invasione comunista ha irreversibilmente distrutto''. ''Il Dalai Lama - ha raccontato mons. Negri - mi ha confidato piu' volte che due posti ha nel cuore in Italia: la Sede di Pietro e la Chiesa di Pennabilli''. Per il vescovo di San Marino e Montefeltro il popolo tibetano e' ''straordinariamente colto e pacifico'' e ''sottoposto da decenni ad una dominazione da una potenza che non aveva nessun diritto di occupare il Tibet e che lo occupa e lo impoverisce in dispregio delle norme del diritto internazionale''. ''Le Olimpiadi di Pechino - ha aggiunto - grondano sangue''.